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Nel territorio del Comune di Berzo Demo sono presenti numerose
rocce con coppelle e strutture di tipo megalitico. Ma il sito delle
incisioni rupestri che si trova poco discosto dalla 'Curva de le
bore' e dal 'Poggio della Croce', è sicuramente il ritrovamento
più importante di raffigurazioni e iscrizioni protostoriche nel
Comune.
La scoperta, avvenuta il 31 dicembre del 1983 ad opera dell'archeologo
Ausilio Priuli, a conclusione di un'indagine su un territorio dove
era già stata segnalata la presenza di coppelle, ha portato alla
luce numerose rappresentazioni di arte rupestre e iscrizioni in
caratteri nord-etruschi.
Il luogo
Il luogo del ritrovamento si trova a quota 1.150 m circa, in un'ampia
conca degradante in direzione dei prati della località Sonsa a Sud-Est,
e verso i contrafforti rocciosi del Poggio della Croce, sovrastanti
l'abitato di Berzo, a Sud-Ovest. Immediatamente a Nord domina il
sito l'altura del Dos de l'Ora (1.223 m).
L'ambiente, ben esposto al sole, è caratterizzato da una vasta brughiera
con notevoli popolazioni di brugo (Calluna vulgaris L.) e uva orsina
(Arctostaphylos uva-ursi), che letteralmente tappezzano il terreno.
La vegetazione arborea annovera specie come il pino silvestre, l'abete
rosso, il larice e la betulla.
Da qui la vista spazia ampia su una moltitudine di montagne: dai
pendii del Piz Olda, la montagna di casa, alle nostre spalle; alle
creste del Re di Castello, del Tredenus, dell'inconfondibile Pizzo
Badile Camuno, sulla sinistra orografica della Valcamonica, nel
Parco dell'Adamello; fino al Monte Elto e la Val Paisco sull'altro
versante. Se volgiamo lo sguardo in basso invece, con un colpo d'occhio
possiamo abbracciare tutto il tratto di Valcamonica che da Berzo
Demo scende verso Capodiponte e oltre, con Cedegolo in primo piano.
Le incisioni
Le incisioni sono state scoperte in seguito all'asportazione della
vegetazione e del sottile strato di sedimenti che ricopriva le rocce.
Difatti le poche rocce incise non ricoperte dalla vegetazione, difficilmente
rivelavano a persone non più che esperte la presenza di iscrizioni,
esposte com'erano alle intemperie che hanno avuto buon gioco nel
rovinare queste superfici di pietra micascistica.
Quindi se da un lato la copertura ne ha ritardato la scoperta, dall'altro
ne ha permesso una migliore conservazione, consentendoci oggi di
poterle ammirare e studiare.
La prima roccia incisa che incontriamo proprio sul sentiero che
proviene dalla 'Curva de le bore', presenta una interessante raffigurazione
di tre costruzioni, di cui una centrale grande e altre due più piccole
affiancate, tracciate con la tecnica a 'graffi ripetuti'; ma l'area
più interessante e che riserva maggiori sorprese, è un centinaio
di metri più avanti in direzione del Poggio della Croce ed è conosciuta
come roccia delle iscrizioni.
La superficie rocciosa, ben levigata dai ghiacciai, nell'area di
circa 20 metri quadrati di superficie liscia, presenta numerose
incisioni, la maggior parte delle quali prodotte con lo sfregamento
continuato di pietre o metalli sulla roccia (tecnica a polissoire),
sfruttando spesso le striature glaciali.
Ciò che balza subito agli occhi al primo contatto visivo con la
superficie istoriata, è la presenza di un gran numero di incisioni,
rappresentanti lance terminanti con grandi cuspidi di diversa forma,
con innesto a cannone: cuspidi a losanga, a foglia di lauro, triangolari,
e altre ancora. La loro forma è tipica dell'Età del Ferro, tracciate
con linee semplici. L'evidente continuazione dell'asta della lancia
nel puntale denota la presenza di una costolatura centrale nella
punta stessa. Sono poi rappresentate alcune cuspidi metalliche di
lancia con innesto a cannone senza asta, in grandezza naturale,
ottenute appoggiando l'arma direttamente sulla roccia e tracciandone
il contorno con uno strumento appuntito.
Quasi tutte le lance hanno la punta rivolta verso il basso, poche
quelle rivolte verso l'alto. Sono presenti anche lance con due punte.
