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La scelta dell'area per il primo intervento di ricerca archeologica
di superficie nel comune di Sonico e per lo studio delle incisioni
rupestri presenti nello stesso, è stata dettata dalla conoscenza
di una piccola roccia incisa, rinvenuta nei primi anni '50 e pubblicata
da Savina Fumagalli (allieva del famoso studioso di incisioni rupestri
e antropologo G. Marro) nel 1956, negli Atti della Società Italiana
di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano,
dopo averne dato notizia ripetutamente con la preziosa collaborazione
di don Vittorio Bonomelli, allora parroco di Sonico.
Tale roccia, come testimonierebbe la tradizione orale locale, sarebbe
sempre stata conosciuta dalla gente del luogo, con il toponimo "Coren
de le Strie" o "Coren de le Fate".
La presenza di questa roccia ha indotto ad ipotizzare la possibilità
di rinvenirne altre nel territorio circostante e quindi di credere
nell'esistenza di una vasta concentrazione di rocce incise. Grazie
all'Amministrazione comunale di Sonico ne è scaturita una estesa
campagna di ricerche che ha condotto alla scoperta e allo studio
di numerosi complessi nell'adiacente zona conosciuta come Cornel
de l'Aiva a Stablo, Corna Sanguinera, Pradasella, Plas, Gadert di
Rino e Föbia.
Coren de le Fate
Il complesso del "Coren de le Fate", a differenza di molti altri
soprattutto dell'area centrale della valle, ospita un numero di
categorie di rappresentazioni assai limitato; infatti, se sulla
roccia n. 50 di Naquane sono presenti circa una cinquantina di categorie,
qui se ne contano 17, delle quali dominanti solo 3.
Roccia n. 1
Lo studio analitico delle incisioni ha permesso di individuare una
serie limitata di fasi di intervento, in un arco di tempo molto
lungo, probabilmente compreso tra il terzo millennio ed il primo
a.C..
Durante la prima fase la roccia, (e forse tutto il costone circostante
di montagna) è stata legata al culto del sole e ciò, grazie ai numerosi
confronti con altre manifestazioni di cultura figurativa dell'arco
alpino e di altre regioni italiane, sembra sia avvenuto alla fine
del IV e inizio del III millennio a.C., cioè tra il Neolitico recente
e l'Eneolitico.
Dopo questo primo momento d'intervento di utilizzo della roccia,
sembra vi sia stato un prolungato intervallo di abbandono della
stessa, durante il quale le incisioni si sono lentamente e gradualmente
ossidate, riassumendo l'uniformità cromatica della superficie non
incisa, tanto da rendere quasi invisibili anche le incisioni più
profonde.
In un secondo momento la roccia è stata riutilizzata per incidervi
figure di tipo planimetrico, quindi un intero territorio nel quale
sembra riprodotto persino un insediamento ad uso abitativo oltre
a probabili aree coltivate, corsi d'acqua, strade, sentieri, ecc.
La tradizione orale locale riferisce che: "le figure della roccia
del Coren del le Strie sono la mappa dei Federici; chi riesce a
decifrare questa mappa riuscirà a trovare il tesoro che hanno nascosto
quando hanno dovuto scappare da Sonico".
Il terzo momento d'intervento ha trovato la roccia in condizioni
molto diverse rispetto ai precedenti. Questa è apparsa in tutta
la sua estensione e, quindi, un ritorno di interesse alla stessa
da parte di sacerdoti-artisti-incisori e rinnovate esigenze spirituali
hanno visto la possibilità di un totale riutilizzo delle superfici
levigate.
Durante il primo millennio a.C., dopo un'altra interruzione forse
di alcuni secoli, sono state incise le "palette" come elemento iconografico
dominante, legato forse la culto dei morti: due antropomorfi reggono
figure palettiformi, riprendendo un tema già conosciuto all'interno
del Parco di Naquane a Capodiponte e a Paspardo; una figura fallica
è rappresentata a testa in giù.
