Ponte di Legno  
 

Al Passo del Tonale tra la Cima Cadì e il Monte Serodine
 (A CURA DI WALTER BELOTTI)

 
     
   

Scheda generale
Percorso: Passo del Tonale (1.883 m) - Ristorante Nigritella (2.072 m) - Malga Serodine di Dentro (2.426 m) - Cima Cadì (2.604 m).
Interessi: manufatti militari di vario tipo realizzati durante il primo conflitto mondiale. Escursione panoramica in ambiente suggestivo con possibili avvistamenti di camosci. Stupenda vista sulla cresta dei Monticelli, sulla Presanella e sulla Conca Presena. Copiose fioriture di stelle alpine nei costoni laterali al tracciato.
Difficoltà: agevole; (nel tratto che dalla Malga Serodine di Dentro porta alla postazione d'artiglieria in caverna e a Cima Cadì, e che da Cima Cadì, a mezza costa, raggiunge il Laghetto Bleis da compiere con attenzione).
Periodo consigliato: da giugno a ottobre.
Tempo di percorrenza: ore 2.30 per raggiungere la Cima Cadì.
Dislivello: 721 m.
Attrezzatura e vestiario: da media montagna.
Segnaletica: itinerario CAI n. 63 (solo in parte).
Parcheggio: al Passo del Tonale nel piazzale posto al bivio tra la SS. 42 e la strada che porta alla stazione di partenza della funivia del Paradiso.
Note: possibilità di ristoro presso Capanna Bleis.

Descrizione del percorso
Giunti al Passo del Tonale si parcheggia nel grande slargo di fronte al bivio che conduce alla stazione di partenza della funivia per il Passo Paradiso. Si imbocca, oltre la SS. 42, la strada che sale ripida a fianco dell' ex albergo Pirovano. Procedendo tra pascoli erbosi e lasciando sulla destra la vasta torbiera del Tonale, ricca di rare specie di fiori, il tracciato si fa strada tra vegetazione di ontano verde. Poco più in alto si supera l'antica strada di valle, detta "Valleriana" che, proveniente da Ponte di Legno conduce, prima alla Malga Cadì, poi all'Ospizio di San Bartolomeo e nel vicino Trentino.
Tra fiori di potentilla fior d'oro, percorso un tornante, si passa sotto il tracciato di due seggiovie. In questi pascoli, appena la neve inizia a ritirarsi, si possono ammirare stupende fioriture di tossilagine comune che, con il giallo intenso dei suoi petali, tappezza il terreno ancora brullo. Giunti ad un curva, si avanza dolcemente ripassando sotto il tracciato delle seggiovie. Il cespuglieto di ontano verde lascia spazio al pascolo di festuca varia; solo rari abeti interrompono qua e là il profilo lineare del terreno. Continuando ancora su alcuni ripidi tornanti si giunge al ristorante Nigritella e alla stazione intermedia della seggiovia. Oltre i fabbricati, la strada sale zigzagando sul ripido costone erboso rimontando, sulla sinistra, lo sperone centrale della Cima Cadì. Tutt'attorno è un concerto di colori: genziane di Koch, sassifraghe a foglie opposte, pulsatille primaverili, soldanelle della silice e primule farinose, solo per citare le più diffuse. Si persiste nella salita ripida, su strada sterrata, e sul versante orografico sinistro del Rio Vallazza.
Lungo questo tratto, numerosi buchi a semisfera, provocati dallo scoppio dei proiettili, testimoniano ancora che, durante il conflitto, la guerra imperversò violenta seminando morte e desolazione.
Raggiunto più in alto un pianoro, è possibile vedere sul lato sinistro della strada i resti dei basamenti sui quali venivano piazzate le tende per il ricovero dei soldati.
I ricoveri erano collocati lungo ripidi costoni, e oggi si stenta a credere che questi luoghi potessero ospitare degli accampamenti e che solo alcune rare immagini d'epoca sono in grado di testimoniare.
