Incudine  
 

Nella piana di Davenino sul tracciato dell'antica Valleriana
 (A CURA DI WALTER BELOTTI)

 
     
   

Scheda generale
Percorso: Incudine-località "Ponte Salto del Lupo" (936 m) - Cascine di Davenino (1017 m) - Pianoro di Davenino (1050 m).
Interessi: manufatti militari di vario tipo realizzati durante il primo conflitto mondiale ed in particolare postazioni per mitragliatrici. Escursione per famiglie e scolaresche, tra i prati e a tratti lungo il percorso dell'antica strada di valle detta "Valleriana". Panorama sugli abitati di Davena, Vezza e Vione, sul Passo del Tonale e sulle cime Le Sorti, Bleis, Tonale Occidentale e Albiolo.
Difficoltà: agevole in tutto il suo sviluppo.
Periodo consigliato: durante tutto l'anno.
Tempo di percorrenza: ore 0.25.
Dislivello: 114 m.
Attrezzatura e vestiario: da media montagna.
Segnaletica: nessuna segnaletica.
Parcheggio: al "Ponte Salto del Lupo", a monte dell'abitato di Incudine in direzione di Vezza d'Oglio, nello spiazzo in cui la SS. 42 compie un'ampia curva.
Note: per la vicinanza alla SS. 42 del Tonale e della Mendola ed il facile raggiungimento, le trincee del Davenino rappresentano, insieme a quelle realizzate nella piana di Greano in Comune di Sonico, i manufatti più facilmente visitabili.
La presenza di notevole vegetazione attualmente impedisce una buona visione delle opere militari.

Descrizione del percorso
Si parcheggia la macchina nei pressi del "Ponte Salto del Lupo", che si trova a monte dell'abitato di Incudine in direzione di Vezza d'Oglio, nel punto in cui la strada statale compie un'ampia curva.
Sul lato orografico destro della valle, nei pressi di un crocefisso, si stacca una stradina asfaltata, ripida nel primo tratto, che avanza tra prati e cespugli di noccioli.
In alto, sul costone che sovrasta le baite, spiccano i ruderi del grande fabbricato delle "Contrade", forse un ospizio o un posto di guardia che si collegava, attraverso segnalazioni luminose, al castello di Incudine e di Villa Dalegno.
Dopo circa 300 metri termina la strada asfaltata e si continua su percorso sterrato e a tratti anche con fondo di pietre disposte a coltello.
Superata la Valle del Cugula, dopo pochi metri, si raggiungono le cascine di Davenino, fino a pochi anni fa frazione abitata di Incudine.
Sorpassata la fontana si avanza sulla destra, passando tra i fabbricati e si continua nella prateria, in direzione di Vezza d'Oglio, lungo la strada vicinale dei Dossi. Compiuti pochi metri in piano, si incontra sulla sinistra un piccolo fabbricato, di origine militare, probabilmente un posto di controllo di coloro che accedevano ai trinceramenti. La sua struttura è alquanto particolare: le murature sono in pietra scistosa e malta di calce, la copertura è in calcestruzzo armato disposto con due volte a semicerchio. Su tre lati è completamente interrato e anche sulla copertura è stato riportato il terreno vegetale.
Si supera la Valle di Davenino e si continua in piano fino ad un bivio; ci si dirige poi a sinistra per raggiungere, dopo pochi minuti, il trinceramento fortificato del Davenino.
Per visitarlo, si deve salire, per un centinaio di metri, tra i prati, dove i manufatti sono stati distrutti ed è stato riportato il terreno vegetale, quindi si seguono i vari tratti ancora percorribili fino al termine, dove si possono visitare le postazioni da mitragliatrici. La parte di trinceramento sotto la strada si sviluppa per un tratto più breve fin quasi sopra la SS. 42 del Tonale.

