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"Preistoria"
La Valle
Camonica è una delle più imponenti,
vaste, lunghe e belle valli che si aprono perpendicolari alla
pianura alluvionale che si emana dalle pendici della catena delle
Alpi. Fu ricoperta, come gran parte dell'emisfero nord, durante il
lungo periodo glaciale, da imponenti masse di ghiaccio, alte molte
centinaia di metri. Queste esercitarono, per millenni, grandi
pressioni e nel loro lento ma continuo movimento ritirandosi verso
il nord lasciarono profondi solchi che furono ulteriormente scavati
dalla forza delle acque. Così incominciò a formarsi questa grande
vallata.
Con buona approssimazione la si può intuire già formata,
quasi nel suo attuale aspetto e conformazione idrogeologica, intorno
ai 17.000 anni fa, quando l'enorme quantità di ghiaccio, cominciando
a sciogliersi e a "strisciare" a latitudini più settentrionali,
lasciò gradualmente libera una grande ferita naturale, brulla,
inospitale e caratterizzata da rocce lisciate o spezzate dalla sua
immane forza. Poco alla volta dovettero emergere dai ghiacci
dapprima le vette più alte delle montagne, poi gli altri spuntoni
rocciosi che lentamente, erosi dalla forza delle intemperie, in
migliaia di anni, si sgretolarono in ripidi e desolati ghiaioni. Le
rupi, liberate dalla massa gelata, che le aveva conservate per
millenni, sotto la forza degli agenti atmosferici si frantumarono in
grandi massi che rotolarono a valle liberi dalla morsa della
pressione esercitata dai ghiacciai che si erano ritirati a quote ben
più elevate e alle più fredde latitudini del nord Europa. I corsi
d'acqua dovevano essere molto violenti e con notevoli portate ma a
prevalente presenza stagionale. Questo faceva sì che venivano
trascinati sul fondovalle, oltre a enormi masse d'acqua, anche
grandi quantità di detriti e di ciottoli il cui continuo, costante e
a volte violento passaggio contribuiva a scavare profonde forre nei
fianchi delle montagne.
Per almeno 5.000 anni la valle restò brulla, forse ricoperta
da primitivi e resistenti licheni e da quella bassa vegetazione che
era (ed è anche ai nostri giorni) caratteristica delle zone
pre-polari. Dunque, la valle, fu ancora inospitale e poco adatta
alla vita animale (e umana) per molti secoli, ma, sul finire del
periodo Paleolitico superiore, cioè oltre 13.000 anni fa, grazie ad
un ulteriore miglioramento del clima, cominciò a ricoprirsi
completamente di una nuova, folta e selvaggia flora.
Con la presenza di alberi d'alto fusto e
svariate specie di vegetazione e dunque la possibilità di pascoli
sempre più fertili, anche alcune specie di animali iniziarono a
risalire le pendici montuose delle Prealpi e delle Alpi. Questi
animali da preda, che erano stanziati in quella vasta fascia che si
estendeva tra le estese paludi intorno ai grandi fiumi della pianura
(Padana) e i primi contrafforti rocciosi alpini, per fuggire da zone
sovrappopolate o pericolose, si spinsero sempre più addentro alle
nuove valli.
Fu in questo periodo che si possono presumibilmente collocare
le prime timide e fugaci apparizioni dell'uomo anche nelle valli
alpine. Inizialmente dovette trattarsi solo radi e sparuti gruppi di
cacciatori che, durante le stagioni meno rigide, si avventuravano
all'inseguimento di qualche capo di selvaggina che, per sfuggire
alla cattura, cercava rifugio risalendo le scoscese pareti rocciose
e le folte e inospitali selve delle montagne più impervie. Poi
gruppi più numerosi di cacciatori mesolitici seguirono i primi e
armati con attrezzi rudimentali, ma spinti dalla ricerca del cibo e
con spirito di esplorazione, di sopravvivenza e di conquista di
nuovi territori di caccia, risalirono gradatamente la valle.
