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Il territorio della Riserva, è situato sul versante sinistro orografico
della media Valcamonica ed occupa una fascia che ha la sua quota
più bassa nella località Zurla a metri 360 e quella più alta nell'abitato
di Paspardo (1.000 metri circa).
E' divisa nella sua parte mediana dall'unico importante corso d'acqua:
il torrente Re, che ha origine dalla confluenza del rio proveniente
dalla conca Tredenus con il torrente che discende dalla conca di
Zumella.
L'area della Riserva è coperta per la quasi totalità da boschi.
Solo una piccola porzione è ancora coltivata a prato specie nella
parte nord-occidentale. Si tratta probabilmente degli ultimi residui
di una coltura un tempo certamente più estesa.
Buona parte del territorio è costituito da roverelle (cerro), tiglio
ed acero; attualmente queste specie sono state sostituite dal castagneto
(alto fusto e ceduo) e da consociazioni miste di betulla e nocciolo
nelle condizioni più difficili.
Il territorio della Riserva è costituito in gran parte da una matrice
geologica sedimentaria; fatta eccezione per una modesta porzione
nella parte nord-occidentale dove si ritrovano gli ultimi lembi
meridionali dei scisti di Edolo ed alcune aree al limite meridionale
costituite dalle marne arenacee del Servino, tutto il resto del
territorio è formato da Verrucano, conglomerato ricco di ciotoli
a grana media con abbondante matrice arenacea.
L'aspra morfologia di buona parte della Riserva con alte pareti
rocciose intervallate da pianori e profonde gole (torrente Re e
valle dei Mulini) è da attribuire al verrucano, mentre in corrispondenza
dei scisti di Edolo a Nord e delle marne arenacee del Servino a
Sud, il modellamento superficiale è più dolce. Si tratta comunque
di rocce silicate che danno origine, in condizioni favorevoli di
giacitura e profondità, a buoni o discreti terreni forestali.
Questo è l'ambiente attuale che tuttavia ha subito profondi cambiamenti
nei millenni.
Il
territorio della Riserva nel V-IV millennio a.C.
Il periodo compreso tra il V ed il III millennio a.C., climaticamente,
è caratterizzato in Valcamonica da un generale aumento della temperatura,
con clima caldo- caldo mite e piovoso oceanico che determinò notevoli
mutamenti nell'ambiente precedente. L'area di fondovalle doveva
presentare caratteri di boscaglia umida con tigli, olmi, querce,
un fitto sottobosco (noccioli, ecc.) e una rete di piccoli corsi
d'acqua stagnanti; un habitat ideale per cervi, uccelli limicoli
e cinghiali.
Nella fascia più sopra, (in cui erano presenti ampie radure libere),
alle essenze vegetali sopracitate si aggiunge il pino silvestre;
sotto l'aspetto faunistico, il capriolo e l'orso bruno dividono
l'ambiente con mammiferi di piccola dimesione. Più sopra ancora,
alle latifoglie eliofile succededono le conifere e le radure di
alta quota. Secondo F. Fedele, l'utilizzo del territorio da parte
dell'Uomo era differenziato altimetricamente e sfruttava i caratteri
propri di ogni fascia: i settori inferiori a contatto del fondovalle
rappresentavano una insostituibile fonte di cibo, per la presenza
sia di fauna (cervo, pesce, piccoli roditori) che di vegetali spontanei
(frutta, bacche,); alla caccia e raccolta doveva affiancarsi una
serie di attività pastorali già ben organizzate (bovini, ovicaprini,
suini). Intorno ai 600- 900 metri si collocavano gli insediamenti
abitativi (pianori a media quota sopra Nadro e Cimbergo) con accanto
aree agricole, limitate nelle dimensioni a causa del clima montano.
La fascia ancora superiore aveva un utilizzo legato prevalentemente
alle attività silvo-pastorali.
Il territorio della Riserva nel
corso del II millennio a.C.
Con la fine del III millennio a.C. il clima subisce un raffreddamento,
con generale abbassamento della temperatura e clima più continentale.
