(A CURA DI ANDREA ARCÀ, ANGELO FOSSATI, ELENA MARCHI)

 
     
   

Tra i fenomeni più interessanti dell'arte rupestre della Valcamonica, le statue stele sono state e restano quelle a maggior rischio di conservazione. Rinvenute per lo più in contesti secondari (l'interessante e raro caso dei massi di Ossimo, rinvenuti negli scavi del prof. Fedele, si può leggere in questo stesso volume) questi massi, potendo essere spostati dal luogo originario di posizionamento, sono spesso stati rimossi e portati molto lontano. Alcuni di questi monumenti sono stati distrutti o irrimediabilmente rovinati dagli scavi durante la costruzione di vecchi e nuovi edifici. Altri sono invece stati recuperati e la loro conservazione è discreta. In quasi tutti i casi, comunque, questi massi o stele, comunque li si voglia chiamare, non si trovano più nei contesti originari. Alcuni si possono osservare al Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, dove sono stati condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia, preoccupata della loro conservazione: è il caso dei massi di Cemmo 3 e 4, e, in particolare perché se ne dà qui una presentazione, di alcuni massi di Malegno (1 e 2), Ossimo (i n. 7 e 8) e di Borno (i n. 4, 5, 6). Il masso Borno 1 si trova, addirittura a Milano, dove venne portato per un'esposizione nei primi anni '60, e da dove non venne più rimosso.
Leggendo le seguenti schede il visitatore potrà farsi un'idea delle figurazioni presenti sui massi ed essere informato della storia delle scoperte.

Malegno - località Bagnolo-Ceresolo
Bagnolo-Ceresolo 1
(ora al Parco Nazionale di Naquane)

La stele, di arenaria permiana, ha la faccia principale incisa di forma ovoidale e la superficie perfettamente liscia. Venne scoperta e segnalata nel luglio del 1963 da R. Baffelli ed altri. Le figure sono concentrate su un'unica faccia, fatta eccezione per un animale posto tra la faccia principale ed il lato destro, e sono allineate lungo l'asse verticale del masso. In alto, al centro, sono raffigurati un sole ed un rettangolo, diviso in due settori. In un breve tratto il rettangolo sembra essere coperto dal sole: si tratterebbe dunque di un'incisione più antica probabilmente raffigurante una mappa topografica. Ai lati della composizione sono presenti due asce, con le lame rivolte verso l'esterno.
Sotto al sole vi sono otto pugnali remedelliani*, disposti in tre file (quattro, uno e tre). In alto, a destra, è rappresentato uno stambecco. La composizione è chiusa, in basso, da tre linee parallele orizzontali, probabili raffigurazioni di un cinturone.

Bagnolo - Ceresolo 2
(ora al Parco Nazionale di Naquane)

Stele di arenaria permiana, smussata e levigata naturalmente. Il masso fu scoperto e segnalato nel luglio 1972 da Don Antonio Medici. Le incisioni si concentrano su un'unica faccia, ad eccezione di alcuni animali che sono incisi sulla rotondità di congiunzione tra la faccia principale e il fianco destro. In alto appare il sole raggiato, sotto il quale sono tracciati un collariforme capovolto e un pendaglio a doppia spirale, simboli della figura femminile. A destra di questa composizione vi sono due asce e due pugnali remedelliani e, proseguendo nella stessa direzione, una serie di animali, tra cui forse quattro cerbiatti e due canidi. Nella parte bassa della stele è raffigurata una scena di aratura. Sulla sinistra, in alto, quasi isolato rispetto alle altre figure, un altro canide. Il sole, associato ad armi ed animali, rimanda alla figura maschile: è evidente dunque che la stele di Bagnolo 2 è di tipologia mista, forse incisa in due momenti diversi della stessa fase.

Borno - località varie
Borno 1
Il masso di Borno 1, venne scoperto dal geologo A. Pollini nel 1953, nell'alveo del Torrente Undine, presso la confluenza con il Trobiolo. Attualmente è conservato nelle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano, al Museo di Corso Magenta. Si tratta di un masso di arenaria permiana, con quattro facce; una di queste si può considerare la principale, in quanto maggiormente istoriata. Sul masso sono presenti quattro diverse fasi: la più antica è costituita da incisioni di mappe topografiche; le altre due fasi sono ascrivibili all'età del Rame, periodi remedelliano e campaniforme; l'ultima fase è, presumibilmente, dell'antica età del Bronzo. E' probabile che il masso sia stato mosso almeno una volta per permettere l'incisione della faccia B.