Passarono i profondi avvallamenti, costeggiarono gli altipiani,
guadarono il paludoso e inospitale fondovalle ed eressero, a quote
di sicurezza, dei piccoli accampamenti stagionali che dovevano avere
la funzione di campi base per le lunghe battute al camoscio ed allo
stambecco che dimoravano, nella stagione calda, ad alta quota. Di
questi primi frequentatori della nostra terra rimangono pochissime
tracce sul "fondo della valle" o a quote relativamente basse, mentre
sono presenti a quote più elevate. Il motivo era evidente: infatti
quasi tutta questa vasta area fondo valliva, che si estendeva dal
lago Sebino ben oltre le naturali strettoie di Cividate e Breno,
doveva essere ricoperta da acque o da zone paludose e per questo
solo sugli spuntoni rocciosi affioranti o sulle pendici delle
montagne era possibile stabilirsi, vivere e lasciare tangibili
testimonianze: qui sono stati individuati i primi segni concreti
della presenza dell'uomo.
Già allora, questi antichi Camuni (forse appartenenti al
ceppo dei Liguri che si erano radicati in quasi tutto il nord
Italia) lasciarono le loro impronte sulle colline rocciose
circostanti Breno. Graffiando le rocce levigate impressero per i
millenni successivi molte figure, incise con pazienza e fervore
religioso, tra le quali, per prime, forse a dimostrazione di una
stretta comunanza con la natura, alcune immagini di bovidi. Ma, di
queste remote presenze non stabilmente stanziali, sono altresì molto
significativi anche i ritrovamenti dei resti di un accampamento e di
alcuni strumenti in pietra, come degli arpioni, delle frecce e
alcuni frammenti di strumenti d'uso comune, necessari nella precaria
vita quotidiana di quegli intrepidi cacciatori. Questi primitivi
manufatti dimostrano e riaffermano come fossero la caccia e la pesca
le principali attività di sostentamento in quell'epoca in cui non
era ancora presente un'agricoltura razionale. L'alimentazione con i
frutti selvatici doveva avvenire solo con la naturale forma della
semplice raccolta stagionale di frutta spontanea, non regolata
dall'uomo e certamente non prevista o organizzata.
Nel Mesolitico (Era incastonata tra il paleolitico e il
neolitico) si ebbe un ulteriore graduale miglioramento del clima e
seguì un lungo periodo (detto Atlantico) molto piovoso, con
temperature piuttosto sostenute e con il conseguente infittirsi ed
estendersi, anche a quote elevate, delle aree silvestri ricoperte di
vegetazione d'alto fusto. Queste nuove condizioni ambientali
favorirono un ulteriore incremento della fauna selvatica ed
alimentarono di conseguenza anche il popolamento umano della valle,
soprattutto in funzione dell'utilizzo delle risorse abbondantemente
offerte da una natura particolarmente ricca, variegata e ancora poco
sfruttata. Nelle regioni più calde e da tempo "abitate" da gruppi
relativamente numerosi di esseri umani, uniti in tribù o in
compositi clan familiari si erano già affermate, intorno al 5.500 a.
C., le prime società che praticavano una primordiale e semplice arte
di coltivare la terra e di trarne dei frutti che contribuivano a
migliorare le stentate condizioni di vita.
L'agricoltura organizzata e dunque lo sfruttamento
sistematico di appezzamenti di terreno sembra che abbia fatto il suo
apparire nelle fertilissime terre del medio oriente ma nel breve
volgere di qualche secolo (calcolando i tempi lunghissimi
dell'evoluzione umana e gli scarsi contatti tra le varie regioni,
popoli e gruppi umani, la sua diffusione fu estremamente rapida)
venne adottata da numerosi gruppi umani mediterranei per poi essere
messa in "opera" dai vari popoli stanziati in centro Europa e
sull'arco alpino. Questo nuovo modo di "impostare la sopravvivenza",
legato alla "madre terra" nelle semplici e primitive società
contribuì ad affermare un modo sociale nuovo, di vita "stanziale",
che rese necessaria, in tempi molto ravvicinati, la costruzione di
ripari e rifugi sicuri, stabili e fissi. I primi uomini neolitici
che nel 5.000 a.C. avevano "colonizzato" la Valle Camonica
continuarono a praticare la caccia come primario sostentamento ma,
pur proseguendo a raccogliere la frutta spontanea, cominciarono
anche a coltivare appezzamenti di terreno e a selezionare in modo
primitivo le specie di piante e vegetali più produttivi e iniziarono
ad allevare alcune specie di animali divenendo conseguentemente
produttori di cibo e di beni oltre che semplici predatori delle
risorse naturali.