Questo fatto porta ad una diffusa riduzione del bosco (in particolare
l'abete rosso) mentre un leggero incremento hanno il querceto misto,
l'ontano e le erbacee, alcune delle quali (graminacee) forse coltivate
dall'Uomo.
La dislocazione "per fasce altitudinali" dell'attività umana, dovette
subire un mutamento rispetto alle epoche precedenti, condizionato
da un lato dal cambiamento climatico e dall'altro da un diverso
atteggiamento dell'Uomo verso l'ambiente: più aggressivo e meno
condizionato dalle situazioni locali.
Con l'inizio del II millennio si hanno testimonianze di insediamenti
localizzati in una fascia più bassa, rispetto ai millenni precedenti,
anche se posti su "dossi"riparati: è il caso di Dos dell'Arca, dove
a partire dal 1700 a.C. si insedia un villaggio composto nella sua
forma iniziale da 4 capanne con recinti per il bestiame, a cui vengono
successivamente aggiunti muraglioni difensivi fortificati.
Per quanto riguarda l'arte rupestre le aree scelte per l'istoriazione
rimangono sostanzialmente quelle dei millenni precedenti, in particolare
il settore basso delle Foppe, anche se non mancano sporadiche incisioni
nei settori medio-bassi della Deria: permane quindi la consuetudine
dei probabili insediamenti a quote più alte rispetto alla fascia
istoriata che rimane intorno ai 400-600 metri.
Il territorio della Riserva nel
corso del I millennio a.C.
L'ultimo millennio prima di Cristo vede una rapida discesa della
temperatura con caratteri di piovosità; nell'ambito vegetazionale,
l'ambiente assomiglia molto a quello attuale, con la presenza di
querceti misti e castagneti nella fascia inferiore ai 1000 metri,
boschi di latifoglie ed abeti nella fascia mediana, con conifere
fino ai 2000 metri circa. In questo ambiente ben si è integrato
l'uomo che ora "domina" con una serie di attività integrate ai cicli
stagionali e vegetazionali, tutto il territorio, così come pesante
è il suo intervento sulla natura, con disboscamenti estesi ed introduzione
di specie nuove tra cui il castagno. Gli insediamenti stabili si
localizzano ora sempre più vicino al fondovalle (ancora parzialmente
instabile per la presenza del fiume); attività agricole ed allevamento
si svolgono nella fascia mediana, mentre le alte quote (oltre i
2000 metri) vengono stabilmente organizzate in attività di allevamento
con transumanza, una organizzazione "a rotazione" degli insediamenti
stabili a quote medio basse, e stagionali, con ricoveri temporanei
o precari ad alta quota. Una situazione di utilizzo del territorio
montano che si protrarrà fino ai giorni nostri, abbandonata dalla
recente industrializzazione.
Numerose le testimonianze di questa organizzazione all'interno del
territorio della Riserva: si hanno indicazioni di insediamenti abitativi
nel pianoro sopra Cimbergo (castelliere fortificato con tumuli e
ceramica tarda età del Ferro), sotto il castello di Cimbergo (muraglioni
megalitici e ceramica pre-romana), il località Figna di Ceto (muraglioni
megalitici con ceramica dell'età del Ferro) ed a Nadro (mura ciclopiche
con resti ceramici preromani); tutte queste segnalazioni localizzano
gli insediamenti su pianori più o meno artificiali, delimitati da
recinti di fortificazione. L'area della Riserva probabilmente era
percorsa da una fitta rete di collegamenti con tratti di muraglioni
di sostegno di notevoli dimensioni (località Figna).
La maglia dell'utilizzo del territorio da parte dell'Uomo, è ormai
abbozzata: il medioevo e poi l'età storica modificheranno di poco
questa pianificazione che, sotto molti aspetti, giunge ancora integra
a noi. In particolare all'interno della Riserva (in località Figna
ed in Deria) è possibile vedere l'antica viabilità che corre tra
i boschi, interrotta da nuclei rurali ora abbandonati con recinti
e sorgenti dove veniva portato il bestiame nelle stagioni intermedie.
