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Tra i fenomeni più interessanti dell'arte rupestre della Valcamonica,
le statue stele sono state e restano quelle a maggior rischio di
conservazione. Rinvenute per lo più in contesti secondari (l'interessante
e raro caso dei massi di Ossimo, rinvenuti negli scavi del prof.
Fedele, si può leggere in questo stesso volume) questi massi, potendo
essere spostati dal luogo originario di posizionamento, sono spesso
stati rimossi e portati molto lontano. Alcuni di questi monumenti
sono stati distrutti o irrimediabilmente rovinati dagli scavi durante
la costruzione di vecchi e nuovi edifici. Altri sono invece stati
recuperati e la loro conservazione è discreta. In quasi tutti i
casi, comunque, questi massi o stele, comunque li si voglia chiamare,
non si trovano più nei contesti originari. Alcuni si possono osservare
al Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, dove sono
stati condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia,
preoccupata della loro conservazione: è il caso dei massi di Cemmo
3 e 4, e, in particolare perché se ne dà qui una presentazione,
di alcuni massi di Malegno (1 e 2), Ossimo (i n. 7 e 8) e di Borno
(i n. 4, 5, 6). Il masso Borno 1 si trova, addirittura a Milano,
dove venne portato per un'esposizione nei primi anni '60, e da dove
non venne più rimosso.
Leggendo le seguenti schede il visitatore potrà farsi un'idea delle
figurazioni presenti sui massi ed essere informato della storia
delle scoperte.
Malegno -
località Bagnolo-Ceresolo
Bagnolo-Ceresolo 1
(ora al Parco Nazionale di Naquane)
La stele, di arenaria permiana, ha la faccia principale incisa di
forma ovoidale e la superficie perfettamente liscia. Venne scoperta
e segnalata nel luglio del 1963 da R. Baffelli ed altri. Le figure
sono concentrate su un'unica faccia, fatta eccezione per un animale
posto tra la faccia principale ed il lato destro, e sono allineate
lungo l'asse verticale del masso. In alto, al centro, sono raffigurati
un sole ed un rettangolo, diviso in due settori. In un breve tratto
il rettangolo sembra essere coperto dal sole: si tratterebbe dunque
di un'incisione più antica probabilmente raffigurante una mappa
topografica. Ai lati della composizione sono presenti due asce,
con le lame rivolte verso l'esterno.
Sotto al sole vi sono otto pugnali remedelliani*, disposti in tre
file (quattro, uno e tre). In alto, a destra, è rappresentato uno
stambecco. La composizione è chiusa, in basso, da tre linee parallele
orizzontali, probabili raffigurazioni di un cinturone.
Bagnolo - Ceresolo 2
(ora al Parco Nazionale di Naquane)
Stele di arenaria permiana, smussata e levigata naturalmente. Il
masso fu scoperto e segnalato nel luglio 1972 da Don Antonio Medici.
Le incisioni si concentrano su un'unica faccia, ad eccezione di
alcuni animali che sono incisi sulla rotondità di congiunzione tra
la faccia principale e il fianco destro. In alto appare il sole
raggiato, sotto il quale sono tracciati un collariforme capovolto
e un pendaglio a doppia spirale, simboli della figura femminile.
A destra di questa composizione vi sono due asce e due pugnali remedelliani
e, proseguendo nella stessa direzione, una serie di animali, tra
cui forse quattro cerbiatti e due canidi. Nella parte bassa della
stele è raffigurata una scena di aratura. Sulla sinistra, in alto,
quasi isolato rispetto alle altre figure, un altro canide. Il sole,
associato ad armi ed animali, rimanda alla figura maschile: è evidente
dunque che la stele di Bagnolo 2 è di tipologia mista, forse incisa
in due momenti diversi della stessa fase.
Borno - località varie
Borno 1
Il masso di Borno 1, venne scoperto dal geologo A. Pollini nel 1953,
nell'alveo del Torrente Undine, presso la confluenza con il Trobiolo.
Attualmente è conservato nelle Civiche Raccolte Archeologiche di
Milano, al Museo di Corso Magenta. Si tratta di un masso di arenaria
permiana, con quattro facce; una di queste si può considerare la
principale, in quanto maggiormente istoriata. Sul masso sono presenti
quattro diverse fasi: la più antica è costituita da incisioni di
mappe topografiche; le altre due fasi sono ascrivibili all'età del
Rame, periodi remedelliano e campaniforme; l'ultima fase è, presumibilmente,
dell'antica età del Bronzo. E' probabile che il masso sia stato
mosso almeno una volta per permettere l'incisione della faccia B.