La Valle Camonica, con i suoi terrazzamenti naturali, con le
colline e i suoi rilievi che emergevano dal fondovalle paludoso e
inospitale, si prestò abbastanza facilmente all'agricoltura più
semplice. Cominciarono così a sorgere i primi insediamenti stabili
che sostituirono gli attendamenti e accampamenti stagionali. I primi
minuscoli villaggi sorsero quasi esclusivamente su delle alture o, a
ulteriore protezione dalla natura e dai nemici esterni, su palafitte
che emergevano nei pressi delle rive del vasto lago d'Iseo (ben più
grande di oggigiorno). Solo nel terzo millennio a.C. gli influssi
delle più evolute civiltà che erano sorte e che si erano sviluppate
sulle coste mediterranee divennero ben più consistenti anche sugli
isolati e semi selvaggi abitanti delle vallate alpine e lentamente
avvenne l'introduzione dell'arte di lavorare i metalli, primo dei
quali fu il rame. In questo periodo anche le (ormai numerose) tribù
(o clan) che avevano stabilito in Valle Camonica la loro residenza
furono naturalmente obbligate a darsi una struttura gerarchica o una
forma primitiva di governo, dapprima molto semplice e poi sempre più
complessa e articolata. La società che si venne lentamente a
costituire ricalcava in modo similare il sistema sociale di altre
"nazioni alpine" con cui i Camuni erano già venuti a contatto.
Doveva trattarsi di una società basata su un
forte patriarcato e organizzata in modo gerarchico e militare con
una preponderante ed essenziale presenza di una potente casta
religiosa vicina e intermediaria alla spiritualità legata alla
quotidianità e ai numerosi e molte volte inspiegabili fenomeni
naturali. I contatti commerciali, dopo millenni di voluto o
obbligato isolamento, assunsero, per quei tempi, una rilevanza
notevole: certamente le popolazioni delle nostre vallate ebbero
rapporti costanti e frequenti con il mondo d'oltralpe centro europeo
e balcanico oltre che con quello, di più facile accesso, delle altre
vicine valli alpine e del resto della penisola Italiana.
L'attività metallurgica, in tutte le sue fasi (estrazione e
lavorazione diretta), nel secondo millennio a.C. obbligò la "nazione
Camuna", per reggere la "concorrenza" di altri popoli, ad assumere
una configurazione più razionale, pianificare i commerci e sfruttare
al meglio il territorio e le sue risorse. Fu in questo periodo che
sorsero numerosi, sulle cime delle rupi o a ridosso dei sentieri più
battuti, i castellieri che divennero una presenza costante nel lungo
periodo che corre dalla fine dell'età del bronzo fino a tutta l'età
del ferro. Si trattava di piccoli gruppi di abitazioni costruite in
pietrame locale, massi, tronchi, fango e fascine di paglia, erette
all'interno di grandi muraglioni in pietra ed erano, di solito,
posti alla sommità di colline e dossi. Le abitazioni erano divenute
dunque solidi rifugi e il loro compito principale era quello
protettivo e di conservazione degli alimenti. Gli spostamenti di
persone, animali e mezzi di trasporto tra i vari villaggi
svilupparono anche una rete di sentieri o strette strade su cui
transitavano i primi carri che nella civiltà ligure camuna e poi in
quelle celtica e etrusca erano a ruote piene. Questa semplice
constatazione è suffragata (e provata) dal fatto che moltissime
incisioni rupestri raffigurano in tal modo questi mezzi di trasporto
che si andarono ad affermare in tutto l'arco alpino. Fu in quei
secoli che iniziarono e si mantennero costanti e in seguito
divennero massicci i transiti lungo tutte le valli alpine e si
ebbero le prime consistenti migrazioni di interi popoli che erano
preludio alle successive massicce invasioni indoeuropee. I numerosi
giacimenti di materiale ferroso che vennero scoperti e sfruttati in
Valle Camonica, oltre alla locale attività di estrazione e di
lavorazione, posero questa zona (e la confinante Val di Scalve) al
centro di grandi interessi e questo produsse un incremento costante
della popolazione residente.
