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Il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri ha sede a Capo di Ponte
ed è un Museo all'aperto che offre la maggior concentrazione di
incisioni rupestri preistoriche che si conosca. E' posto a circa
m 460 s.l.m. rispetto al fondovalle, (che è a m 364), sulla sinistra
orografica del fiume Oglio e quindi sul versante orientale della
valle. Per accedervi si percorre la strada che, all'ingresso del
paese, si diparte dalla statale, sulla destra per chi proviene da
Sud, salendo lungo il fianco della montagna fino a raggiungere il
promontorio roccioso interamente ricoperto di fiorente vegetazione.
Il Parco delle Incisioni è stato istituito nel 1955 dalla Soprintendenza
Archeologica della Lombardia in collaborazione con il Comune di
Capo di Ponte, grazie alla competenza e all'instancabile opera del
prof. Mario Mirabella Roberti allora Soprintendente. Molte rocce
erano da tempo conosciute e studiate, in modo particolare da G.
Marro, G. Laeng, E. Süss e tanti altri. Mirabella ha continuato
le ricerche in modo da raggiungere oltre cento rocce di grandi dimensioni
e totalmente istoriate. A lui un grazie particolare per aver ideato
e permesso di realizzare una così importante istituzione tesa alla
valorizzazione ed alla salvaguardia del patrimonio artistico e culturale
più completo e significativo che l'uomo della preistoria ci ha lasciato.
Il Parco si estende a mezza costa per oltre 300.000 metri quadrati,
totalmente recintato e custodito da dipendenti dello Stato che sorvegliano
affinchè non vengano rovinate le incisioni e l'ambiente naturale
nel quale sono immerse.
Le rocce del Parco sono perfettamente levigate dal ghiacciaio e
si presentano ora piatte e uniformi, ora caratterizzate da sinuosi
meandri, segno evidente del lavorìo esercitato dai detriti trasportati
dallo stesso, durante la sua lunga fase di scioglimento. Dall'ingresso
del Parco, raggiungibile sia a piedi, sia in auto, strade e sentieri
si snodano tra le rocce e le superfici rocciose incise.
La visita del Parco è subordinata al rispetto del regolamento redatto
dalla Soprintendenza competente che è disponibile presso i custodi,
nella biglietteria all'ingresso.
Tutte le rocce sono numerate e indicate da appositi cartelli.
E' impossibile in questa sede tentare una descrizione delle incisioni
dell'area del Parco, sia per il numero, che supera le trentamila
figure, sia per la mancanza di spazio.
Sulle rocce del Parco, gli artisti preistorici hanno narrato tutta
la loro vita, usi, costumi, tradizioni, attività agricole e artigianali,
il culto della Natura, della Dea Madre, del Sole e degli Spiriti;
hanno esaltato la forza dell'Uomo e la sua sottomissione al soprannaturale,
l'attività guerriera e venatoria.
Le incisioni caratterizzano ed illustrano tutta l'evoluzione culturale,
tecnologica e religiosa del popolo camuno dal Neolitico fino al
Medioevo in una sequenza di avvenimenti, di periodi, di fasi e sottofasi
che non lasciano sconosciuto a noi, che ora le osserviamo e le studiamo,
nemmeno un lasso di tempo sia pur breve. Quasi potremmo dire che
ogni giorno l'Uomo ha redatto la sua storia, ha descritto i momenti
più salienti della sua esistenza attraverso migliaia di scene ora
simboliche, ora dettagliate e veriste.
Il Parco delle incisioni comprende cinque zone.
La prima corrisponde alla località detta "Ronchi di Zir", posta
poco prima dell'ingresso e si estende sia sotto la strada carrozzabile,
sia sopra, seguendo la recinzione del Parco stesso.
La seconda, detta Naquane, occupa la parte centrale del Parco e
in essa hanno sede il maggior numero di rocce ed in particolare
la roccia n. 1 o Roccia Grande (la più estesa fino ad ora rinvenuta
in Valle Camonica). La terza zona, detta anche "Verdi", si estende
oltre la casa dei custodi, verso Sud andando a confinare con la
regione di "Foppe di Nadro", la riserva di Ceto-Cimbergo-Paspardo
e con la sottostante regione di "Zurla".
La quarta, o "Coren del Valento", posta nella parte più elevata
è dominata da alti roccioni e si collega alla quinta detta anche
"Bait del Pedù" che confina con la regione di "Campanine" nel comune
di Cimbergo. I Massi di Cemmo, sul versante opposto della Valle,
di fronte al Museo didattico d'Arte e Vita Preistorica, fanno parte
del Parco Nazionale.
1) Ronchi di Zir
Della zona "Ronchi di Zir", sono da ricordare alcune particolari
incisioni. Sulla roccia n. 82, un grande cervide è rappresentato
colpito da frecce, attorniato da altri animali, armati in atteggiamento
bellicoso, rappresentazioni di orme di piedi, costruzioni, ecc.