Faccia A
Su questa faccia sono presenti figure attribuibili a quattro diverse
fasi incisorie. Alla fase 1 sono attribuibili: un cerchio a tre
raggi, eseguito a sola linea di contorno, probabile raffigurazione
solare o di ornamento femminile; un cerchio pieno di piccole dimensioni
e una figura triangolare. Tutte e tre le figure sono sottoposte
ad un cerchio a tre raggi della fase successiva. Della fase 2 sono
tre camosci; un rettangolo a scacchiera, frangiato; un cerchio concentrico
a tre fasci di raggi; due pendagli ad occhiale; un collariforme;
tre stambecchi; sette pugnali su due file asimmetriche di due e
cinque, contrapposti per l'impugnatura. Tre figure antropomorfe
sono attribuibili alla fase 3 (periodo campaniforme). Nella parte
alta del masso è presente un disco con punto centrale della fase
4 (antica età del Bronzo).
Faccia B
Questo lato del masso è coperto da incisioni di due momenti diversi.
Il primo è caratterizzato da mappe topografiche, costituite da rettangoli
completamente campiti a martellina o a sola linea di contorno e
con all'interno piccoli pallini. Nel secondo momento sono stati
incisi un disco (probabile raffigurazione del sole, senza raggi);
un'alabarda fogliata; un antropomorfo a braccia tese in avanti;
un cane che insegue due stambecchi; una scena di aratura.
Faccia C
Questa faccia mostra figure appartenenti ad una sola fase incisoria.
Si tratta di due cervi, tre cerve o cerbiatti, tre stambecchi e
un canide.
Faccia D
Fase 1: 11 animali tra cui sono distinguibili due cervi, un camoscio
e otto cerbiatti o cerve. Fase 2: motivo sub-quadrangolare a doppia
linea di contorno e provvisto di due elementi semicircolari, tagliati
da una linea centrale; un pugnale di tipo Remedello. La prima figura
copre due degli animali della fase precedente e può essere considerata
una bandoliera o mappa topografica.
Borno 3
Piccolo frammento di stele di arenaria permiana. Venne riconosciuto
nel 1978 da G.C. Zerla tra le pietre costituenti il muro esterno
di una casa del centro storico di Borno. Su di esso appaiono: parte
di un pendaglio a doppia spirale, i resti di una figura collariforme
e sei lineette orizzontali e parallele tra loro. Si può presupporre
che la stele completa fosse di tipologia femminile, data la presenza
dei caratteristici ornamenti. Non si può escludere però la possibilità
che fosse una stele mista: agli ornamenti femminili avrebbero potuto
essere affiancati, o posti in rapporto di sovrapposizione, gli altri
caratteristici simboli (sole, armi, animali, rettangolo frangiato),
come già in altre stele o massi misti (Bagnolo-Ceresolo 2; Borno
1, etc…).
Borno 4
Stele di arenaria, di colore grigio-biancastro, di forma ovoidale,
lievemente arrotondata nella parte sommitale. Venne scoperto da
G.F. Rivadossi nel novembre del 1981. Attualmente è conservata nel
Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane a Capo di Ponte.
Le incisioni si concentrano su una sola faccia. In alto è incisa
una figura circolare, probabile raffigurazione solare senza raggi;
al di sotto a destra appare un'ascia a lama rettangolare con lunga
asta d'immanicatura, mentre sulla destra sono presenti sette figure
di animali (tre stambecchi, un cane e tre cervi femmina). Alla base,
allineati in senso verticale, sono incisi tre pugnali remedelliani.
La composizione è estremamente ordinata e simmetrica, ascrivibile
ad una medesima fase incisoria (2800-2400 a.C.). La presenza di
armi, associate a sole ed animali rimandano chiaramente ad una simbologia
maschile.
Borno 5
Masso di arenaria permiana, di colore rosso violaceo, frammentario:
manca infatti della parte superiore. Individuato da A. Priuli nel
1988, attualmente si trova al Parco Nazionale delle Incisioni rupestri
di Naquane, a Capo di Ponte. Una sola faccia risulta incisa: in
alto si vedono due aste di impugnatura di asce (o alabarde). Sulla
destra compare una figura triangolare, internamente campita: forse
la lama di un'alabarda o di un pugnale. Alla base due pugnali affrontati,
con lama triangolare allungata, a lati lievemente inflessi e spalla
obliqua.
L'impugnatura dei due pugnali è troncoconica, caratteristica, in
base ai confronti con oggetti della cultura materiale, dei pugnali
tipo Ciempozuelos (età campaniforme) o di quelli dell'antica età
del Bronzo. Data la particolare forma dell'impugnatura risulta più
probabile quest'ultima attribuzione. Il dato risulta interessante
in quanto implicherebbe un attardamento del fenomeno statue-stele
nell'antica età del Bronzo: fenomeno già riscontrato in altri siti
europei (ad esempio in Lunigiana-Garfagnana).
Borno 6
Di provenienza ignota la stele fu individuata in una discarica di
Borno. Segnalata alla Soprintendenza Archeologica della Lombardia
da un ragazzo del luogo nel 1988, è costituita da un masso erratico
di forma irregolare, di arenaria permiana. Le incisioni sono state
eseguite su tre facce e sono presenti almeno due fasi incisorie.