Queste "vene" di minerale erano fonte di grande ricchezza
(per i parametri di allora) e furono fortissimi poli di attrazione
di insediamenti anche consistenti e i Camuni, in questo periodo,
intrecciarono più intensi e costanti i rapporti con la cultura
Golasecca, quindi con gli Etruschi (popolo "emergente" in gran parte
della penisola) e con i Veneti. Numerosi gruppi di Celti, dopo la
loro discesa verso il sud Italia e le regioni più calde, quando
furono bloccati nella loro invasione e vennero rigettati dai popoli
che già erano presenti in centro della penisola, a nord oltre il Po,
si insediarono in molte vallate alpine e penetrarono anche in Valle
Camonica. Come per altri popoli anche per i Celti lo spostamento
avvenne in massa con grandi e non ordinate o pianificate migrazioni.
Al seguito dei guerrieri, che componevano la classe dominante, vi
erano le loro famiglie ma anche coloro che si dedicavano al
commercio, quelli che praticavano l'artigianato (non solo
strettamente guerresco ma anche di manutenzione: dei carriaggi,
delle armi, delle tende…) e i sacerdoti che occupavano posti sociali
rilevanti.
La loro integrazione con la cultura locale
produsse un insieme di culti, tradizioni e modi di vita che,
mischiati ad altri di origine etrusca-veneta, durarono fino alla
prima metà del 1° secolo a.C. quando arrivarono in Valle Camonica le
truppe romane e al loro seguito gli amministratori e i burocrati di
Roma che importarono, oltre alla leggi e regolamenti, le loro
divinità, prima di tutte l'Imperatore Augusto. Grande merito dei
nuovi conquistatori romani fu quello di non distruggere o soffocare
quella grande cultura millenaria che i Camuni avevano creato e
vissuto nella loro Valle (e, forse, come dimostrano recenti studi e
scoperte, in simbiosi diretta con la vicina e confinante Val
Tellina), la lasciarono vivere (e molte volte vi fu una semplice
integrazione con le nuove "idee") nelle sue antiche e radicate
tradizioni, molte delle quali riuscirono a perdurare, forse in forme
spurie, anche oltre l'avvento del cristianesimo, giungendo
addirittura fino a noi.
Geograficamente e politicamente la Valle Camonica è sempre
stata abbastanza lontana dalle grandi vie di comunicazione pre
romane che collegavano i grandi nodi commerciali e culturali e
questo ha fatto sì che tutta l'area segnasse il passo rispetto alle
più floride culture che si diffusero nella vasta pianura Padana o a
ridosso delle sponde del Mediterraneo. Eppure forse proprio per
questo motivo, in questa valle si sviluppò per millenni, una
tradizione artistico religiosa di straordinario, incommensurabile
valore, che la pone oggi come uno dei maggiori poli (se non il più
grande in assoluto) di riferimento per lo studio della preistoria
europea e mondiale. La Valle Camonica, nel mondo preistorico, antico
e pre-romano, era identificata (forse in tutta l'area Mediterranea e
continentale Europea) come uno dei più grandi "santuari naturali" a
cui forse guardavano popoli anche lontani. Fenomeni e "presenze"
naturali fecero si che in Valle Camonica si concentrassero, si
sviluppassero e si consegnassero in modo così completo, in modo così
unico e irripetibile culture, culti, riti, celebrazioni e tradizioni
che sono rimasti nella storia dell'umanità come ineguali e uniche a
livello mondiale. Solo all'inizio di questo secolo si sono scoperte
e si sono cominciate a studiare le decine di migliaia di incisioni
rupestri Camune.
Ricercatori e studiosi di tutto il mondo, nel solco
dell'Oglio e nelle vallate circostanti, hanno riportato alla luce un
universo immenso di figure, disegni e simboli spesso ancora di non
facile o chiara e sicura comprensione. In molti casi questi "segni"
sono stati incisi uno sull'altro con tecniche e strumenti diversi
creando una sovrapposizione a volte confusa a volte quasi
illeggibile e di difficile interpretazione. Il lavoro per riportare
alla luce questi grandi tesori, molte volte è stato complesso e
meticoloso... è proceduto dapprima con difficoltà e forse con una
certa approssimazione, poi è continuato sempre più scientificamente
man mano che avvenivano nuove scoperte, si perfezionavano le
tecniche, si ampliavano le conoscenze e si incrociavano esperienze
con altri siti, con altri appassionati e studiosi e con altri centri
di ricerca.
