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Scheda generale
Percorso: Passo del Tonale (1.883 m) - Ristorante Nigritella
(2.072 m) - Malga Serodine di Dentro (2.426 m) - Cima Cadì
(2.604 m).
Interessi: manufatti militari di vario tipo realizzati durante il
primo conflitto mondiale. Escursione panoramica in ambiente suggestivo
con possibili avvistamenti di camosci. Stupenda vista sulla cresta
dei Monticelli, sulla Presanella e sulla Conca Presena. Copiose
fioriture di stelle alpine nei costoni laterali al tracciato.
Difficoltà: agevole; (nel tratto che dalla Malga Serodine
di Dentro porta alla postazione d'artiglieria in caverna e a Cima
Cadì, e che da Cima Cadì, a mezza costa, raggiunge
il Laghetto Bleis da compiere con attenzione).
Periodo consigliato: da giugno a ottobre.
Tempo di percorrenza: ore 2.30 per raggiungere la Cima Cadì.
Dislivello: 721 m.
Attrezzatura e vestiario: da media montagna.
Segnaletica: itinerario CAI n. 63 (solo in parte).
Parcheggio: al Passo del Tonale nel piazzale posto al bivio tra
la SS. 42 e la strada che porta alla stazione di partenza della
funivia del Paradiso.
Note: possibilità di ristoro presso Capanna Bleis.
Descrizione del percorso
Giunti al Passo del Tonale si parcheggia nel grande slargo
di fronte al bivio che conduce alla stazione di partenza della funivia
per il Passo Paradiso. Si imbocca, oltre la SS. 42, la strada che
sale ripida a fianco dell' ex albergo Pirovano. Procedendo tra pascoli
erbosi e lasciando sulla destra la vasta torbiera del Tonale, ricca
di rare specie di fiori, il tracciato si fa strada tra vegetazione
di ontano verde. Poco più in alto si supera l'antica strada
di valle, detta "Valleriana" che, proveniente da Ponte
di Legno conduce, prima alla Malga Cadì, poi all'Ospizio
di San Bartolomeo e nel vicino Trentino.
Tra fiori di potentilla fior d'oro, percorso un tornante, si passa
sotto il tracciato di due seggiovie. In questi pascoli, appena la
neve inizia a ritirarsi, si possono ammirare stupende fioriture
di tossilagine comune che, con il giallo intenso dei suoi petali,
tappezza il terreno ancora brullo. Giunti ad un curva, si avanza
dolcemente ripassando sotto il tracciato delle seggiovie. Il cespuglieto
di ontano verde lascia spazio al pascolo di festuca varia; solo
rari abeti interrompono qua e là il profilo lineare del terreno.
Continuando ancora su alcuni ripidi tornanti si giunge al ristorante
Nigritella e alla stazione intermedia della seggiovia. Oltre i fabbricati,
la strada sale zigzagando sul ripido costone erboso rimontando,
sulla sinistra, lo sperone centrale della Cima Cadì. Tutt'attorno
è un concerto di colori: genziane di Koch, sassifraghe a
foglie opposte, pulsatille primaverili, soldanelle della silice
e primule farinose, solo per citare le più diffuse. Si persiste
nella salita ripida, su strada sterrata, e sul versante orografico
sinistro del Rio Vallazza.
Lungo questo tratto, numerosi buchi a semisfera, provocati dallo
scoppio dei proiettili, testimoniano ancora che, durante il conflitto,
la guerra imperversò violenta seminando morte e desolazione.
Raggiunto più in alto un pianoro, è possibile vedere
sul lato sinistro della strada i resti dei basamenti sui quali venivano
piazzate le tende per il ricovero dei soldati.
I ricoveri erano collocati lungo ripidi costoni, e oggi si stenta
a credere che questi luoghi potessero ospitare degli accampamenti
e che solo alcune rare immagini d'epoca sono in grado di testimoniare.
Il percorso avanza quindi in piano e poi in leggera salita finché
raggiunge la Malga Serodine di Dentro.
Dietro il fabbricato inizia il sentiero militare che risale dolcemente
il pendio, tra fioriture di genziana, sassifraghe e astro alpino.
Compiuti duecento metri si possono ammirare, a valle del sentiero,
i resti di un bel "bàrech", recinto per le mandrie
di bovini che, fino a pochi anni fa, popolavano i pascoli ai piedi
della Cima Cadì.
Nel punto in cui inizia la serie dei tornanti che portano in vetta,
si consiglia di scendere a destra per circa 80 metri, al fine di
visitare una rara postazione d'artiglieria in caverna, con stupenda
vista sulle posizioni austriache dei Monticelli e sulla Sella del
Tonale.