Su indicazioni del Centro Camuno di Studi Preistorici, che vi conduce
ricerche sistematiche a partire dagli anni '60, i comuni di Ceto,
Cimbergo, Paspardo congiuntamente all'Assessorato all'Ecologia della
Regione Lombardia e della Provincia di Brescia hanno istituito nel
1983 la Riserva "Incisioni Rupestri Ceto, Cimbergo Paspardo".
Lo scopo era quello di proteggere una vasta area con arte rupestre,
oltre ad una serie di importanti elementi etnografici ed ambientali,
testimonianze dell'evoluzione di un ambiente alpino nei millenni:
antichi sentieri, muraglioni megalitici, resti di castellieri preistorici,
cascinali e terrazzamenti agricoli preistorici e medievali.
La Riserva si estende su circa 3.000.000 mq. per lo più coperti
a castagneto e betulleto. Una strada congiunge i tre paesi di Nadro,
Cimbergo e Paspardo che ancora conservano intatti gli antichi nuclei
abitativi; da questa strada partono i percorsi segnalati di visita
pedonale che conducono alle varie aree: archeologia, ambiente, etnografia
si alternano in uno scenario unico, vero spaccato della vita alpina
degli ultimi 10.000 anni.
La Riserva ha i punti d'ingresso a Nadro (per Foppe di Nadro), Cimbergo
(per le aree di Campanine, Coren del Valento) e Paspardo (per il
Capitello dei Due Pini, In Vall, Sottolaiolo e Deria). Su indicazione
della Regione Lombardia la visita turistica è consentita solo all'interno
della maglia turistico-didattica segnalata.
I Percorsi di visita
La visita della Riserva inizia
dal Museo a Nadro.
Il Museo è collocato in un nucleo edilizio medioevale posto all'interno
del Centro storico di Nadro, composto da 5 edifici contigui, ristrutturati
nel 1998, stretti intorno alla corte. All'interno è organizzata
una esposizione esplicativa dell'arte rupestre preistorica della
Riserva con pannelli fotografici, cartine, calchi e ricostruzioni
che consentono di comprendere meglio il fenomeno e le particolarità
della preistoria camuna. Accanto, trovano accoglienza una serie
di servizi turistico-didattici a supporto della visita, quali salette
per proiezioni, ufficio informazioni e guide di accompagnamento.
Consigliamo anche la visita del centro storico di Nadro: difficile
inquadrare cronologicamente questo bellissimo borgo medioevale alpino,
stretto attorno al suo "castelletto" centrale: i portali di ingresso
di molte corti recano incise date riferibili ai secoli XV e XVI,
ma secondo una tradizione locale, il "vecchio Paese" (travolto da
una frana probabilmente intorno al XV secolo) si sarebbe trovato
nel settore più a Nord, accanto alla bellissima chiesetta (con affreschi
medioevali nella sacrestia e canonica) ed a ridosso della collina
dove recenti ritrovamenti ceramici indicherebbero la presenza di
un castelliere abitato, preistorico.
Al di là delle definizioni architettoniche e cronologiche, un giro
all'interno del borgo, partendo dal museo, consentirà di avvicinarsi
ai modi di vita dei tempi medioevali, di scoprirne la mentalità
nel bisogno di protezione e difesa estrinsecato nelle case edificate
strette, accalcate in un succedersi di antri, sottoportici, cortili-vicoli
in cui difficilmente si riesce a disgiungere il "pubblico" dal "privato".
Uscendo dal Museo, volgendo verso Nord, un antico sentiero acciottolato
conduce all'interno della Riserva, nel settore di Foppe di Nadro.
1) Nadro/Foppe di Nadro
Partenza dal Museo di Nadro (Tempo
previsto per la visita: 3 ore circa)
Con il termine di Foppe di Nadro, si intende il declivio che, partendo
dalla cengia superiore di Dos Cui e Campanine, scende fino al fondovalle,
nel settore Sud della Riserva. Morfologicamente l'area presenta
un leggero pianoro nella parte appena sotto la parete rocciosa che
prosegue in moderata pendenza fino al fondovalle, in un alternarsi
di castagneti (parte alta), vigneti (parte sud), orti e prati coltivati.