L'altra costante offerta sembra essere quella delle coppelle. Esse
entrano a far parte delle rappresentazioni; sono sparse sulla roccia
in apparente disordine o in disposizione geometrica, per un totale
registrato di 153 incisioni, ma soprattutto le coppelle appaiono
e permangono dalla fase più antica di frequentazione del sito a
quella più recente e continuano ad essere realizzate anche quando
sulla roccia non verranno più incise figure e simboli come quelli
considerati. Forse alcune sono addirittura di età storica, risultato
del perdurare della antica tradizione e del bisogno di incidere.
Numerose altre coppelle sono state individuate in diversi siti del
territorio comunale di Sonico soprattutto sul versante orientale
della valle, (ma anche su quello occidentale, nei pressi della chiesa
di S. Andrea), ed in tutta l'area circostante la roccia del "Coren
de le Fate". Queste trovano una loro continuità territoriale anche
più a Sud verso Garda e Berzo Demo e verso Nord nel terriotrio adiacente
di Edolo-Mu.
Il tutto sembra indurre a pensare alla sacralità del luogo connessa
forse a speciali riti di rigenerazione.
In tre momenti temporalmente, culturalmente ed ideologicamente diversi,
forse uno stesso concetto è stato espresso in modi diversi, attraverso
tipi figurativi apparentemente privi di un nesso logico, in realtà
riconducibili, a livello contenutistico, ad un unico denominatore
comune: quello della vita.
Roccia n. 2
È la più a valle tra tutte quelle del gruppo del "Coren de le Fate".
Costituita da un modesto sperone guarda sul conoide sottostante
di Villicampo. La superficie rappresenta una serie di coppelle apparentemente
prive di ordine alcuno; tre di queste sono forse intenzionalmente
allineate ed unite da un canaletto naturale costituito da una frattura
probabilmente ritoccata all'atto dell'esecuzione delle coppelle
stesse.
Roccia n. 3
Poco sopra la roccia n. 2, la n. 3 è abbastanza levigata e porta
solo vaghe tracce di incisioni: una breve linea orizzontale eseguita
forse con uno strumento metallico e, alla sua destra, un segno non
identificabile tipologicamente.
Roccia n. 4
Delimita a meridione il pianoro del "Coren de le Fate", guarda quindi
verso l'area sommitale di Villicampo. Di estese dimensioni, degrada
rapidamente verso valle ed in direzione della roccia n. 2. La superficie,
vistosamente alterata dagli agenti atmosferici, da radici, da licheni
e muschi, conserva scarse tracce di incisioni, tra le quali, uniche
evidenti, nel settore sommitale pianeggiante, alcune coppelle ed
una profonda figura cruciforme.
Roccia n. 5
Costituita da un grosso banco affiorante in mezzo al bosco, pochi
metri a monte della n. 4, ospita poche tracce di picchiettatura.
Roccia n. 6
È ubicata ad una decina di metri a monte della n. 4. Su 39 incisioni
si riconoscono 15 figure palettiformi, che trovano dei precisi confronti
con quelle della roccia n. 1, probabilmente eseguite in fasi diverse.
Almeno 5 sembrano essere espressamente legate a coppelle. Nella
parte alta della roccia, associata a palettiformi, a coppelle e
ad un segno indefinibile è evidente una figura antropomorfa del
tutto simile ad alcune della R. n. 1: ha le braccia alzate nell'atteggiamento
dell'orante, sembra impugnare un oggetto ed è fallica. Le coppelle,
numericamente limitate, sono di varie dimensioni, in alcuni casi
associate a due a due ed unite. Non sono assenti segni vari ed una
rappresentazione cruciforme.
Roccia n. 6
A Pochi metri a monte della n. 6, su un piccolo affioramento roccioso
vi è una sola figura incisa: si tratta, ancora una volta, di una
rappresentazione palettiforme, eseguita con cura, con pomo circolare
all'estremità del manico.
Roccia n. 7
Più a sinistra, la n. 7, di notevoli dimensioni, fortemente inclinata
verso valle ed erosa in superficie. Vi è incisa nella sua parte
mediana, sul ciglio destro, una piccola figura palettiforme con
il manico rivolto verso l'alto. Nella parte sommitale della roccia
è presente una grossa coppella dal diametro di circa 10 cm, numerose
incisioni e segni sparsi, tra i quali forse anche un vago abbozzo
di figura antropomorfa.
