Nadro  
 

Casa-torre di Nadro
 (A CURA DI GIACOMO GOLDANIGA E MAURA BELLICINI)

 
     
   

Sulla tipologia di questa fortificazione le opinioni sono discordanti. Giusi Villari nel suo censimento del 1989 la definisce "castello"; mentre i tre coautori dei "castelli della Lombardia" vol. 4, preferiscono definirlo "Palazzo fortificato" ed il Lechi, a suo tempo, ha usato la terminologia di "castello-palazzo". Oggi la struttura si presenta come una casa-torre, così come appare anche nella mappa austriaca del 1852, in cui la torre sembra costituire un corpo unico con il vicino edificio residenziale, ancor oggi chiamato castello dagli abitanti del luogo. Molti storiografi del passato giudicano coevi la torre e l'edificio adiacente (ma su ciò i pareri sono discordi) e, in assenza di analisi scientifiche sui materiali costruttivi (murature, leganti, ecc.), risulta alquanto difficile sapere quali furono in origine i rapporti tra la torre, l'edificio addossato e il nucleo abitato. La casa, pur conservando una solida struttura antica, presenta un volume di collegamento alla torre che in origine poteva anche non sussistere ed aver sostituito più tardivamente un passaggio realizzato con strutture in legno facilmente eliminabili in caso di necessità. L'intero complesso occupa un notevole spazio all'interno della frazione di Nadro, evidenzia pianta irregolare a forma di L e (unitamente ad altri quattro o cinque edifici contigui realizzati in pietra a vista, rimaneggiati) costituisce un caratteristico agglomerato storico monumentale che contraddistingue la frazione di Nadro e offre un panorama insostituibile, visibile da coloro che salgono dalla strada provinciale. Del palazzo il Lechi mette in evidenza le belle cornici in pietra delle finestre; il portale scolpito; "le ghirlande, che si alternano a riquadri e a fasce; lo stemma, forse dei Gaioni, nello scudo di pietra della ghiera; i due rosoni tra l'arco e l'architrave, anch'essa scolpita a giralli".
All'interno affreschi e stucchi secenteschi.
La parte più antica ed interessante della struttura è senza dubbio la torre che si staglia per circa 25 metri d'altezza, priva di merlature (quelli che sembrano merli sono quattro robusti pilastri che reggevano le incavallature del tetto) che s'affaccia su due piccole piazzette interne e che (trovandosi a mezza costa su terreno in declivio) controlla i transiti del fondovalle e in particolare quelli sull'antica via che da Ceto, passando per Nadro, conduce a Capo di Ponte. Le fondamenta della torre poggiano su di uno sperone roccioso affiorante dal terreno che oltre a conferire stabilità alla struttura negava agli assalitori la possibilità di praticare "mine" (la mina era una delle tecniche d'attacco alle fortificazioni: consisteva nel praticare una galleria che permetteva di arrivare fino alle fondamenta; queste ultime si puntellavano con pali di legno che una volta incendiati facevano crollare parzialmente o totalmente le murature). La torre è a base quadrata, misura esternamente mediamente m 5,78 x 5, 78 e internamente m 2 x 2,23; lo spessore dei muri è in media alla base di m 1,72 circa; al primo piano di m 1,66; al secondo piano di m 1,27; al terzo piano di m 1,29; al quarto (tetto) di m 0, 73. La muratura è costituita da conci di arenaria, graniti e pietre calcaree le cui dimensioni sono variabili: alla base e agli angoli sono più grosse, gli angoli presentano la tipica lavorazione a ribassino. I corsi della muratura sono abbastanza regolari. Le aperture sono diverse: la porta d'ingresso si trova a pianterreno sul lato sud, una seconda porta si trova al primo piano sul lato ovest, sempre al primo piano si collocava una grossa feritoia strombata internamente sul lato est, oggi tamponata, al secondo piano vi è un'altra feritoia (lato nord), una piccola finestra (lato sud), al terzo piano vi sono due feritoie simmetriche (lati sud e nord), una piccola finestra (lato sud) e una caditoia (lato est), al quarto piano esistono altre due finestre (lati est e nord), una caditoia (lato ovest) e una feritoia (lato sud). Le aperture sul fronte sud sono state forse rimaneggiate. Internamente il piano terra presenta pavimento in cemento posato sopra la roccia, pareti finite a rasapietra e soffitto a volta a botte ribassata, il primo e il quarto piano hanno pavimento in mattonelle di grès, pareti in rasapietra e soffitto voltato a botte intonacato mentre il secondo ed il terzo piano hanno il soffitto piano intonacato. La ristrutturazione dei solai con solette in laterocemento, delle pavimentazioni in grès, dei serramenti e della scala a chiocciola in ferro che collega i vari piani risale alla metà degli anni '70. Al primo piano si colloca la cantina mentre i piani superiori sono adibiti a biblioteca privata. Non si conosce la data di costruzione del fortilizio tuttavia sembra che nel XIII secolo fosse di proprietà vescovile, venduto nel 1423 alla famiglia Gaioni, originaria di Esine. Il Fappani cita Giovanni e Alberto de Gayonis che ricevettero investiture vescovili a Edolo. Il casato diede i natali a notai, medici, sacerdoti e letterati. Lo stemma viene così descritto: "Di argento all'albero di verde, accompagnato a sinistra da un grifo rampante rivato, col capo d'oro all'aquila spiegata, di nero".

 
       
 
 
 
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