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L'idea di allestire un museo nacque in concomitanza con la ristrutturazione
della Casa Parrocchiale (1979-80). Sorse dalla necessità di richiamare
i valori del passato mediante la presenza dell'arte che aiuta a
nobilitare quello che si sta facendo.
È perciò ambiente "vivo", che richiama il passato, cerca di penetrare
meglio il presente, si proietta all'avvenire.
Qualcuno allora suggerì di copiare l'esempio delle antiche abbazie
nelle quali l'arte fiorì in due ambienti: la Chiesa dove si pregava
e la Sala Capitolare, dove ci si incontrava per affrontare i temi
legati all'esistenza. Chi entra nella sala non si meravigli perciò
se trova spesso cambiamenti e "rinnovi"; non aspetti cose eccezionali
e soprattutto continui il discorso della stupenda Chiesa Parrocchiale
alla quale serve, cercando di completare il messaggio.
Settori del Museo
Parete destra: i quadri
In genere sono antichi, provenienti dalle nostre chiese (S. Sebastiano
da Zoanno, la Presentazione della Madonna al tempio e altri della
Parrocchia, Apostoli della antica Chiesa della Madonna, il ritratto
del parroco Ambrosi di fine '700, ecc.). Insieme vi sono anche aperture
al moderno: Oscar di Prata (il Buon Samaritano), mosaici di don
Mino Trombini, disegni di Edoardo Nonelli, ecc.
Sono pure esposti i burattini costruiti da Don Giovanni Antonioli
e da lui animati nei primi anni di sacerdozio a Ponte di Legno.
Vetrina di fronte:
arredi, oggetti e paramenti sacri
È bene vedere da vicino quanto di bello è stato fatto per rendere
più decoroso il servizio liturgico. Spesso sono lavori di infinita
pazienza dei nostri antenati (si pensi ad esempio agli stupendi
ricami a mano sui paramenti); altre volte oggetti preziosissimi
offerti in tempi di estrema povertà e frutto di enormi sacrifici
(come i calici e gli ostentori del '600 e '700); altre volte sono
cose viste infinite volte e mai apprezzate da vicino (una stupenda
croce astile del 1400 aprì per secoli le processioni ed i funerali.
Quanti ricordano di aver portato il turibolo, i candelabri, il messale,
il secchiello dell'acqua santa, ecc. senza mai pensare alla preziosità
che oggi possiamo meglio comprendere!).
La vetrina più piccola adiacente contiene opere degli intagliatori
del legno: sono i nostri dalignesi Ferrari, Sandrini, Bormetti,
don Luigi Pergoni, Gian Mario Monella. Rappresentanti di un'arte
che dura da secoli e che ha dato gli stupendi altari e le statue
nelle chiese. Una tradizione che, speriamo, possa durare anche in
futuro.
I bronzi e i disegni
di Ettore Calvelli
Rappresentano una parte consistente del Museo, del quale l'artista
è stato direttore. È un notevole patrimonio per la comunità. Le
opere qui presenti sono una sintesi di quelle diffuse e note nel
mondo: ai Musei Vaticani, alla FAO, a Locarno, a Milano, Venezia,
ecc. Molti i pezzi unici e le realizzazioni caratteristiche. In
questo ambiente esse hanno un significato tipico e particolare:
- Richiamano ai dalignesi ed agli ospiti, immersi in molti problemi
ed affannati nelle attività quotidiane, che esistono valori da non
dimenticare: sono quelli della cultura e della umanità negli aspetti
più profondi.
- Uomo di grande fede dice, in linguaggio tutto suo, che ad essa
fa riferimento ogni tematica fondamentale: della vita e della morte,
della gioia e della sofferenza, di ogni epoca nella storia.
- L'attenzione ai santi come persone che hanno realizzato nel modo
più alto l'umanità. Insegna che la santità è di tutti e deve essere
la vera "tensione" del nostro agire.
Ogni medaglia, ogni pannello, ogni disegno ha una storia, un significato
proprio, che va approfondito con attenzione. A ciò è necessaria
la visione diretta.
Ettore Calvelli nasce a Treviso nel 1912: frequenta a Milano la
scuola superiore degli artefici di Brera dove insegna poi per 30
anni e 15 al Liceo artistico delle Orsoline di S. Carlo.
È presente in 20 Musei tra cui quelli Vaticani di arte contemporanea,
Cà Pesaro a Venezia e recentemente in un'intera saletta, che contiene
un centinaio di opere, presso il Museo d'Arte Sacra dei Contemporanei
di Villa Clerici a Milano. È riconosciuto artista di levatura internazionale,
sin dal primo invito alla Biennale di Venezia (a soli 28 anni) alla
quale partecipò per ben sei edizioni. Espone alle quadriennali di
Roma; con la Zecca dello Stato le sue opere vengono fatte conoscere
nelle maggiori capitali del mondo; la FAO conia 6 sue medaglie ufficiali
e ne ospita 42 all'ingresso della sede mondiale di Roma. Dal 1978
è stato Accademico Pontificio. Muore a Ponte di Legno nel 1997.
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