Roccia n. 8
È di grandi dimensioni; ubicata sul ciglio del costone sovrastante
la Val Rabbia, domina la parte inferiore della stessa e l'ampio
conoide di deiezione di Villicampo, costituito appunto dai periodici
apporti alluvionali. Pur essendo estesa e variamente disposta, sulle
sue superfici levigate dal ghiacciaio sono visibili poche tracce
di incisioni, tra le quali si riconoscono due figure palettiformi;
una alla sua base, l'altra alla sua sommità.
Roccia n. 9
Poco sopra la roccia n. 8, la n. 9 è un'estesa superficie, che accoglie
due gruppi di incisioni in due settori circoscritti. Il settore
A, nella parte più elevata porta due figure palettiformi con lungo
manico e pomo sub-circolare all'estremità; coppelle; probabilmente
un caprino, eseguito solo nei contorni; tracce di picchiettature
organizzate e tre antropomorfi. Due di queste sono fallici, ma soprattutto
si distinguono da quelli comunemente conosciuti in Valle Camonica
per essere caratterizzati dalla probabile rappresentazione della
folta capigliatura raccolta a "coda di cavallo", o da una maschera
caudata. La terza figura antropomorfa, di dimensioni più ridotte
ed armata di scudo e spada, sembra associata ad una paletta. Il
settore B, nella parte più bassa della roccia, comprende solo nove
palette e segni di difficile collocazione categoriale.
Roccia n. 10
Poco a monte della n. 9, raggiunto un breve pianoro erboso che domina
a valle il torrente Rabbia, si vede all'estremità occidentale dello
stesso sulla roccia n. 10, nella sua parte naturalmente emergente,
una figura palettiforme ed un probabile simbolo di cristianizzazione
del sito.
Rocce n. 11, 12
Risalendo il pendìo, a quota 900 m s.l.m., poco discosta dalla roccia
13, vi è la n. 11, di grandi dimensioni, caratterizzata da una rappresentazione
serpentiforme, da una possibile figura corniforme schematica e da
cruciformi relativamente recenti. La R. n. 12, nelle immediate vicinanze,
ha tracce di picchiettature di difficile lettura, alcune coppelle
ed una paletta.
Roccia n. 13
L'opera di ripulitura ha evidenziato un esteso gruppo di rappresentazioni,
facilmente riconducibili tipologicamente a quelle delle rocce precedentemente
descritte. Sembrano individuabili anche qui due o tre momenti diversi
di intervento, a loro volta caratterizzati da più fasi. Si riconoscono
simboli circolari, descrizioni planimetriche e meandriformi, antropomorfi,
palette e coppelle. Anche qui, una figura antropomorfa trova precisi
confronti con la roccia n. 9; infatti sembra portare una maschera
caudata o ha i capelli raccolti a "coda di cavallo".
Rocce n. 14 e 15
Ulteriori esplorazioni nel territorio circostante, in particolare
lungo il costone che domina la Val Rabbia, su fino alla località
Stablo, hanno permesso di individuare altre due rocce: la n. 14
e la n. 15. Sulla prima compaiono pochi segni di difficile interpretazione,
mentre sulla seconda vi è una serie di coppelle.
Se le esplorazioni hanno permesso di mettere in luce rocce incise
in tutta l'area compresa tra Villicampo e Stablo, il loro proseguimento
ha rivelato importanti presenze anche nella fascia parallela comprendente
il "Dos de la Crus" e il "Cornel de l'Àiva", altre nel territorio
circostante la chiesa sussidiaria di S. Maria e lungo il torrente
Grandi. In questa zona, tra l'altro, sono stati reperiti in superficie
anche alcuni frammenti di laterizi di età romana, che potrebbero
indurre ad ipotizzare la presenza di un edificio di tale epoca nello
stesso sito. Più a monte sono state registrate presenze antropiche
antiche nella zona circostante la "Corna Sanguinera", più su ancora,
presso la "Corna de le Crus" e l'alpeggio Pradasella.
Cornel de l'Aiva
Dal margine Nord-Est di Villicampo, partendo da quota 680, salendo
fino a quota 850 e procedendo fino al "Dos de la Crus", si estende
un altro territorio che ha il suo centro nel "Cornel de l'Àiva".
Qui sono state individuate almeno 6 rocce con incisioni tipologicamente
nuove, alcune delle quali di particolare interesse.