A metà quota, corre l'antica carrabile congiungente Nadro con Capo
di Ponte; quasi tutta l'area archeologica si colloca nella parte
superiore di questo sentiero, fino alla parete rocciosa verticale.
Il settore iniziò ad essere esplorato nel corso degli anni 57-60,
ma solo nel 1974 gli esperti del Centro Camuno intrapresero una
campagna di esplorazione, scavo, rilevamento e studio sistematici
che prosegue tutt'ora. In questo settore sono visitabili:
- superfici incise con arte rupestre,
- riparo naturale sotto roccia con documentazione di utilizzo preistorico:
una sepoltura con corredo eneolitico, accumuli antropici dell'età
del Bronzo e del Ferro con focolari, ceramiche, frammenti e manufatti
in selce.
- recinto con grosse pietre in contesto con composizione monumentale
- individuazione preliminare di castelliere fortificato preistorico
al limite del Paese.
Itinerario di visita
Uscendo dal paese di Nadro, si imbocca l'antico viottolo selciato
collegante il Paese con Capo di Ponte; il percorso è delimitato
da alti muraglioni che creano lateralmente pianori coltivati ad
orti e vigneti. Appena fuori il Paese, alla destra, sulla sommità
di una collinetta, resti ceramici in superfice e muraglioni megalitici
testimonierebbero la presenza di un antico fortilizio preistorico,
non ancora scavato. Più oltre, a circa 500 metri, inizia l'area
con arte rupestre: un susseguirsi di superfici istoriate che conducono
fin sotto la parete verticale, in cui sono stati individuati i ripari
preistorici.
Le rocce istoriate di Foppe di Nadro presentano, di particolare
rilievo, le composizioni di armi e simboli attribuibili all'età
del Bronzo, che trovano riscontro in oggetti ritrovati in contesti
di scavo (roccia 22-23-4-27), e le numerose scene dell'età del Ferro
con descrizioni di riti e cerimonie, alcune delle quali rimandano
ad altri contesti culturali, in particolare connessi con il mondo
etrusco e retico.
Roccia 1
Scene neolitiche di culto del sole con oranti (in basso). Nella
parte alta, scene di lotta dell'età del Ferro.
Roccia 6
Roccia con numerose figurazioni di capanne e scene rituali, oltre
a simboli tra cui oltre 200 impronte di piede e diverse stelle a
cinque punte, tutte attribuibili a varie fasi dell'età del Ferro.
Rocce 4-22-23
Composizioni di armi (pugnali, asce, alabarde) riprese in grandezza
naturale e con dovizia di particolari, abbinate a reticoli, e coppelle
in serie, attribuibili al Bronzo antico.
Rocce 24
Nella parte alta, numerose figurazioni di strutture abitative di
più fasi, vengono a comporre un grande "villaggio". A lato figure
di duellanti, simboli ed animali (età del Ferro). Di particolare
rilievo un insieme con musica (flautista) e guerriero, che denota
una chiara derivazione dal mondo etrusco.
Roccia 27
Grande superficie istoriata. Di questa roccia colpisce, oltre la
vastità e la posizione topografica dominante, la ricchezza e compiutezza
delle figure incise. Nella parte inferiore (verso valle) sono concentrate
istoriazioni del Neolitico (Stile II: orante con canidi e idolo
alato con orante), del Bronzo (Stile III/B) e del Ferro (Stile IV).
Quest'ultimo, particolarmente ricco, è documentato da alcune scene
di duellanti, capanne, scritte in caratteri etruschi, simboli e
segni, sparsi su tutta la superficie.
Roccia 35
Su questa piccola roccia, perimetrata da numerose figure, si sovrappongono
varie fasi di istoriazione estremamente complesse. Di rilievo una
grande "cometa" posta centralmente.