Il percorso avanza quindi in piano e poi in leggera salita finché raggiunge la Malga Serodine di Dentro.
Dietro il fabbricato inizia il sentiero militare che risale dolcemente il pendio, tra fioriture di genziana, sassifraghe e astro alpino.
Compiuti duecento metri si possono ammirare, a valle del sentiero, i resti di un bel "bàrech", recinto per le mandrie di bovini che, fino a pochi anni fa, popolavano i pascoli ai piedi della Cima Cadì.
Nel punto in cui inizia la serie dei tornanti che portano in vetta, si consiglia di scendere a destra per circa 80 metri, al fine di visitare una rara postazione d'artiglieria in caverna, con stupenda vista sulle posizioni austriache dei Monticelli e sulla Sella del Tonale.
Tornati sul tracciato principale, si rimontano ancora sette tornanti su percorso molto ripido, in un concerto di fiori multicolori, finché si incontra la mulattiera militare che, a mezza costa, proviene dal Laghetto Bleis.
Deviando in piano verso destra, tra ruderi di baraccamenti, camminamenti e trincee, si giunge in vetta. Sotto la cima, sul versante rivolto al Tonale, una trincea con postazioni per fucilieri consente un ottimo panorama sulla Presanella, sulla Busazza e sulla Conca Presena.
Volendo rientrare alla Malga Serodine di Dentro, per un itinerario diverso, si può scendere per lo stesso percorso fino al sottostante bivio e prendere quindi a destra la mulattiera militare.
Si segue la morfologia della montagna tra fioriture di sassifraghe, prima in piano e poi in salita, passando a lato di due belle grotte ricovero, quindi, in discesa, si raggiungono le sponde del minuscolo laghetto Bleis e, poco più in basso, la Malga Serodine di Dentro. Il tracciato descritto per il rientro presenta alcuni punti da superare con attenzione.
Volendo rientrare al Passo del Tonale passando per il villaggio militare del Serodine, si avanza verso ovest in direzione della Bocchetta Serodine e, in discesa si raggiungono i ruderi del villaggio militare, posto ai piedi del versante ovest del Monte Serodine. Di interesse militare è il muro di protezione della strada stessa, lungo circa un migliaio di metri, realizzato per consentire il normale transito ai soldati senza essere osservati dalle posizioni austriache dei Monticelli, sull'opposto versante. Il manufatto è stato costruito con muri a doppia testa, cioè uno interno e uno esterno, con una larghezza di m 1.20 e un'altezza di m 1.50/1.80.
Procedendo in discesa, ad un tratto si vede a valle del sentiero una grande croce che testimonia la presenza del cimitero militare, sicuramente il più alto, del fronte dell'Adamello; poco più avanti, una deviazione in piano, consente di poterlo visitare.
Proseguendo lungo il sentiero si raggiunge, sulla dorsale, una grotta nella quale, durante la guerra, era stato sistemato un enorme proiettore di luce (faro) che illuminava la cresta dei Monticelli durante le ore notturne.
Il sentiero, seguendo poi le pieghe della montagna, si abbassa e, passando alla base delle ripide pareti biancastre che costituiscono il versante sud del Serodine, raggiunge il Rio Vallazza e più oltre, tra resti di trinceramenti, la pista da sci e la strada percorsa in salita dalla quale si rientra al Passo del Tonale.
Si è in tal modo effettuato uno stupendo giro tra i manufatti della Grande Guerra posti tra la Cima Cadì e il Monte Serodine, in uno scenario davvero unico ed entusiasmante.