Roccia n. 1
Lungo il sentiero che dal margine Nord di Villicampo sale al "Cornel
de l'Àiva", un masso ospita una figura cruciforme.
Roccia n. 2
È quella che dà il nome alla località (cornel = roccia in posizione
dominante ed emergente rispetto ai piani circostanti; de l'àiva
= dell'acqua). La parte sommitale di questa roccia è formata da
un esteso incavo naturale nel quale confluisce l'acqua piovana,
conservandola per molto tempo.
Sulla roccia sono presenti numerose coppelle distribuite in maniera
apparentemente casuale. Una di queste, di forma ovale, è di circa
20 cm di lunghezza e sembra realizzata in piano al fine di poter
accogliere qualche cosa. Considerata la posizione dominante sulla
valle e la sua collocazione all'estremità di un esteso pianoro,
non è escluso che questa roccia possa aver svolto la funzione di
altare.
Sulla stessa, nella porzione più liscia che guarda verso valle,
proprio sopra i segni residui di uno "scivolo rituale", sono presenti
alcune croci, chiaramente realizzate con l'intento di cristianizzare
la roccia legata a pratiche magico-religiose "pagane".
Roccia n. 3
È una grande superficie poco discosta dal "Cornel de l'Àiva". L'estremità
superiore è costeggiata dal sentiero che sale al "Dos de la Crus"
e, probabilmente onde evitare smottamenti, ma soprattutto onde evitare
che venisse calpestata o comunque "profanata" dal passaggio, è stata
intenzionalmente protetta a monte per mezzo di un allineamento di
massi.
Le superfici in pendenza sono fittamente incise limitatamente al
terzo superiore dell'intera roccia e le incisioni stesse sono distribuite
a ventaglio quasi a seguire, con estrema naturalezza, le variazioni
e la direzione delle pendenze.
Forse per la prima volta nella produzione paleoiconografica della
Valle Camonica, italiana e persino europea, su questa roccia sono
presenti tipi figurativi che sono completamente nuovi. Si tratta
di figure geometriche composte, di varie forme e dimensioni, isolate
in alcuni casi, tra loro associate e composte in altri, mai tra
loro sovrapposte. Recentemente composizioni figurative del tutto
simili sono state individuate dallo scrivente anche nel territorio
adiacente di Edolo-Mu ciò ha permesso di ipotizzare che anche questi
tipi figurativi possano effettivamente essere rappresentazioni di
tipo planimetrico o forse, addirittura, rappresentazioni di "sinte",
attraverso soluzioni grafiche geometriche e schematiche, cariche
di contenuti simbolici e numerici. Ulteriori confronti tipologici
si possono effettuare con alcune incisioni rinvenute in Cile e più
esattamente nella regione di La Pintadas de Marquesa e con rappresentazioni
svedesi di Nykopiger. Per quanto concerne la collocazione cronologica
di queste figure è possibile ipotizzarne l'appartenenza alla prima
metà del terzo millennio a.C. e forse anche ad un periodo precedente.
Rocce n. 4, 5
L'esplorazione del territorio a monte del "Cornel de l'Àiva" e verso
la croce, ha permesso di cogliere come le superfici affioranti siano
particolarmente rovinate, alterate dai licheni e soprattutto dagli
agenti atmosferici; tuttavia tra queste si individuano vaghe tracce
di presenze antropiche, alcune costituite da muretti, allineamenti
di grosse pietre, antichi sentieri e tracce di incisioni.
Le rocce n. 4 e 5, poco a monte della n. 3, ospitano alcune coppelle.
Roccia dei megaliti
A valle del "Cornel de l'Àiva", in direzione del Municipio di Sonico,
su alcune estese superfici, ripide e con evidenti tracce dell'azione
geodinamica dei ghiacciai, sono presenti tracce di incisioni: qualche
coppella, qualche breve canaletto e forse anche altre figure che
permangono difficili da rilevare e cogliere nella loro reale essenza,
dal momento che sono fortemente alterate. Alla sommità del roccione
un breve terrazzo pensile artificiale è delimitato da un allineamento
di grandi massi: una struttura chiaramente di tipo megalitico probabilmente
tesa a costituire uno spazio riparato e al contempo dominante sul
fondo valle. L'analisi ha permesso di notare anche qui la presenza
di alcune incisioni, tra le quali si riconoscono coppelle e canaletti,
coppelle a due a due associate ed altri segni, oltre a due evidenti
buchi realizzati con la funzione pratica di essere sedi di appoggio
di pali in legno. La presenza di buchi per pali induce a credere
nell'esistenza di una costruzione, forse una capanna.
