I santuari megalitici del III millennio a.C.

(a  cura di Raffaella Poggiani Keller- Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia )

 
 

 

L’esempio di Cemmo-Pian delle Greppe.
L’intenso processo di popolamento della valle maturato nei primi secoli del IV millennio a. C. determina sia la fondazione di abitati duraturi nei luoghi dove ancor oggi permangono i centri principali (Cividate Camuno, Malegno, Breno, Capo di Ponte), sia il costituirsi, a distanza di alcuni secoli, di complessi monumentali di natura cultuale-cerimoniale connotati dalla presenza di stele e massi-menhir istoriati, innalzati dagli uomini dell’età del Rame (seconda metà IV millennio-III millennio a.C.) a commemorare gli antenati e, forse, le divinità. Alcuni di questi santuari sono stati negli ultimi anni indagati con scavi sistematici sull’altopiano di Ossimo-Borno a Ossimo-località Anvòia (scavi di F. Fedele dell’Università di Napoli), a Ossimo-località Passagròp e Località Pat e a Cemmo di Capo di Ponte (scavi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia); altri sono stati individuati per il ritrovamento casuale di uno o più monumenti incisi a Campolongo di Cedegolo, a Dassine, a Borno-Valzel de Undine, a Ossimo-Ceresolo, a Nadro di Ceto. Monumentali e visibili da più parti, attraverso corridoi visuali creati volutamente con il disboscamento artificiale di estese porzioni di bosco, questi santuari all’aperto, con allineamenti di monumenti istoriati di varie dimensioni, sono tipici di due sole zone della Lombardia: la Valle Camonica, dove ne sono stati individuati per ora con certezza undici, e la vicina Valtellina dove, sul complesso collinare di Teglio, si conoscono almeno sei siti. Questi siti di culto e cerimoniali lombardi si collegano, per struttura dei contesti e per iconografia dei monumenti, con  il fenomeno del megalitismo che nella preistoria attraversa l’Europa, dalle coste atlantiche al Mediterraneo. Il diffondersi di stele e massi erratici incisi con raffigurazioni naturalistiche e simboliche connessi con luoghi di culto è, infatti, fenomeno di vasta portata, noto anche in altre aree d'Europa, dalla penisola iberica sino all’Ucraina. In Italia è localizzato in Sardegna, Puglia e, soprattutto, nell’arco alpino dove sono stati riconosciuti il gruppo di Aosta e Sion nella Val d’Aosta e nel contiguo Vallese svizzero; il gruppo della Valcamonica e Valtellina in Lombardia; il gruppo della Lessinia nel Veneto occidentale; il gruppo Atesino e di Brentonico nel Trentino-Alto Adige. Nell’Appennino è attestato il gruppo della Lunigiana, tra Liguria e Toscana. I monumenti dei gruppi della Lunigiana, Aosta-Sion, Lessinia e Atesino-Brentonico presentano caratteri anatomici e in questi casi è possibile parlare di stele-antropomorfe e statue-stele. Nel gruppo Valcamonica-Valtellina invece prevale l’uso di lastre (le “stele”) e di massi erratici nei quali l’immagine antropomorfa è sovente suggerita dalla posizione delle raffigurazioni sulla superficie lapidea. Il ricco repertorio figurativo del gruppo Valcamonica-Valtellina, pur presentando alcune differenze locali, comprende armi (pugnali, asce, alabarde e in Valtellina arco e frecce), oggetti ornamentali (pendagli a doppia spirale, collari, cinturoni a bande lineari o a festoni), animali e figure umane. La fauna selvatica è rappresentata da cervi, cerbiatte, stambecchi, camosci, volpi, lupi e cinghiali; quella domestica comprende cani, maiali e bovini, talora aggiogati in coppia all’aratro o al carro. Tra le figure simboliche spicca il disco solare, inciso in alto al posto del viso nei monumenti che richiamano maggiormente l’aspetto antropomorfo. Grazie allo studio delle armi, delle sovrapposizioni tra le figure (determinanti a questo scopo sono state le stele Cemmo 3 e 4) e delle associazioni più ricorrenti, sono state riconosciute all’interno delle stele e massi incisi camuno-tellini dell’età del Rame due fasi cronologiche. La prima è detta anche «fase remedelliana» per le raffigurazioni di pugnali a lama triangolare e base rettilinea che trovano confronti puntuali nei pugnali rinvenuti nella necropoli di Remedello Sotto (BS) e datati alla piena età del Rame (2800-2400 a.C.). Le figure umane riferibili a questo momento hanno corpo lineare e braccia aperte; le mani sembrano chiuse a pugno. Gli animali presentano la linea dorsale del corpo diritta. La seconda fase, datata alla fine dell’età del Rame (2400-2200 a.C.), è denominata «fase campaniforme» per i pugnali con lama triangolare lunga e stretta, lati lievemente inflessi e pomo ogivale, simili al tipo Ciempozuelos diffuso nella cultura del Vaso Campaniforme, così denominata dalla forma a campana del vaso che la caratterizza e che si ritrova in gran parte dell’Europa. Le figure umane hanno ora il corpo triangolare con braccia allargate e dita delle mani ben evidenziate; alcune presentano sul capo un disco solare. Gli animali hanno il corpo inarcato e mostrano un maggior dinamismo rispetto a quelli della fase precedente.
Dei santuari in corso di indagine in Valcamonica si presenta, a titolo d’esempio, quello di Cemmo, di prossima apertura al pubblico  con l’inaugurazione, nell’ottobre 2005, del Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo.