Le "scoperte" in Valle Camonica, in TUTTA la Valle Camonica:
dalle sponde del Sebino fino alle pendici dell'Aprica o del monte
Tonale, continuano e continueranno ancora per molto tempo e per
chissà quanto avremo ancora la possibilità di rinvenire siti con i
resti e le incisioni lasciateci dal popolo Camuno. In pratica
ovunque, in tutto il solco dell'Oglio e dei suoi numerosi affluenti,
sono localizzate scoperte preistoriche. La presenza di quest'arte è
massiccia: forse ancora centinaia di migliaia di figure devono
essere portate alla luce. Certamente siti di immensa importanza
dovranno essere identificati. La storia della terra camuna (Camùnia)
e del popolo Camuno, così come la conosciamo o la immaginiamo ora,
potrebbe essere, in parte, anche riscritta man mano che le nostre
attuali conoscenze si arricchiranno di nuove scoperte, di nuove
sensazioni e di nuove letture che i nostri progenitori ci hanno
lasciato con tanta abbondanza. Sulle rocce della Valle Camonica le
centinaia di migliaia di incisioni rupestri sembrano documentare in
ogni momento la forza dello spirito naturale della presenza umana e
raccontare una storia plurimillenaria caratterizzata dalle attività
primarie come la caccia, la raccolta, l'agricoltura, l'allevamento e
l'artigianato.
Una parte consistente delle incisioni rupestri
camune si occupa invece delle strettissime e dirette relazioni col
soprannaturale: oltre che registrare miti, riti, credenze, paure e
aspirazioni ed i complessi rapporti con ciò che non era possibile
capire con l'esperienza diretta e il divino vi è una forte
trasposizione del contatto con la natura e con i suoi fenomeni
(molte volte inspiegabili e incomprensibili per quelle Genti) come
momento fondamentale di socializzazione e (come tutte le religioni -
strumento nelle mani delle classi dominanti) come base fondamentale
di creazione di una società organizzata, organica ma complessa. Le
grandi rocce lisce, che i ghiacciai ci hanno regalato nel loro
movimento dall'epoca glaciale, sono delle grandi, bellissime,
incomparabili pagine sulle quali sono stati incisi quegli eventi
significativi, tanto materiali quanto spirituali, in cui si colgono
le trasformazioni della "Cultura delle Genti Camune" nel lunghissimo
tempo della loro presenza in valle.
L'evoluzione socio economica, culturale ed artistica dei
Camuni e in genere di quasi tutte le Genti alpine sono descritte
come in un grande "murales" a cui possiamo attingere una immensa
quantità di informazioni: si tratta delle INCISIONI RUPESTRI.
Le primordiali manifestazioni di quest'arte antichissima di
cui abbiamo per ora conoscenza in Valle Camonica sono costituite dai
"bovidi di Mezzarro". Mezzarro è un sito posto su un piccolo
altopiano aperto verso sud-ovest in una posizione dominante gran
parte della bassa Valle Camonica, poco sopra e a sud-est di Breno,
riparato dai freddi venti del nord e con alcune sorgenti e polle
d'acqua che lo rendevano ideale per i primi insediamenti di gruppi
di cacciatori stagionali. Queste figure furono certamente realizzate
da quegli uomini che oltre 13.000 anni fa giunsero in Valle Camonica
per le prime battute agli ungulati che si erano rifugiati nelle
strette valli alpine. Si tratta di figure naturalistiche
impressionate attraverso pochi segni essenziali ma finalizzati a
riprodurre con una certa fedeltà le forme stilizzate per esaltare la
forza degli animali che erano presenti sul territorio.
Anche nel Mesolitico continuarono ad essere incise delle
figure dinamiche degli animali selvatici con cui l'uomo aveva a che
fare. Tutte le rappresentazioni erano "trascritte" in funzione della
caccia che restava la primaria attività di sostentamento per quelle
antichissime Genti. Con l'avvento dell'agricoltura anche nelle
rappresentazioni "grafiche", l'attenzione, di chi ha lasciato questi
"segni", passa dall'animale allo stato brado (protagonista della
caccia ma anche della vita sociale del gruppo), all'uomo stesso, in
quanto diretto fautore della propria sopravvivenza.