Da Foppe di Nadro si può rientrare a Nadro, passando accanto alla
parete rocciosa in cui è stato scavato un riparo preistorico che
ha rivelato, oltre ad una sepoltura calcolitica con corredo, anche
resti di bivacchi e ceramiche di vari periodi.
Sempre da Foppe di Nadro si può imboccare il percorso che porta
a Campanine e che viene illustrato nel paragrafo seguente. Si consiglia
tuttavia di visitare quest'ultima area partendo da Cimbergo.
2) Campanine
E' la vasta area, centrale nella Riserva, posta sotto l'abitato
di Cimbergo e congiungente il settore di Paspardo con Foppe di Nadro.
Morfologicamente è estremamente varia: nel settore più vicino a
Foppe di Nadro (Campanine bassa-Figna) l'area è caratterizzata da
gradoni naturali con alte pareti rocciose, alternati a pianori semi-nascosti
in cui si sono organizzati nei millenni, piccoli agglomerati agricolo-pastorali
con cascinali e recinti, inseriti oggi in un bellissimo castagneto.
Sul bordo, in alcuni punti, questi gradoni sono incisi (Dos Cui).
Più a Nord, la parete verticale si smussa, sostituita da un pendio
(che prosegue anche nelle Gole di Cimbergo) con numerose vaste rocce
incise: è Campanine, la più ricca area istoriata.
Le ricerche, tutt'ora in corso, sono partite da segnalazioni di
Marro e Laeng che individuarono qui le prime istoriazioni, e proseguono
tutt'ora, concentrate soprattutto nel settore superiore. Tutta l'area
è percorsa da una fitta rete di sentieri colleganti ambiti agricolo-pastorali
(con cascinali); alcuni tratti (Figna-Nadro) presentano grossi muraglioni
megalitici perimetrali contigui ad aree con chiari segni di insediamenti.
Itinerari di visita
L'ingresso per l'area di Campanine-Figna è collocato all'inizio
di Cimbergo; qui un sentiero conduce dapprima nel settore di Campanine
(alta), poi a Campanine bassa e Figna. Un ripido collegamento, realizzato
in un taglio della parete verticale, conduce poi a Foppe di Nadro
e Nadro. Due i percorsi di visita.
2/a) Campanine
(Tempo previsto per la visita: circa 2 ore/ Accesso: da Cimbergo)
2/b) Campanine con rientro da
Foppe di Nadro
(Tempo previsto per la visita: circa 4 ore. Si può protrarre questa
visita per tutta la giornata.)
2/a) Campanine
L' accesso è appena sotto il paese di Cimbergo.
Le numerose rocce individuate presentano incisioni appartenenti
per lo più all'età del Ferro (Stile IV): scene di caccia, lotta,
abitazioni, animali immaginari e sacri che rivelano la mentalità,
l'ideologia, gli avvicendamenti culturali e le influenze esterne
delle comunità nell'ultimo millennio a.C. Accanto a questi segni
preistorici, vi è una ricca concentrazione di figurazioni attribuite
al Medioevo ed alla fase della prima cristianizzazione della Valcamonica:
croci, scene funebri, simboli.
Roccia 5
Vasta superficie rocciosa, istoriata in due fasi: nella parte alta
sono presenti figure dell'età del Ferro (Stile IV: capanne, scene
di lotta) ed una scritta latina di dedicazione a Giove; nella parte
inferiore e laterale sinistra sono presenti composizioni di età
cristiana: croci, personaggi con chiavi (S. Pietro?), scene di riti.
Roccia 8
Sulla piccola superficie, posta al limite di un pianoro, una composizione
a carattere agricolo, di bucrani con aratri, attribuibile al periodo
Neolitico (Stile II/B)
Roccia 6
E' la superficie adiacente: nella parte bassa numerose scene in
tratto leggero (filiforme) "narrano" momenti cruciali e rituali
del medioevo valligiano: scene di impiccagione, balestre ed altre
armi. Importanti alcuni "nodi di Salomone" riferibili al VIII secolo
d.C., accanto a croci e chiavi cristiane. Nella parte alta è presente
una ricca iconografia preistorica.
