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(A CURA DI PIETRO FERRARI)
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A
Berzo Inferiore esiste ancora la casa dove visse il "fratino", così
lo chiamavano tutti in Valle quel Giovannino Scalvinoni che, divenuto
Cappuccino con il nome di "fra Innocenzo", venne dichiarato Beato
da Papa Giovanni XXIII il 12 novembre 1961.
Giovanni Scalvinoni nacque a Niardo il 19 marzo 1844, ove la mamma
credette opportuno ritornare per l'evento del parto, onde essere assistita
dalla sua famiglia d'origine.
Appena le fu possibile però mamma Francesca tornò a Berzo e riprese
il suo posto accanto al marito. Niente faceva prevedere l'imminente
gravissima sventura che doveva abbattersi sulla tranquilla famiglia.
Dopo solo tre mesi dalla sua nascita il futuro Beato resta orfano
di papà: Pietro Scalvinoni, lavoratore assiduo e instancabile, il
20 giugno è assalito da polmonite fulminante e muore nel giro di soli
due giorni, lasciando la giovane sposa nella più grande costernazione.
Questa dovette quindi presto persuadersi che, sola com'era, non poteva
attendere bene al lavoro della casa e dei campi e all'educazione del
figlio e cedette, con intima pena, alle insistenze dei parenti. Così
Giovannino, lasciando la casa paterna, ritorna a Niardo, e vi rimane
per tutti gli anni della sua infanzia.
Nel 1890 fra Innocenzo muore a Bergamo; la casa di Berzo passa ai
suoi parenti e subisce una lunga serie di vicissitudini e di frazionamenti
e proprietà. Ma proprio nel periodo della Beatificazione, il Comune
di Berzo riuscì a venirne in possesso e successivamente ne fece dono
di una parte ai Frati minori della Provincia Lombarda e di un'altra
parte all'ANFFAS di Brescia. Entrambe queste due istituzioni hanno
rinunciato alla loro proprietà in favore della parrocchia di S. Maria
Nascente di Berzo la quale ha creato lì il Museo del Beato.
La casa, ora ristrutturata, è così conformata:
- cortile con pavimentazione in porfido, muro di cinta e leggera ringhiera
in ferro battuto antico;
- piano terra composto da tre vani, tali e quali li ha lasciati il
Beato Innocenzo, dove hanno trovato posto, dopo essere stati recuperati,
i poveri oggetti e strumenti di cucina che la mamma Francesca maneggiava
continuamente.
Lì c'è anche la pianeta che il Beato ha indossato per la celebrazione
della messa, la cassa di zinco che ne ha contenuto a suo tempo i resti,
il piccolo altare di francescana memoria.
Fra tutti spicca un particolare ex voto: una piccola bacheca contenente
uno spezzone di corda di canapa simile a quella che gli alpinisti
hanno usato fino a pochi anni fa per recarsi in montagna e sui ghiacciai,
testimonianza di un fatto miracoloso avvenuto negli anni venti in
Adamello, ad un uomo che abitava a Ponte di Legno.
La testimonianza di questo signore dice che mentre stava transitando
da solo sul ghiaccio del Pian di Neve, scivolò in un crepaccio trovandosi
nell'impossibilità di uscirne. Dopo aver gridato per attirare l'attenzione
di qualche alpinista, essendo devoto al fratino di Berzo, lo pregò.
A questo punto vide una corda calata dall'alto che gli permise di
risalire, mentre una voce gli indicava i movimenti da effettuare.
Quando però arrivò in cima, rimase molto sorpreso perché non vide
anima viva. Lo ritenne un intervento miracoloso per cui tagliò un
pezzo della corda che gli aveva permesso di uscire dalla voragine
e la portò presso la cappella del Beato Innocenzo quale tangibile
testimonianza.
Al primo piano, completamente restituito alla sua bellezza antica
sono invece disposti tutti gli ex voto, alcuni di rara bellezza, lì
posti a riconoscenza "per grazia ricevuta".
Al secondo piano una bella sala, disponibile per i visitatori, con
soffitto di legno e balconi esterni sempre in legno, la sala è completata
con mobilio d'epoca. |
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