L'uomo divenne perciò l'elemento principale
delle rappresentazioni ma condivideva gli spazi maggiori con i
simboli che erano il riferimento naturale ed essenziale in quasi
tutte le civiltà antiche in cui viveva una spiccata spiritualità: il
sole e la vulva. Le figure furono tracciate sulle rocce in modo
schematico e quasi astratto ma profondamente simbolico con una
grafia e una tecnica essenziali (e forse liturgica) ma ormai ben
comprensibili nelle loro corpose espressività intrinseche. Un
ulteriore significativo cambiamento culturale (ed epocale) avvenne
con l'apprendimento della lavorazione dei metalli e in particolare
del rame che modificò radicalmente, la vita delle Genti camune anche
a causa dei non trascurabili influssi culturali mediterranei ed
orientali: di pari passo cambiò il modo di rappresentare la vita, la
società, l'uomo stesso e il suo ambiente.
Alla produzione fortemente schematica, fino ad allora
applicata nelle incisioni rupestri, si sostituì una visione della
realtà materiale e spirituale che si concretizzò in forme più
dinamiche e anche più realistiche. Le rappresentazioni di uomini, di
sacerdoti, di armi, tra cui pugnali ed asce e riproduzioni di reali
oggetti di metallo (in rame), come pure di scene di aratura, carri,
animali domestici e selvatici e oggetti ornamentali (associati
spesso a simboli solari), costruiscono, nella loro più ampia
eccezionalità, delle vere e proprie equilibrate e radicate
"composizioni monumentali" caratterizzanti imponenti e ben
localizzati centri spirituali legati al culto del sole. Di esempio
sono i famosi Massi di Cemmo, di Nadro, di Borno e Ossimo e di
Boario Terme sui quali sono state rappresentate tutte le componenti
della vita del tempo come scorreva dal 3° millennio fino alla
successiva età del bronzo. Si trovano incise: asce, alabarde,
pugnali, spade, carri, scene di aratura, rappresentazioni di simboli
e figure spesso costituenti scene apparentemente a carattere
narrativo di eventi reali o mitologici.
Proveniente dall'area mediterranea, alla fine del 2°
millennio a.C., fu introdotto, anche nelle vallate alpine, l'uso del
cavallo. Questo quadrupede, che sarà di fondamentale importanza per
migliaia di anni per la vita dell'intera umanità (fino al nostro
secolo. fino a pochi anni fa !), venne addomesticato e asservito
alle necessità dell'uomo e da quel momento quell'animale divenne una
delle figure più comuni e ricorrenti: generalmente era rappresentato
come cavalcato da guerrieri e da cacciatori di cervidi. L'età del
Ferro, corrispondente, a grandi linee, al 1° millennio a.C., fu
certamente il periodo più fecondo per l'arte rupestre camuna. Forse
l'80% di tutte le immagini oggi scoperte, rilevate e catalogate
nella Valle, appartiene a quest'epoca di grande importanza socio
spirituale per l'intera Valle dell'Oglio.
La stragrande maggioranza di incisioni di questo immenso
patrimonio culturale fu realizzata in un periodo abbastanza
ristretto valutabile con buona approssimazione in meno di sette
secoli: in pratica tra il periodo di influenza etrusca (dal VI
secolo a.C.) e la romanizzazione della Valle nel 16/15 a.C.
Essenziale e pure molto fecondo di incisioni, sia per importanza
numerica ma specialmente per la qualità delle immagini e dei
soggetti fu pure il periodo di influenza celtica e poi romana. Se il
numero delle incisioni è elevatissimo, non di meno lo sono i
soggetti rappresentati. Si sente, infatti, sia per lo studioso che
per il semplice visitatore, come quasi palpabile, presente e
aleggiante, tra le rocce incise, quell'esigenza di comunicare con il
"sovrumano" intesa come rafforzamento della vita spirituale.
