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I LAVORI IN APIARIO
Febbraio 2009

Tutti gli anni le attività dell’apicoltore sono diverse, l’andamento climatico che cambia in continuazione rende difficoltoso stilare un programma ripetibile nel tempo. Il periodo freddo e piovoso che ormai ci accompagna da un anno non è certo stato un toccasana per le api, scarse produzioni, varroa alle stelle e ora base temperature che oltre a ostacolarci nella prima visita di fine inverno limitano la motilità delle api anche all’interno dell’alveare e con essa la possibilità di reperire le scorte per nutrirsi. Molti apicoltori hanno avuto brutte sorprese nella prima visita di fine inverno, il motivo principale è la solita varroa, l’invernamento di famiglie anche se popolose ma con api che allo stadio preimmaginale avevano subito la parassitizzazione dell’acaro e che poi non sono state in grado di superare con efficienza l’inverno e ora ci si ritrova cassette con un pugno di api incapaci di dare l’avvio alla stagione apistica, personalmente ho visitato alcuni apiari che probabilmente per la troppa fiducia data ai trattamenti effettuati presentano grossi danni da varroa, ennesimo esempio che con la varroa non c’è da stare tranquilli. Chi è riuscito a contenere in modo opportuno la varroa ora si gode le proprie api che, nei rari momenti in cui la temperatura lo consente, escono ad effettuare i voli di purificazione.
Se non avete ancora verificato la presenza delle api mediante l’osservazione del volo è possibile constatare se ci sono oppure no battendo con le nocche sull’arnia e sentendo la risposta che sarà un ronzio breve se è presente la regina mentre più lungo se la famiglia è orfana.
In questo periodo in valle è iniziata la deposizione così compaiono le prime piccole ma fondamentali macchiette di covata, da questo momento si incrementano notevolmente i consumi di scorte perché la presenza della covata significa che il “termostato” dell’alveare è stato alzato e di conseguenza è necessario consumare più “carburante”, cioè miele. In gennaio e febbraio le api corrono il grosso rischio di morire per mancanza di alimento, è particolarmente avvilente per l’apicoltore trovare famiglie morte per mancanza di alimento quando si è fatto di tutto per salvarle da pericoli ben più gravi. La verifica della presenza di scorte può essere fatta in modo approssimativo soppesando un alveare, ci si accorge immediatamente se è leggero o pesante, mentre per diagnosi più precise è necessario visitare le famiglie. Non è comunque sufficiente che l’alveare sia pesante per garantire l’autosufficienza alimentare alle famiglie, infatti se fa particolarmente freddo, come quest’anno, le api non si spostano per andare a prendere il miele nei telaini più lontani. Per le famiglie in cui ritenete ci sia una quantità di scorte insufficiente (ricordate che una elevata presenza di scorte è molto utile per favorire la ripresa primaverile della famiglia) è opportuno somministrare nutrimento, l’ideale sarebbe aggiungere telaini di miele, magari quelli tolti al momento dell’invernamento, sempre però che abbiano tutte le garanzie di non provenire da alveare con problemi di patologie batteriche, in alternativa si può usare il candito o lo sciroppo che sia però ad alta concentrazione di zuccheri, non va bene quello "fatto in casa" perché contiene troppa acqua e, oltre a costringere le api ad un’attività di disidratazione, stimola troppo la deposizione con le problematiche connesse.
Con i primi voli è utile verificare i sintomi del nosema, anche se sono presenti alcune forme che subdolamente rallentano lo sviluppo della famiglia, la forma classica si manifesta con feci diarroiche presenti sul predellino di volo e sull’arnia, attenzione però a non confondere le normali feci che durante i primi voli di purificazione sono abbondanti con i sintomi della patologia.
Per chi è intenzionato a vendere o acquistare famiglie e voglia sincerarsi delle condizioni sanitarie può richiedere direttamente a me una visita (Cel. 3497566294). Ricordo che è importantissimo acquistare famiglie sane, portarsi in apiario famiglie con patologie batteriche significa correre il rischio di vedere gravemente compromessa non solo la produzione ma la sopravvivenza stessa delle famiglie. La prima persona che dovrebbe preoccuparsi della sanità delle famiglie, e di solito per quanto riguarda le vendite tra soci dell’associazione è così, dovrebbe essere il produttore stesso delle famiglie o dei nuclei, questo non solo nel suo interesse ma nell’interesse dell’apicoltura.
LAVORI IN APIARIO
ANNO 2008

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