Il santuario di Cemmo  
A Cemmo di Capo di Ponte, durante i lavori per la creazione del Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo -i due massi, incisi nell’età del Rame, che segnarono agli inizi del XIX secolo la conoscenza dell’arte rupestre camuna- è venuto alla luce (ed è attualmente in corso di scavo) un esteso santuario connotato da stele incisecalcolitiche (le stele “Cemmo 6-16”). Il santuario, fondato nell’età del Rame, via via monumentalizzato tra preistoria e protostoria e rimasto attivo fino ad età tardo romana, si estendeva nella piccola conca glaciale del Pian delle Greppe, posta a ca. 400 metri s.l.m. in prossimità della confluenza del Torrente Clegna nel Fiume Oglio. Questa vallecola, dove si colloca il sito comunemente definito “di Cemmo”,  è una depressione ad anfiteatro definita sul lato Ovest da un alto versante strapiombante e verso Est da un contrafforte roccioso che la isola dalla valle principale dell’Oglio. L’origine di questo avvallamento si data probabilmente al ritiro del ghiacciaio, intorno a 17000-14000 anni 14C B.P. (= Before Present), circa 20.000-16.500 a.C. La superficie del dosso ad Est, osservata da vicino, appare infatti lisciata e solcata da strie profonde provocate dall’azione abrasiva del ghiacciaio camuno che in questa zona raggiunse uno spessore di almeno 600-700 metri.
Con la denominazione “massi di Cemmo”, sono indicati due grandi massi di Verrucano Lombardo (arenaria permiana di colore grigio-violaceo) staccatisi a seguito di una frana, probabilmente verificatasi nella prima metà dell’Olocene, dall’alta parete rocciosa che chiude lungo il lato Nord-Ovest la piccola valle di Pian delle Greppe. Così li trovarono gli antichi uomini della Valcamonica, quando decisero di inciderli nel corso dell’età del Rame (III millennio a.C.).
Già noti alla popolazione locale, i massi furono segnalati per la prima volta al pubblico nel 1914 dal geografo Gualtiero Laeng sulla guida della Lombardia del Touring Club Italiano. In realtà all’epoca solo il primo masso (Cemmo 1) era visibile, mentre l’altro (Cemmo 2) era quasi completamente interrato e fu messo in luce per la prima volta da G. Marro nel 1930.
L’occasione della recente scoperta del santuario, in un sito che aveva visto susseguirsi nel corso di oltre settant’anni diverse campagne di indagine e scavo (saggio di S. Squinabol 1930, dell’Istituto di Paleontologia Umana di Firenze 1930 e della Soprintendenza- scavo Battaglia 1931, Anati 1962, De Marinis 1984 e 1986), è stato il fortunato rinvenimento, durante l’esecuzione di carotaggi per lo studio paleoambientale dell’area, di una fossa contenente ben cinque nuove stele che si vengono ad aggiungere alle due- le “Cemmo 3 e 4”- rinvenute tra 1981 e 1983 e alla “Cemmo 5”, raccolta nel 1995.
Ne è seguito uno scavo in estensione, tuttora in corso, che ha portato alla luce una vasta area sacra definita da un muro semicircolare largo m 2,30 che corre nello spazio antistante i Massi 1 e 2 chiudendoli, verso la parte ribassata della piana, ad Est, in una sorta di recinto, ripristinato più volte e utilizzato fino ad età storica, almeno fino all’età romana, non sappiamo ancora se con soluzioni di continuità. In età romana, i ripristini dello spazio consacrato risultano rispettare le più antiche strutture di definizione dell’area sacra attorno ai Massi 1 e 2 (il recinto murario) ed, anche, esibire le stele istoriate su piattaforme addossate all’antica perimetrazione.

Le stele
I monumenti rinvenuti nell’area del santuario appartengono tutti alla classe delle stele, ricavate da lastre di arenaria a grana medio-grossolana riferibile alla formazione del Verrucano Lombardo. Nessuna di esse sembra potersi completare con i frammenti di stele trovati in precedenza nel sito, in particolare le Cemmo 4 e 5, rinvenute negli scavi 1984 e 1995.
Nei nuovi scavi si è rinvenuto anche un frammento di bassorilievo di età romana con una scena di duello.
 Il luogo di culto preistorico, frequentato poi nell’età del Ferro e in età romana, tra tarda antichità e altomedioevo fu disattivato con l’abbattimento delle stele, parte delle quali vennero raccolte in una fossa. Alla datazione dell’episodio contribuiscono i frammenti ceramici tardo-romani rinvenuti nel riempimento della buca.
Quest’ultimo intervento, che segna l’abbandono definitivo del complesso monumentale, è presumibilmente da mettere in relazione con la lotta sferrata dal Cristianesimo contro l’idolatria delle pietre, la saxorum veneratio, documentata nell’area alpina fino all’XI secolo e perseguita con determinazione dalla chiesa, come prova una serie nutrita di atti ufficiali emessi tra IV e XI sec. d.C. Tale condanna potrebbe essersi conclusa con la cristianizzazione dell’area, espressasi sul luogo stesso, in modo determinato e radicale, con la riorganizzazione generale di tutta la conca, con la costruzione di una via e di terrazzamenti e con la fondazione della Pieve di S. Siro (santo che secondo la leggenda portò il cristianesimo in valle), costruita in prossimità dell’antico luogo di culto pagano, preistorico, protostorico e romano, a perpetuare la funzione, millenaria, di centro simbolico della comunità.

 

                                                    

    

 
 

 
                                                  
 

 

 

 

 

 

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