Continuando l'analisi delle incisioni presenti sulla roccia, spicca
in alto a sinistra una scena con tre figure antropomorfe. La figura
posta al centro in posizione statica, probabilmente regge uno scudo
con un braccio, mentre l'altro è rivolto verso l'alto come se impugnasse
una lancia. Le altre due figure, riprese di profilo e rivolte verso
la figura centrale, sono più mosse sulle gambe. Quella più a sinistra
impugna una lancia a losanga e uno scudo di forma ovale. All'altezza
della testa, rovinata per la naturale disgregazione della roccia,
alcuni gruppi di linee sembrano suggerire degli ornamenti. La terza
figura, ben mossa sulle gambe che sembrano effettuare un passo di
danza, nella parte superiore è più confusa. L'insieme delle tre
figure sembra proporre una scena di danza rituale o di lotta. Contornano
e si sovrappongono a questa rappresentazione, figure di lance a
foglia di lauro; la scena stessa inoltre si sovrappone ad altre
figure di lance a losanga, mettendo in evidenza la presenza di più
fasi di istoriazione.
Le incisioni di maggior interesse, tra quelle finora scoperte nei
pressi della Curva de le Bore, sono le numerose iscrizioni in caratteri
nord-etruschi graffite sempre sulla roccia delle iscrizioni. Della
ventina di iscrizioni presenti, quasi tutte sono complete. La tecnica
di incisione è per la maggior parte di esse a polissoire come per
quasi tutte le altre figure presenti nel sito. Da rilevare che le
lettere sono ben marcate, denotando ripetuti passaggi con strumenti
incisori, ripetizione forse dovuta alla rugosità della roccia micascistica.
Solo alcune scritte sono filiformi e poco leggibili. La collocazione
temporale delle iscrizioni non è agevole, ma sicuramente compresa
tra il III secolo a.C. fino alla romanizzazione della Valcamonica.
I caratteri alfabetici di queste iscrizioni mostrano chiare analogie
con altri siti della Valcamonica, in particolare con quelle scoperte
a Piancogno. Anche la presenza di una figura piediforme graffita
nella parte bassa della roccia vicino a delle iscrizioni, suggerisce
un'analogia con siti con associazioni simili, anche se il rapporto
tra queste iscrizioni e le circostanti rappresentazioni è ancora
da definire. Un dato interessante è comunque la grande concentrazione
di iscrizioni in caratteri pre-latini presenti su una stessa roccia,
viatico a possibili nuove scoperte. Il sito offre altresì alcune
figure antropomorfe, probabilmente le ultime incisioni eseguite
su questa roccia con tecnica a percussione diretta e oltre di difficile
lettura rappresentano probabilmente figure geometriche.
Il sito presenta sicuramente alcune caratteristiche peculiari, rispetto
ad altre superfici istoriate della Valcamonica. Innanzi tutto la
collocazione, in un'area marginale, ad un'altitudine relativamente
elevata per insediamenti abitativi permanenti. C'è però da dire
che il luogo domina buona parte della sottostante Valcamonica, con
possibile collegamento visivo diretto tra i maggiori centri preistorici
della zona di Paspardo e Capodiponte, territori prospicienti il
Pizzo Badile, montagna probabilmente considerata sacra dagli antichi
Camuni. Quindi non è da escludere il suo uso come luogo sacro. Le
iscrizioni e le figure ritrovate in questo sito rappresentano un
tassello importante per lo studio del periodo protostorico in Valcamonica
e nelle Alpi. Difatti le numerose iscrizioni sono un documento importante
di confronto e comparazione con altre manifestazioni simili, sia
in Valcamonica che altrove. Certamente le incisioni riportate alla
luce sono solo una parte di quelle presenti in quest'area, da sempre
avvolta in un aura di sacralità, grazie a leggende e racconti che
la riguardano, testimoniati anche dalla toponomastica . In particolare,
il luogo era indicato dalle leggende come abitato dalle streghe:
un anfratto per la sua forma veniva considerato come la culla delle
streghe ('Cuna de le strie'), mentre un grosso masso aveva la funzione
di macina ('Mulì de le strie'); una piccola caverna tutt'ora visibile,
scavata nella parete rocciosa poco discosta dalle rocce istoriate,
con evidenti segni di uso come forno, veniva invece considetata
come il loro forno ('Furan de le strie'). Infine, una coppella scavata
su un grosso masso staccatosi dalle rocce soprastanti, era considearto
l'orma del piede del diavolo ('Pè del diaol'). Alcuni interrogativi
sorgono spontanei: perché questi graffiti, chi furono gli incisori
e perché proprio in questo luogo? Domande a cui sarà forse possibile
rispondere solo con ulteriori scoperte.
Si auspica che dopo il ritrovamento e i primi studi riguardanti
le iscrizioni l'Amministrazione Comunale operi concretamente per
la valorizzazione del sito.
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