Questo "stato d'animo" è particolarmente
intenso in ogni momento di crescita culturale (e anche economica) di
qualsiasi popolazione in qualsiasi era e in qualsiasi zona
geografica. Per usare un paragone "moderno" sembra di assistere a
dei "documentari" che riportano con estrema fedeltà le scene
principali dello scorrere della vita: la caccia, la lotta, la danza,
il culto, l'agricoltura e l'artigianato. Di somma importanza sono le
rappresentazioni di armi, simboli, oggetti, figure di strumenti di
lavoro, mappe di territori e di villaggi, costruzioni e luoghi di
culto, entità soprannaturali, spiriti, processioni e tanti altri
soggetti iconoclastici che fotografano la realtà, l'economia,
l'ambiente e la grandissima spiritualità di cui era impregnata la
vita in quel lontano tempo.
Di epoca successiva e dunque ben più recenti (databili fino
al VI-V secolo a.C.) iniziarono a comparire anche numerose
iscrizioni in caratteri misti etrusco-greco adattati all'idioma
locale. La grande varietà di stili riconoscibili, ma anche la cura
tecnica e l'impostazione grafica, la ricerca espressiva e
specialmente le capacità creative mostrarono notevoli cambiamenti
epocali e temporali, anche abbastanza ristretti. Questa "varietà
espressiva" era diversa anche in modo profondo a seconda dei
momenti, delle influenze e degli scambi culturali che le Genti
camune dovevano affrontare e in alcuni casi assorbire. Non si deve
dimenticare anche l'importanza, in questa tecnica di "espressione
grafica", delle capacità (anche manuali e intellettuali) dei
sacerdoti-artisti addetti a questa importante mansione magico
religiosa. Anche in età romana i Camuni (non perdendo completamente
la coscienza di popolo e le tradizioni degli avi) continuarono ad
incidere le rocce. Sono databili a questo periodo delle iscrizioni e
delle figure del repertorio cosiddetto "classico", che si possono
(forse impropriamente) definire "internazionali e generali" poiché
presenti in altre culture, anche geograficamente lontane, completate
da altre derivate direttamente della tradizione camuna. Poi, anche
in Valle Camonica, fece la sua comparsa il Cristianesimo e divennero
"soggetti" delle incisioni i simboli della nuova religione dominante
che tendeva a scalzare gli antichi dei e la iconografia locale.
La millenaria tradizione camuna di incidere le lisce pietre
glaciali, non venne in ogni modo meno neppure nel medioevo. Quest'arte
cesserà (anche in modo piuttosto repentino e sotto una forte
coercizione) solo quando, col Concilio di Trento, verrà sancita, per
l'ennesima ma anche ultima volta, la proibizione assoluta di
praticare gli antichissimi e nobilissimi culti delle acque, degli
alberi, del sole e... delle pietre. E' improbo, complesso e arduo
affrontare con disincanto o distacco lo studio della profonda e
plurisecolare religiosità e del millenario mondo spirituale delle
Genti pre-letterate. Questa situazione tanto complessa e
affascinante (non si commetta mai l'errore di considerarla solo
espressione puramente mentale e psicologica di una sola classe !!)
permane difficile anche per (e nel) "mondo" camuno, nonostante i
nostri progenitori, insediati, chiusi e radicati nella nostra Valle,
ci abbiano lasciato una profusione imponente di "documenti" da
leggere, studiare, interpretare, valutare e conservare.
La cultura figurativa preistorica e protostorica in genere (e
quindi anche quella valligiana) non è una manifestazione
occasionale, sporadica o semispontanea ma è espressione fondamentale
di sentimenti profondi, di una concezione complessa e composita del
mondo e delle grandi e piccole forze che lo governano, lo dirigono e
lo rapportano al soprannaturale. In questo modo è forse più facile
intuire come la presenza della religiosità e della magia potesse
intrinsecamente "avvolgere e paludare" quasi ogni cosa del mondo
allora conosciuto e di quello ben più vasto e insondabile che era
sconosciuto. L'arte, la Grande Arte, delle incisioni rupestri è
dunque la conseguenza, quasi logica e naturale, di "situazioni
mentali" ideologiche molto evolute, particolarmente profonde e
intensamente vissute. Tutte queste erano basate, sorrette ed
alimentate da eventi "strani", che per quelle semplici ma attente
Genti rimanevano in gran parte inspiegabili, attribuibili perciò
alla forza e alla dinamica interiore delle cose: al "mana" di cui
sono cariche: al soprannaturale, al divino.
Mauro Fiora
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