Le altre rocce prima dell'ingresso del Parco mostrano grandi costruzioni
e figure umane armate, oltre ad alcune coppelle. Nella parte alta,
sopra la strada, si riconoscono numerosi simboli solari accostati
a rappresentazioni di luoghi di culto, palette e scene di lotta.
Di notevole interesse sono le rocce dal n. 89 al n. 93, oltre ad
altre della zona non numerate.
2) Naquane
All'interno dell'area recintata, la zona di Naquane offre le più
belle ed interessanti rocce che si conoscano. La roccia n. 1, di
arenaria permiana dura e compatta, è caratterizzata da circa un
migliaio di figure, incise (a partire dal Neolitico finale), nell'Eneolitico,
nell'età del Bronzo, del Ferro ed anche in età cristiana e medioevale.
Le incisioni sono spesso sovrapposte le une alle altre, ora concentrate
in tre punti ben circoscrivibili, ora sparse sulla restante roccia.
Le scene rappresentate sono assai varie: si osservano figure umane
stilizzate arcaiche, composte a illustrare una possibile scena di
iniziazione della donna. Nella parte centrale sono rappresentate
alcune decine di scene di caccia, di lotta, uomini armati, simboli
solari ed oggetti legati al culto, palette, orme di piedi e figure
di uccelli. Nella parte destra sono di notevole interesse alcuni
telai accostati da lavoranti; un piccolo carro, sovrapposto da un
telaio; un labirinto, rappresentazione corretta di un possibile
percorso rituale legato all'iniziazione dei giovani in procinto
di divenire adulti; sacerdoti, guerrieri a cavallo e non.
Oggi una passerella in legno permette di vedere la roccia, detta
anche "Roccia Grande", senza il pericolo di calpestare le incisioni;
la stragrande maggioranza delle quali, come per altre del Parco,
è stata realizzata durante il primo millennio a.C. Sulla stessa
roccia, soprattutto nella parte bassa a destra, sono presenti numerose
croci, realizzate con l'intento di cristianizzare la roccia ed esautorare
le funzioni delle incisioni pagane. Attorno alla Roccia Grande,
numerose altre sono caratterizzate dalla presenza di costruzioni
con segni che probabilmente richiamano simboli solari, segni scaliformi,
animali, orme di piedi singole o appaiate. Qua e là, appaiono alcune
coppelle, la maggior parte delle quali disposte secondo un modulo
definito "Modulo Otto", che si ripete in continuazione all'interno
di tutto il Parco delle Incisioni e nella Riserva di Ceto-Cimbergo-Paspardo.
Venendo verso l'ingresso del Parco, maggiormente interessanti sono:
la roccia n. 44, con un cervide in corsa, guerrieri armati ed in
particolare una paletta trasformata volutamente in figura antropomorfa,
lasciandone l'impugnatura quale fallo; la roccia n. 47, una delle
più istoriate, con armati guerrieri in atteggiamento di lotta, figure
mitologiche con sembianze umane e animali, un carro a quattro ruote
piene e numerose palette dalle fogge più svariate. Scendendo oltre
la roccia n. 47, si raggiunge il gruppo costituito dalle rocce n.
70, 71, 72, 73, 74, 75, caratterizzate da costruzioni o luoghi di
culto e simboli solari (roccia n. 73). La roccia n. 70, oltre a
numerose figure stilizzate, offre nella parte bassa la rappresentazione
del dio "Chernunnos", divinità dei boschi di importazione celtica.
Da qui, risalendo si raggiungono le rocce n. 102, 50, 49 e 67. Di
tutte, la roccia n. 50 è la più ricca ed interessante, sia per le
sue grandi dimensioni, sia per la ricchezza delle incisioni, le
quali, come per la Roccia Grande, caratterizzano tutta la cultura
camuna dalle sue origini fino all'avvento della storia. Sul lato
sinistro, osservandola dalla passerella orizzontale, è rappresentato
un folto gruppo di uomini in forme stilizzate tipiche del periodo
più arcaico. Nella parte centrale, dall'alto al basso, numerose
scene eseguite nell'età del Ferro rappresentano guerrieri armati
di scudo e spada. Tra questi si riconoscono tre figure umane di
grandi dimensioni, probabilmente eseguite nella tarda età del Ferro,
in periodo di influenza etrusca; delle tre, quella più in basso
ha subito alcune trasformazioni nella spada, nello scudo e l'aggiunta
dell'elmo in età romana. Accanto a queste, sono rappresentati cavalli
e cavalieri in uno spettacolare movimento; il più grande, in basso,
originariamente armato di scudo e spada, ha subito l'aggiunta di
una croce in età cristiana. Si riconoscono poi orme di piedi incise,
iscrizioni (simili a tante altre rinvenute in Valle Camonica, probabilmente
di influenza italica e dette "Reto-Etrusche"), personaggi (che portano
appesa ad un palo la cacciagione), luoghi di culto, uccelli, palette
ed alcune coppelle. Nella parte bassa della roccia, al di sotto
della passerella, sono rappresentati alcuni armati, oltre ad una
scena detta del "Costruttore di carri", per essere costituita da
una figura umana accostata da due ruote, dall'assale e dal timone
del carro.