Tornati sul tracciato principale, si rimontano ancora sette tornanti
su percorso molto ripido, in un concerto di fiori multicolori, finché
si incontra la mulattiera militare che, a mezza costa, proviene
dal Laghetto Bleis.
Deviando in piano verso destra, tra ruderi di baraccamenti, camminamenti
e trincee, si giunge in vetta. Sotto la cima, sul versante rivolto
al Tonale, una trincea con postazioni per fucilieri consente un
ottimo panorama sulla Presanella, sulla Busazza e sulla Conca Presena.
Volendo rientrare alla Malga Serodine di Dentro, per un itinerario
diverso, si può scendere per lo stesso percorso fino al sottostante
bivio e prendere quindi a destra la mulattiera militare.
Si segue la morfologia della montagna tra fioriture di sassifraghe,
prima in piano e poi in salita, passando a lato di due belle grotte
ricovero, quindi, in discesa, si raggiungono le sponde del minuscolo
laghetto Bleis e, poco più in basso, la Malga Serodine di
Dentro. Il tracciato descritto per il rientro presenta alcuni punti
da superare con attenzione.
Volendo rientrare al Passo del Tonale passando per il villaggio
militare del Serodine, si avanza verso ovest in direzione della
Bocchetta Serodine e, in discesa si raggiungono i ruderi del villaggio
militare, posto ai piedi del versante ovest del Monte Serodine.
Di interesse militare è il muro di protezione della strada
stessa, lungo circa un migliaio di metri, realizzato per consentire
il normale transito ai soldati senza essere osservati dalle posizioni
austriache dei Monticelli, sull'opposto versante. Il manufatto è
stato costruito con muri a doppia testa, cioè uno interno
e uno esterno, con una larghezza di m 1.20 e un'altezza di m 1.50/1.80.
Procedendo in discesa, ad un tratto si vede a valle del sentiero
una grande croce che testimonia la presenza del cimitero militare,
sicuramente il più alto, del fronte dell'Adamello; poco più
avanti, una deviazione in piano, consente di poterlo visitare.
Proseguendo lungo il sentiero si raggiunge, sulla dorsale, una grotta
nella quale, durante la guerra, era stato sistemato un enorme proiettore
di luce (faro) che illuminava la cresta dei Monticelli durante le
ore notturne.
Il sentiero, seguendo poi le pieghe della montagna, si abbassa e,
passando alla base delle ripide pareti biancastre che costituiscono
il versante sud del Serodine, raggiunge il Rio Vallazza e più
oltre, tra resti di trinceramenti, la pista da sci e la strada percorsa
in salita dalla quale si rientra al Passo del Tonale.
Si è in tal modo effettuato uno stupendo giro tra i manufatti
della Grande Guerra posti tra la Cima Cadì e il Monte Serodine,
in uno scenario davvero unico ed entusiasmante.
Cenni storici e descrittivi delle
opere
La Cima Cadì è posta sulla dorsale che divide
la Valle del Serodine dalla Valle dell'Albiolo.
Fu punto di notevole importanza durante la Prima Guerra Mondiale,
perché fronteggiante le posizioni austriache dei Monticelli
e del Monte Tonale Orientale, ancor oggi testimoniato dalle molteplici
opere militari, disseminate sulla vetta e sui costoni laterali.
Gli avvenimenti bellici di maggior rilevanza, riguardanti la zona
sopraccitata, sono quelli dell'estate 1918.
Gli austriaci, il 13 giugno 1918, sferrarono infatti sulla Sella
del Tonale una grande offensiva che, nei loro intendimenti, doveva
portarli direttamente nella pianura padana. Tale importante azione
militare denominata "Lawine Expedition" - Operazione valanga,
interessò, tra l'altro, direttamente le nostre prime linee
di Cima Cadì e del Serodine.
Sottoposti al violento tiro delle artiglierie nemiche, i reparti
italiani riuscirono a contenere la meticolosa manovra di sfondamento
operata dagli Austriaci, spegnendo in tal modo ogni velleità
di penetrare in Valle Camonica.
Durante la guerra, l'elevazione rocciosa del Monte Serodine costituiva
un ottimo punto di riparo dai tiri delle artiglierie austriache
piazzate in caverna sulle ripide pareti dei Monticelli.
Alla base dei costoni erbosi, posti sul lato ovest, erano sistemati
gli alloggiamenti; una interminabile serie di piazzole, disseminate
anche sui tratti più ripidi del versante, costituivano la
base d'appoggio per gli attendamenti dei soldati, abbarbicati come
nidi d'aquila.