Cenni storici e descrittivi delle opere
La Cima Cadì è posta sulla dorsale che divide la Valle del Serodine dalla Valle dell'Albiolo.
Fu punto di notevole importanza durante la Prima Guerra Mondiale, perché fronteggiante le posizioni austriache dei Monticelli e del Monte Tonale Orientale, ancor oggi testimoniato dalle molteplici opere militari, disseminate sulla vetta e sui costoni laterali.
Gli avvenimenti bellici di maggior rilevanza, riguardanti la zona sopraccitata, sono quelli dell'estate 1918.
Gli austriaci, il 13 giugno 1918, sferrarono infatti sulla Sella del Tonale una grande offensiva che, nei loro intendimenti, doveva portarli direttamente nella pianura padana. Tale importante azione militare denominata "Lawine Expedition" - Operazione valanga, interessò, tra l'altro, direttamente le nostre prime linee di Cima Cadì e del Serodine.
Sottoposti al violento tiro delle artiglierie nemiche, i reparti italiani riuscirono a contenere la meticolosa manovra di sfondamento operata dagli Austriaci, spegnendo in tal modo ogni velleità di penetrare in Valle Camonica.
Durante la guerra, l'elevazione rocciosa del Monte Serodine costituiva un ottimo punto di riparo dai tiri delle artiglierie austriache piazzate in caverna sulle ripide pareti dei Monticelli.
Alla base dei costoni erbosi, posti sul lato ovest, erano sistemati gli alloggiamenti; una interminabile serie di piazzole, disseminate anche sui tratti più ripidi del versante, costituivano la base d'appoggio per gli attendamenti dei soldati, abbarbicati come nidi d'aquila.
Ad essi si accedeva attraverso una fitta rete di sentieri e mulattiere, che risalivano, zigzagando, i fianchi della montagna fin sulla vetta del Monte Serodine.
Ai baraccamenti, che costituivano il villaggio del Serodine, si poteva arrivare attraverso la strada militare proveniente dalla Val di Viso. Seguendo il percorso che saliva al Montozzo, si deviava alla Malga delle Casaiole e, a mezza costa, si raggiungeva la Bocchetta Bleis.
Solo attraverso tre fotografie d'epoca si è potuto scoprire che anche ai piedi del Monte Serodine, tra la cima omonima e la Malga Serodine di Fuori, a quota 2370 metri, esisteva un piccolo cimitero militare, il più alto del fronte dell'Adamello.
Il cimitero era contornato da paletti in ferro e reticolati e le tombe erano divise da vialetti di collegamento ricoperti da minuscole pietre di marmo bianco recuperate nei vicini affioramenti di calcare cristallino sulla cresta sud del Monte Serodine.
Il vialetto centrale, partendo dal basso, risaliva tutto il cimitero andando a sfociare in alto ai piedi di una grande croce issata su un piedistallo di pietre e calce a due piani.
Suggestivo lo scenario offerto dalla catena del Castellaccio-Lagoscuro-Payer, dal Pisgana, dalla Cima Salimmo e dal Baitone che si stagliano sull'opposto versante, testimoni indiscutibili di questa piccola ma significativa presenza.
Probabilmente il cimitero era stato realizzato verso la fine del conflitto o addirittura a guerra ultimata in quanto troppo sottoposto ai possibili tiri delle artiglierie austriache, piazzate in caverna sulla cresta dei Monticelli.
La sua collocazione in quel luogo può essere stata breve, un cimitero di "passaggio", in attesa di traslare le salme nei cimiteri più importanti di Ponte di Legno e di Temù.
Dallo schema del sistema difensivo dell'Alta Valle Camonica - Sbarramento del Tonale, si possono rilevare le varie disposizioni dei pezzi d'artiglieria, delle teleferiche, dei posti di vedetta, dei ricoveri e di quant'altro costituiva elemento di difesa della nostra linea avanzata del fronte del Tonale.
Anche sulla Cima Cadì, un proiettore di luce contribuiva ad illuminare le linee nemiche durante la notte.
Dal Laghetto Bleis, oltre alla mulattiera che risaliva zigzagando il ripido costone occidentale della Cima Cadì, un tronco di teleferica raggiungeva i baraccamenti, collocati pochi metri più in basso della vetta, in posizione defilata dai tiri delle artiglierie austriache attestate sulla cima del Monte Tonale Orientale e sulla cresta, che a nord, s'incunea in direzione del Torrione d'Albiolo.
Una lunghissima serie di reticolati, appena a valle del crinale, sul versante orientale, sbarrava il passo ad eventuali attacchi nemici, a difesa dei posti di vedetta, dei ricoveri e dei trinceramenti appena più arretrati.
La bellissima postazione in caverna, collocata in uno sperone della Cima Cadì, a 2.501 metri di quota, ospitava un vecchio cannone da 87 B (87 è il calibro della canna in millimetri, B indica il bronzo, cioè il materiale con cui era stato fuso il pezzo) che orientava i suoi tiri in direzione delle linee austriache dei Monticelli e della Conca Presena.
La cresta, che collega la Cima Cadì con il Monte Tonale Occidentale, era tutta percorsa da un lungo sentiero di arroccamento che dava accesso a varie grotte ricovero e a postazioni d'artiglieria, dove erano piazzati pezzi di piccolo calibro tra cui numerosi cannoni da 75 A.
Una mulattiera, dal Laghetto Bleis, raggiungeva il Monte Tonale Occidentale che era anche servito da un tronco di teleferica proveniente da Cima Bleis.
Nel punto culminale della Cima Bleis era stata realizzata una postazione circolare per mitragliatrici da utilizzarsi in funzione antiaerea.
La dislocazione di mitragliatrici, che potevano investire con fuoco incrociato incursioni aeree nemiche, presenta il medesimo schema utilizzato per la difesa dei valichi e dei piccoli passi lungo tutta la linea del fronte.
L'ottima posizione consentiva il facile avvistamento degli aerei nemici che, lungo la Val di Sole, tentavano incursioni in territorio camuno. La vetta era raggiungibile attraverso una serie di mulattiere che si sviluppavano tutte sul versante nord, quello della Val di Viso, diramandosi da Cima Le Sorti e dalla Baita Bleis.

 
       
 
 
 
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