Faccia A
Su questa faccia sono presenti figure attribuibili a quattro diverse fasi incisorie. Alla fase 1 sono attribuibili: un cerchio a tre raggi, eseguito a sola linea di contorno, probabile raffigurazione solare o di ornamento femminile; un cerchio pieno di piccole dimensioni e una figura triangolare. Tutte e tre le figure sono sottoposte ad un cerchio a tre raggi della fase successiva. Della fase 2 sono tre camosci; un rettangolo a scacchiera, frangiato; un cerchio concentrico a tre fasci di raggi; due pendagli ad occhiale; un collariforme; tre stambecchi; sette pugnali su due file asimmetriche di due e cinque, contrapposti per l'impugnatura. Tre figure antropomorfe sono attribuibili alla fase 3 (periodo campaniforme). Nella parte alta del masso è presente un disco con punto centrale della fase 4 (antica età del Bronzo).

Faccia B
Questo lato del masso è coperto da incisioni di due momenti diversi. Il primo è caratterizzato da mappe topografiche, costituite da rettangoli completamente campiti a martellina o a sola linea di contorno e con all'interno piccoli pallini. Nel secondo momento sono stati incisi un disco (probabile raffigurazione del sole, senza raggi); un'alabarda fogliata; un antropomorfo a braccia tese in avanti; un cane che insegue due stambecchi; una scena di aratura.

Faccia C
Questa faccia mostra figure appartenenti ad una sola fase incisoria. Si tratta di due cervi, tre cerve o cerbiatti, tre stambecchi e un canide.

Faccia D
Fase 1: 11 animali tra cui sono distinguibili due cervi, un camoscio e otto cerbiatti o cerve. Fase 2: motivo sub-quadrangolare a doppia linea di contorno e provvisto di due elementi semicircolari, tagliati da una linea centrale; un pugnale di tipo Remedello. La prima figura copre due degli animali della fase precedente e può essere considerata una bandoliera o mappa topografica.

Borno 3
Piccolo frammento di stele di arenaria permiana. Venne riconosciuto nel 1978 da G.C. Zerla tra le pietre costituenti il muro esterno di una casa del centro storico di Borno. Su di esso appaiono: parte di un pendaglio a doppia spirale, i resti di una figura collariforme e sei lineette orizzontali e parallele tra loro. Si può presupporre che la stele completa fosse di tipologia femminile, data la presenza dei caratteristici ornamenti. Non si può escludere però la possibilità che fosse una stele mista: agli ornamenti femminili avrebbero potuto essere affiancati, o posti in rapporto di sovrapposizione, gli altri caratteristici simboli (sole, armi, animali, rettangolo frangiato), come già in altre stele o massi misti (Bagnolo-Ceresolo 2; Borno 1, etc…).

Borno 4
Stele di arenaria, di colore grigio-biancastro, di forma ovoidale, lievemente arrotondata nella parte sommitale. Venne scoperto da G.F. Rivadossi nel novembre del 1981. Attualmente è conservata nel Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane a Capo di Ponte. Le incisioni si concentrano su una sola faccia. In alto è incisa una figura circolare, probabile raffigurazione solare senza raggi; al di sotto a destra appare un'ascia a lama rettangolare con lunga asta d'immanicatura, mentre sulla destra sono presenti sette figure di animali (tre stambecchi, un cane e tre cervi femmina). Alla base, allineati in senso verticale, sono incisi tre pugnali remedelliani. La composizione è estremamente ordinata e simmetrica, ascrivibile ad una medesima fase incisoria (2800-2400 a.C.). La presenza di armi, associate a sole ed animali rimandano chiaramente ad una simbologia maschile.

Borno 5
Masso di arenaria permiana, di colore rosso violaceo, frammentario: manca infatti della parte superiore. Individuato da A. Priuli nel 1988, attualmente si trova al Parco Nazionale delle Incisioni rupestri di Naquane, a Capo di Ponte. Una sola faccia risulta incisa: in alto si vedono due aste di impugnatura di asce (o alabarde). Sulla destra compare una figura triangolare, internamente campita: forse la lama di un'alabarda o di un pugnale. Alla base due pugnali affrontati, con lama triangolare allungata, a lati lievemente inflessi e spalla obliqua.
L'impugnatura dei due pugnali è troncoconica, caratteristica, in base ai confronti con oggetti della cultura materiale, dei pugnali tipo Ciempozuelos (età campaniforme) o di quelli dell'antica età del Bronzo. Data la particolare forma dell'impugnatura risulta più probabile quest'ultima attribuzione. Il dato risulta interessante in quanto implicherebbe un attardamento del fenomeno statue-stele nell'antica età del Bronzo: fenomeno già riscontrato in altri siti europei (ad esempio in Lunigiana-Garfagnana).