Nella parte sommitale si riconosce un cerchio raggiato, in funzione
di simbolo solare; sotto un motivo rettangolare campito di linee
orizzontali. Potrebbe trattarsi di una mappa topografica, di fase
più antica, oppure di un mantello frangiato. Più in basso rispetto
a queste due figurazioni, sono presenti otto pugnali a lama triangolare
del tipo remedelliano. Al di sotto di tutte queste figurazioni la
superficie rocciosa appare completamente martellinata: l'area incisa
stava forse a simboleggiare una mappa topografica. Sulla seconda
faccia compaiono altri due pugnali remedelliani. Sulla terza ed
ultima faccia sono presenti cinque pugnali remedelliani, una fascia
di undici linee con un margine su un lato, forse raffigurazione
di un cinturone, e una raffigurazione topografica a bandoliera.
Ossimo Inferiore
Ossimo 7
Masso di arenaria permiana di forma troncoconica, dal perimetro
arrotondato, di colore scuro. Fu rinvenuto nel 1983 nel corso di
scavi per la costruzione di un seminterrato, nell'abitato di Ossimo
Inferiore, nei pressi della scuola elementare e riconosciuto come
masso inciso da G. Zerla. E' ora esposto nel "prato delle stele"
presso il Parco Nazionale di Naquane (Capo di Ponte). La superficie
incisa appare interessata da numerose fratture ed erosioni, che
intaccano parzialmente molte figure. Il maggior numero di incisioni
appartiene alla prima fase. L'elemento centrale è costituito da
un motivo a "rettangolo frangiato" a cui si affianca ad un sole
raggiato, vagamente quadrangolare. Come in Ossimo 5 al di sotto
del rettangolo frangiato vi è una composizione di cervi in colonna
(due cervi maschi e tre cerbiatte). Le "colonne" di animali sono
in tutto nove. Partendo da sinistra possiamo ammirare in composizione
verticale: suini, cerbiatte (è più probabile in questo caso un riferimento
alla fase campaniforme), camosci, cervi, una colonna mista cerbiatte-suini-pugnali
remedelliani, di nuovo cerbiatte e infine sull'estrema destra tre
colonne di piccoli canidi. Alla colonna "capeggiata" dal sole si
sovrappongono gli elementi della seconda fase campaniforme: tre
figure umane, affiancate, a braccia aperte dal caratteristico corpo
triangolare (quella centrale è coronata da un disco solare), e più
in basso una scena di aratura con l'aratore a corpo triangolare.
La scena differisce da quelle del periodo remedelliano sia per la
forma della figura umana che per la differente resa della linea
stegola-vomere. Alcune figure, in particolare le colonne di cerbiatte
e di camosci, appaiono istoriate con una cura ed una ricchezza di
particolari raramente eguagliabili.
Ossimo 8
Al momento della scoperta Ossimo 8 era conservato a testa in giù
in un giardino di Ossimo Inferiore; la scoperta (1988) si deve a
G. Zerla. Come Ossimo 7, conservato nella casa accanto, il masso
era stato prelevato da uno scavo effettuato per ricavare un garage.
Il monumento ha subìto gravi danneggiamenti negli scavi e durante
il suo posizionamento nel giardino. Sono evidenti le sbrecciature
causate dal braccio metallico della benna. Queste hanno reso difficile
la lettura delle incisioni presenti sul masso e l'identificazione
delle fasi di istoriazione. Il menhir, di arenaria, è inciso su
entrambe le facce, ma su un lato riporta solo il rettangolo frangiato:
questo lato ha una patina più chiara di quella dell'altro lato,
ed inoltre ha la superficie sbozzata al fine di ottenerne un aspettolavorabile.
Questo fa pensare al riutilizzo di un masso su cui erano già presenti
le mappe.
Lo studio delle sovrapposizioni ha evidenziato la presenza di tre
fasi di istoriazione. La prima fase è costituita dalla rappresentazione
topografica che si estende su tutta la superficie principale del
masso. Successivamente, forse a completare la composizione topografica,
sono state aggiunte delle coppelle che in alcuni casi si sovrappongono
ai rettangoli. Ad una seconda fase deve essere riferito il rettangolo
con frange del lato 2 e, probabilmente, la scena di aratura inferiore,
di cui è rimasto un bue, l'aratro e l'aratore. Nella terza fase
vengono incise le sette figure antropomorfe disposte su due file,
di cui uno fornito di emblema solare raggiato; la seconda scena
di aratura e le sette linee parallele, atte a rappresentare i solchi
dell'aratura, che compaiono al di sotto della scena di aratura inferiore.
In un momento successivo sono state istoriate le 42 figure di animali
tra cui si riconoscono, camosci, caprioli, cervi, cinghiali, lupi
e volpi. I rapporti tra le figure sembrano indicare un'anteriorità
di istoriazione dei cervi rispetto a tutte le altre figure di animali
a cui seguono i cinghiali, che sono sempre sottoposti ai camosci,
e i canidi.
Per informazioni
Cooperativa Archeologica «Le Orme dell'Uomo»
Sede: Cerveno (BS)
Tel. 0364/433983.
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