Sul lato opposto della strada, oltre la roccia n. 50, le rocce n.
51, 52, 53, 54, 55, 56 offrono numerose altre costruzioni, simboli
solari, cavalieri.
3) Verdi
Salendo verso il confine Nord-Est del Parco, lungo la recinzione,
le rocce n. 57 e 58, offrono alcuni dei più begli esempi di sovrapposizioni.
In particolare la roccia n. 57 è caratterizzata da una decina di
fasi di incisioni nella parte media quasi verticale: sono costruzioni,
una delle quali con tre rampe di scale, uomini, animali; la parte
bassa presenta, oltre a cinque carri a quattro ruote, anche una
figura umana che cavalca un cervide, mentre la parte alta è caratterizzata
da una aratura, cervidi monocorni, scene di lotta, palette ed orme
di piedi. La roccia merita particolare attenzione per il grande
e vario numero di incisioni.
Ritornando verso la Roccia Grande e poco sopra la stessa, ai margini
di un esteso pianoro, le rocce 8, 9 e 99 presentano interessanti
costruzioni, in particolare quella che si vede sulla roccia n. 9:
originariamente eseguita con la rappresentazione delle travi sporgenti
sul tetto ed in seguito rifinita con un alto strato probabilmente
di paglia. Sulla stessa roccia sono alcune asce dell'età del Ferro,
una delle quali trasformata in figura antropomorfa. La roccia n.
99, lunga e sinuosa, oltre a numerose figure umane con una spiccata
ricerca anatomica, sottoposte sulla parte sinistra ad una iscrizione
latina (SEC. CON. F. - OVF- P.P). Accanto, sono alcune palette,
un simbolo solare, una iscrizione "reto-etrusca" e alcune costruzioni.
Dalla parte opposta della Roccia Grande, in direzione Sud, di notevole
interesse sono la roccia n. 98, con un carro, e le rocce n. 23 e
24; la prima con un altro carro lungo a quattro ruote e numerosi
casi di sovrapposizioni, la seconda interessata dalla presenza di
numerosi affilatoi. Poco discosto il gruppo di rocce dal n. 25 al
n. 30.
La roccia n. 32 presenta l'iniziazione della donna ed alcune scene
di caccia. Più a Sud ancora, la roccia n. 35, con poche altre, chiude
il magnifico complesso di rocce incise del Parco. Questa, lunga
parecchi metri, raccoglie alcune delle più belle espressioni rupestri
della regione: sono ancora costruzioni, animali, rappresentazioni
di guerrieri a cavallo, il cosiddetto "Sacerdote che corre", la
scena del "Fabbro" ed alcune incisioni filiformi.
4) Coren del Valento
Nell'area alta del Parco, la zona del "Coren del Valento", la roccia
n. 59 presenta una scena di culto solare e la roccia n. 60 cavalli
con cavalieri e scudieri, costruzioni, stelle e palette, un grande
cavallo con criniera cavalcato da una piccola figura umana ed iscrizioni
varie. La roccia strapiomba nel sottostante bosco, nel quale vi
sono alcuni ripari.
Più in alto ancora sono le rocce 64, 68, 63, 61 e 62, le quali presentano,
tra l'altro, due carri molto simili a quello della roccia n. 23
ed alcune asce incise a tecnica lineare.
Nella zona è stata individuata recentemente una imponente struttura
di tipo megalitico, costituita da una gradinata che, salendo, conduce
ad un rifugio sotto roccia.
La struttura, contornata da grandi muraglioni, appartiene sicuramente
ad un complesso preistorico di cui sono testimoni anche altre strutture
di tipo megalitico sparse nella zona alta del Parco che ulteriori
indagini potranno metterle in luce.
Accanto alla casa dei custodi, un masso di arenaria giace sul prato,
portato da poco lontano; si tratta di un altare di età preromana,
lavorato in modo da renderlo piano e levigato sulla superficie e
con forma pressochè rotonda nei bordi. L'altare induce ancora di
più a pensare che tutta l'area del promontorio del Parco Nazionale
delle Incisioni Rupestri fosse un grande luogo di culto, quasi una
specie di "Santuario della preistoria".
All'interno del Parco, è esposto il terzo ed il quarto Masso di
Cemmo; nel prato circostante sono visibili alcuni massi (incisi
con composizioni monumentali) provenienti da Borno e Ossimo.
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