Roccia 3
Composizioni con figure di "oranti" neolitici e grandi capanne.
Di quest'area colpisce la compresenza di immagini sacre e profane
(impiccagioni e croci), medioevo e preistoria: è veramente una pagina
unica dell'epopea umana, confermata dalle piccole edicole cristiane
poste accanto alle rocce istoriate (esorcizzazione?)
2/b) Figna / Foppe di Nadro
Proseguendo dall'area di Campanine, si incrocia l'antico sentiero
acciottolato che congiungeva nel Medioevo i paesi "alti" (Cimbergo)
con il fondovalle. Numerosi cascinali e recinti testimoniano le
attività e l'organizzazione delle economie in questa vallata alpina
durante il medioevo. Proseguendo, il viottolo conduce all'area di
Foppe di Nadro e da qui si può raggiungere il paese di Nadro.
3) Paspardo
Difficile definire in un unico quadro l'ambiente e le rilevanze
archeologiche sono presenti all'interno del vasto territorio di
Paspardo, soprattutto per le differenze altitudinali che presenta.
Nella fascia alta (dai 900-1.000 metri) è già presente un ambiente
in quota, con pino silvestre, larice ed abete rosso oltre che latifoglie
quali le betulle, il pioppo tremulo ed il salice.
Qui sono importanti località con arte rupestre: In Vall-Castello,
Sottolaiolo, il Capitello dei 2 Pini e Dos Custapeta, mentre anche
oltre il perimetro della Riserva (e già nel Parco dell'Adamello)
sono state individuate aree istoriate in località Dos Sulif, ben
oltre i 1.000 metri di altezza.
Scendendo al di sotto di questa aree, e lungo la nuova strada collegante
Paspardo con Capo di Ponte, si incontrano le località rupestri di
Deria-Scale di Paspardo-In Vitt e Deria: qui l'ambiente è dominato
dai grandi castagneti, da frutto e legno, con associazioni di nocciolo,
ontano, olmo e ciliegio.
In sintesi, gli ambiti di visita sono così riassumibili:
- In Vall-Castello,
- Capitello dei 2 Pini,
- Dos di Custapeta,
- Deria - In Vall - Vite.
3/a)
Capitello dei due Pini
(Tempo previsto per la visita:
1 ora)
Composizioni calcolitiche del III millennio a.C. (Stile III/A) riferibili
al fenomeno delle statue-menhir e composizioni monumentali, testimoniano
un grande movimento ideologico che ha interessato varie zone d'Europa
durante il III millennio a.C. Da questo settore si può spaziare
su buona parte della Valcamonica e ben localizzare tutte le principali
aree istoriate.
3/b)
In Vall
(Tempo previsto per la visita: 1 ora circa)
Importanti superfici istoriate tra cui una vasta roccia incisa con
migliaia di figurazioni: combattimenti "danza" tra animali, tenzoni
di guerrieri ed una ricca simbologia. E' una delle rocce più vaste
e meglio conservate di tutta la Valcamonica, importante anche per
le figure di pugnali che consentono la datazione indiretta delle
medesime.
3/c) Sottolaiolo
(Tempo previsto per la visita:
30 minuti)
Numerose rocce incise con figure di duellanti e simboli (palette,
coppelle) attribuibili all'età del Ferro (Stile IV). Particolarmente
importanti gli insiemi in cui sono vari tipi di "palette" e "rose
camune"
Roccia 1: piccola roccia fittamente istoriata: figurazioni di asce,
duellanti ed alcune "rose camune". Tutte attribuili all'età del
Ferro.
Roccia 4: superficie con numerose "palette" di diversi tipi.
3/d)
Deria
(Tempo previsto per la visita: 3 ore)
Lungo la strada che scende da Paspardo verso Capo di Ponte si possono
visitare alcune aree con incisioni rupestri. Oltre alle aree istoriate,
merita una visita il centro storico di Paspardo.
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