Altre rocce incise
La descrizione delle rocce incise individuate nell'ambito del Comune
di Sonico potrebbe continuare a lungo, dal momento che i siti che
ne accolgono sono numerosi. In questa sede si accenna solamente
alla loro presenza, rimandando ad altra occasione la presentazione
dello studio analitico delle stesse.
Nelle immediate vicinanze del paese, in località "Plas", lungo il
torrente Grandi, sparsi nel conoide dallo stesso costituito e culminante
con il Santuario di S. Maria di Pradela, e più in basso fino alle
prime case del paese, vi è una serie di massi incisi caratterizzati
soprattutto da coppelle, croci di cristianizzazione, disegni di
piedi e segni vari.
La "Corna di Batì", o masso n. 6, è forse il più interessante, dal
momento che vi appaiono due fasi di incisioni, la prima delle quali
costituita da una figura geometrica richiamante quelle della roccia
n. 3 del "Cornel de l'Àiva", mentre la seconda è costituita dalla
rappresentazione di una stele antropomorfa femminile o figura idoliforme.
Tale figura richiama con estrema verosimiglianza le stele antropomorfe
della Lunigiana del periodo più arcaico, quindi dell'Eneolitico
(III millennio a.C.).
Salendo dai Plas verso Pradasella, la "Corna Sanguinera", a quota
950 m circa, un masso erratico, immerso in una fitta abetaia, ospita
alla sua sommità una serie di coppelle, tali da farlo credere un
masso-altare.
Più su ancora, nel punto d'incontro tra la strada che sale dai Plas
e quella che taglia il bosco orizzontalmente provenendo da Stablo
per proseguire nel territorio di Edolo, poco sotto le cascine di
Pradasella, vi è la "Corna de le Crus".
Si tratta di un grosso masso erratico di micascisto, associato ad
un altro di dimensioni minori posto volutamente a costituire un
gradino di accesso alla sommità del più grande. Ambedue sono caratterizzati
da una densa serie di coppelle e ben 301 incisioni cruciformi, spesso
tra loro in sovrapposizione.
A Rino, in località "Gaderì", un altro masso erratico è ricoperto
da croci di diversi periodi e coppelle.
Dalle "Quattro strade", salendo verso la località "Föbia", la "Pigna
Peta" è una grande roccia caratterizzata da una fitta serie di iscrizioni
relativamente recenti. Alla sommità della roccia, in posizione dominante
la valle sottostante, si riconoscono alcune coppelle e soprattutto
lo "Scagn del Diaol" (la sedia o trono del diavolo): un masso con
tracce evidenti di lavorazione a sella.
Proseguendo lungo la strada per la Val Malga si raggiunge la località
"Pos" (Pozzi). Qui, la vecchia strada che da Garda andava a Föbia,
incrocia la carreggiabile e passa per la "Frera" e il "Sant de le
Plote". Lungo questa vecchia mulattiera vi è una serie di rocce
incise.
La n. 1, lunga circa 20 metri è caratterizzata da incisioni fusiformi
per graffi ripetuti, coppelle, coppelle e canaletti, figure cruciformi
ed una iscrizione in caratteri prelatini, attestante l'antichità
della frequentazione della zona.
La n. 2 è ricca di incisioni, date e sigle recenti, ma sotto di
esse si riconoscono graffiti medioevali ed altri ancora più antichi,
tra i quali una imbarcazione. Anche qui numerose sono le croci di
diversa fattura.
Una bella scena è costituita da due figure di cacciatori armati
di lancia ed un cervo che si sovrappone a tre lettere di rozza fattura,
ma di età romana.
Poco oltre vi è la roccia n. 3, ancora con incisioni cruciformi,
e (poche decine di metri oltre l'edicola del "Sant de le Plote").
In Val Malga, infine, in località Faet, si riconosce un masso con
coppelle.
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