Cenni storici e descrittivi delle opere
Il complesso fortificato del Davenino costituiva la terza delle linee arretrate del fronte e faceva parte dello "Sbarramento del Mortirolo".
Tale imponente opera bloccava letteralmente la valle, nel suo punto più stretto, sia nella piana attorno al fiume Oglio sia sui due costoni laterali.
Infatti, dallo schema difensivo, si può rilevare che sul versante orografico sinistro della Valle, trinceramenti e reticolati erano stati disposti dal fiume sino alle Baite di Plazza e Tognolo e, più in alto, fino alle pendici del Monte Plazza, mentre su quello destro raggiungevano il Pianacccio.
Lo sbarramento era formato da una lunga trincea, che in molti tratti è ancora ben evidente e percorribile. Era costituita da due murature in granito e malta di calce con copertura in cemento; larga un metro e alta due, partiva dalla zona di Davenino, scendeva sul costone al solivo fino alla strada statale, attraversava il fiume e risaliva il versante al Vago fino in località "Remàcc". Qui, superata la strada proveniente da Mù, percorrendo il versante orografico sinistro dell'Oglio, dopo una cinquantina di metri, andava a sfociare nei ruderi di un grande fabbricato in granito. Tutta la galleria era dotata di finestrelle a forma trapezoidale, disposte ad intervalli di 50 cm nella muratura rivolta verso Vezza d'Oglio. Dalle aperture, strette all'esterno e larghe all'interno, i fucilieri avrebbero dovuto impedire l'eventuale avanzata austriaca in direzione della Valle Camonica. Questa linea difensiva, che sbarrava il fondovalle, era collegata, per mezzo di varie mulattiere militari, ora ricoperte dalla vegetazione, alle fortificazioni in quota del Pianaccio da un lato e del "Plas de Tremut" dall'altro. Sul versante al Vago, nel vasto pianoro del "Plas de Tremut", sopra le baite di Niclo, sono ancora visibili, anche se in parte coperti dalla vegetazione, che li sta assorbendo nel suo lento ma instancabile processo naturale, i resti di alcuni trinceramenti che si affacciano alla sottostante Val Paghera di Vezza d'Oglio, in posizione dominante, se pur da lontano, il Passo del Tonale. Nel pianoro si possono altresì notare alcuni tratti della strada militare che saliva a queste postazioni.
Sul versante opposto, oltre il Davenino, lo sbarramento risaliva il fianco della montagna fino al Pianaccio e proseguiva poi al Col Carette, in Val Bighera e fino ai piedi del Corno dell'Omacciolo.
In località Bàrech, sotto il Pianaccio, avevano adattato a scopi militari alcune baite montive. Erano state praticate, nelle pareti, aperture trapezoidali, larghe all'interno e strette all'esterno, dello stesso tipo di quelle realizzate nelle trincee, per avvistare il nemico, stando riparati ed invisibili ad una eventuale osservazione ostile. Si tratta di un esempio di architettura militare unico in tutta la zona del fronte. Alcune baite diroccate mostrano con evidenza il particolare architettonico che si discosta da quello tipico, solo per l'utilizzo della calce nella sua realizzazione.
Una fitta rete di sentieri e mulattiere, compiendo numerosissimi tornanti, facilitavano l'accesso a trincee, gallerie e postazioni d'artiglieria.
Lungo la strada statale, poco prima delle case di Davena, sulla sinistra salendo da Edolo, è ancora oggi visibile un manufatto in calcestruzzo che faceva parte di questo complesso di opere. Anche a fianco del fiume, nei pressi del depuratore consortile e tra le case di Davena bassa, sono visibili, un poco nascosi dalla vegetazione, alcuni tratti del trinceramento coperto che collegava tra loro le varie postazioni.
Un ulteriore elemento della struttura di difesa del Davenino è costituito da quattro postazioni per mitragliatrici, disposte lateralmente alla linea trincerata e che dovevano, con il loro tiro incrociato, appoggiare la resistenza dello sbarramento.
Due sono poste in alto al trinceramento, leggermente avanzate rispetto al filo della trincea, e servivano al controllo della stessa. Due sono collocate nella parte più bassa del complesso fortificato, pochi metri sopra la SS. 42 del Tonale, in posizione dominante sulla stessa e quindi sul transito dei mezzi militari lungo l'importante asse stradale.

 
       
 
 
 
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