Ad essi si accedeva attraverso una fitta rete di sentieri e mulattiere,
che risalivano, zigzagando, i fianchi della montagna fin sulla vetta
del Monte Serodine.
Ai baraccamenti, che costituivano il villaggio del Serodine, si
poteva arrivare attraverso la strada militare proveniente dalla
Val di Viso. Seguendo il percorso che saliva al Montozzo, si deviava
alla Malga delle Casaiole e, a mezza costa, si raggiungeva la Bocchetta
Bleis.
Solo attraverso tre fotografie d'epoca si è potuto scoprire
che anche ai piedi del Monte Serodine, tra la cima omonima e la
Malga Serodine di Fuori, a quota 2370 metri, esisteva un piccolo
cimitero militare, il più alto del fronte dell'Adamello.
Il cimitero era contornato da paletti in ferro e reticolati e le
tombe erano divise da vialetti di collegamento ricoperti da minuscole
pietre di marmo bianco recuperate nei vicini affioramenti di calcare
cristallino sulla cresta sud del Monte Serodine.
Il vialetto centrale, partendo dal basso, risaliva tutto il cimitero
andando a sfociare in alto ai piedi di una grande croce issata su
un piedistallo di pietre e calce a due piani.
Suggestivo lo scenario offerto dalla catena del Castellaccio-Lagoscuro-Payer,
dal Pisgana, dalla Cima Salimmo e dal Baitone che si stagliano sull'opposto
versante, testimoni indiscutibili di questa piccola ma significativa
presenza.
Probabilmente il cimitero era stato realizzato verso la fine del
conflitto o addirittura a guerra ultimata in quanto troppo sottoposto
ai possibili tiri delle artiglierie austriache, piazzate in caverna
sulla cresta dei Monticelli.
La sua collocazione in quel luogo può essere stata breve,
un cimitero di "passaggio", in attesa di traslare le salme
nei cimiteri più importanti di Ponte di Legno e di Temù.
Dallo schema del sistema difensivo dell'Alta Valle Camonica - Sbarramento
del Tonale, si possono rilevare le varie disposizioni dei pezzi
d'artiglieria, delle teleferiche, dei posti di vedetta, dei ricoveri
e di quant'altro costituiva elemento di difesa della nostra linea
avanzata del fronte del Tonale.
Anche sulla Cima Cadì, un proiettore di luce contribuiva
ad illuminare le linee nemiche durante la notte.
Dal Laghetto Bleis, oltre alla mulattiera che risaliva zigzagando
il ripido costone occidentale della Cima Cadì, un tronco
di teleferica raggiungeva i baraccamenti, collocati pochi metri
più in basso della vetta, in posizione defilata dai tiri
delle artiglierie austriache attestate sulla cima del Monte Tonale
Orientale e sulla cresta, che a nord, s'incunea in direzione del
Torrione d'Albiolo.
Una lunghissima serie di reticolati, appena a valle del crinale,
sul versante orientale, sbarrava il passo ad eventuali attacchi
nemici, a difesa dei posti di vedetta, dei ricoveri e dei trinceramenti
appena più arretrati.
La bellissima postazione in caverna, collocata in uno sperone della
Cima Cadì, a 2.501 metri di quota, ospitava un vecchio cannone
da 87 B (87 è il calibro della canna in millimetri, B indica
il bronzo, cioè il materiale con cui era stato fuso il pezzo)
che orientava i suoi tiri in direzione delle linee austriache dei
Monticelli e della Conca Presena.
La cresta, che collega la Cima Cadì con il Monte Tonale Occidentale,
era tutta percorsa da un lungo sentiero di arroccamento che dava
accesso a varie grotte ricovero e a postazioni d'artiglieria, dove
erano piazzati pezzi di piccolo calibro tra cui numerosi cannoni
da 75 A.
Una mulattiera, dal Laghetto Bleis, raggiungeva il Monte Tonale
Occidentale che era anche servito da un tronco di teleferica proveniente
da Cima Bleis.
Nel punto culminale della Cima Bleis era stata realizzata una postazione
circolare per mitragliatrici da utilizzarsi in funzione antiaerea.
La dislocazione di mitragliatrici, che potevano investire con fuoco
incrociato incursioni aeree nemiche, presenta il medesimo schema
utilizzato per la difesa dei valichi e dei piccoli passi lungo tutta
la linea del fronte.
L'ottima posizione consentiva il facile avvistamento degli aerei
nemici che, lungo la Val di Sole, tentavano incursioni in territorio
camuno. La vetta era raggiungibile attraverso una serie di mulattiere
che si sviluppavano tutte sul versante nord, quello della Val di
Viso, diramandosi da Cima Le Sorti e dalla Baita Bleis.
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