Borno 6
Di provenienza ignota la stele fu individuata in una discarica di Borno. Segnalata alla Soprintendenza Archeologica della Lombardia da un ragazzo del luogo nel 1988, è costituita da un masso erratico di forma irregolare, di arenaria permiana. Le incisioni sono state eseguite su tre facce e sono presenti almeno due fasi incisorie. Nella parte sommitale si riconosce un cerchio raggiato, in funzione di simbolo solare; sotto un motivo rettangolare campito di linee orizzontali. Potrebbe trattarsi di una mappa topografica, di fase più antica, oppure di un mantello frangiato. Più in basso rispetto a queste due figurazioni, sono presenti otto pugnali a lama triangolare del tipo remedelliano. Al di sotto di tutte queste figurazioni la superficie rocciosa appare completamente martellinata: l'area incisa stava forse a simboleggiare una mappa topografica. Sulla seconda faccia compaiono altri due pugnali remedelliani. Sulla terza ed ultima faccia sono presenti cinque pugnali remedelliani, una fascia di undici linee con un margine su un lato, forse raffigurazione di un cinturone, e una raffigurazione topografica a bandoliera.

Ossimo Inferiore
Ossimo 7
Masso di arenaria permiana di forma troncoconica, dal perimetro arrotondato, di colore scuro. Fu rinvenuto nel 1983 nel corso di scavi per la costruzione di un seminterrato, nell'abitato di Ossimo Inferiore, nei pressi della scuola elementare e riconosciuto come masso inciso da G. Zerla. E' ora esposto nel "prato delle stele" presso il Parco Nazionale di Naquane (Capo di Ponte). La superficie incisa appare interessata da numerose fratture ed erosioni, che intaccano parzialmente molte figure. Il maggior numero di incisioni appartiene alla prima fase. L'elemento centrale è costituito da un motivo a "rettangolo frangiato" a cui si affianca ad un sole raggiato, vagamente quadrangolare. Come in Ossimo 5 al di sotto del rettangolo frangiato vi è una composizione di cervi in colonna (due cervi maschi e tre cerbiatte). Le "colonne" di animali sono in tutto nove. Partendo da sinistra possiamo ammirare in composizione verticale: suini, cerbiatte (è più probabile in questo caso un riferimento alla fase campaniforme), camosci, cervi, una colonna mista cerbiatte-suini-pugnali remedelliani, di nuovo cerbiatte e infine sull'estrema destra tre colonne di piccoli canidi. Alla colonna "capeggiata" dal sole si sovrappongono gli elementi della seconda fase campaniforme: tre figure umane, affiancate, a braccia aperte dal caratteristico corpo triangolare (quella centrale è coronata da un disco solare), e più in basso una scena di aratura con l'aratore a corpo triangolare. La scena differisce da quelle del periodo remedelliano sia per la forma della figura umana che per la differente resa della linea stegola-vomere. Alcune figure, in particolare le colonne di cerbiatte e di camosci, appaiono istoriate con una cura ed una ricchezza di particolari raramente eguagliabili.

Ossimo 8
Al momento della scoperta Ossimo 8 era conservato a testa in giù in un giardino di Ossimo Inferiore; la scoperta (1988) si deve a G. Zerla. Come Ossimo 7, conservato nella casa accanto, il masso era stato prelevato da uno scavo effettuato per ricavare un garage. Il monumento ha subìto gravi danneggiamenti negli scavi e durante il suo posizionamento nel giardino. Sono evidenti le sbrecciature causate dal braccio metallico della benna. Queste hanno reso difficile la lettura delle incisioni presenti sul masso e l'identificazione delle fasi di istoriazione. Il menhir, di arenaria, è inciso su entrambe le facce, ma su un lato riporta solo il rettangolo frangiato: questo lato ha una patina più chiara di quella dell'altro lato, ed inoltre ha la superficie sbozzata al fine di ottenerne un aspettolavorabile. Questo fa pensare al riutilizzo di un masso su cui erano già presenti le mappe.
Lo studio delle sovrapposizioni ha evidenziato la presenza di tre fasi di istoriazione. La prima fase è costituita dalla rappresentazione topografica che si estende su tutta la superficie principale del masso. Successivamente, forse a completare la composizione topografica, sono state aggiunte delle coppelle che in alcuni casi si sovrappongono ai rettangoli. Ad una seconda fase deve essere riferito il rettangolo con frange del lato 2 e, probabilmente, la scena di aratura inferiore, di cui è rimasto un bue, l'aratro e l'aratore. Nella terza fase vengono incise le sette figure antropomorfe disposte su due file, di cui uno fornito di emblema solare raggiato; la seconda scena di aratura e le sette linee parallele, atte a rappresentare i solchi dell'aratura, che compaiono al di sotto della scena di aratura inferiore. In un momento successivo sono state istoriate le 42 figure di animali tra cui si riconoscono, camosci, caprioli, cervi, cinghiali, lupi e volpi. I rapporti tra le figure sembrano indicare un'anteriorità di istoriazione dei cervi rispetto a tutte le altre figure di animali a cui seguono i cinghiali, che sono sempre sottoposti ai camosci, e i canidi.

 

Per informazioni
Cooperativa Archeologica «Le Orme dell'Uomo»
Sede: Cerveno (BS)
Tel. 0364/433983.