LUPI DI SAN GLISENTE
Esine - Via Grigna
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23 giugno 2002: Laghi monte Torena

Abbandonata dalle "LUPE" che ogni domenica condividono con me le gioie, i dolori e il fascino delle gite organizzate dai lupi di S. Glisente, decido, anche se un po' intimidita, di partecipare all'escursione ai laghi Torena. Il ritrovo è come sempre la palestra alle ore 7.30 e poi tutti in macchina verso la diga del Belviso. Scesi dalla macchina, i nostri conduttori Andrea e Battista (detto Ringo) ci guidano per il sentiero che dopo circa 2 ore ci porta ai laghi. La camminata non è faticosa, c'è chi preferisce prendere la rincorsa per arrivare prima alla meta e chi preferisce gustare le bellezze che il passaggio offre. La visione del primo lago, chiamato Lago Nero, ci lascia tutti meravigliati è un concentrato di natura, l'acqua si confonde con rododendri e rocce semiscoperte dal pino mugo. Pochi minuti e arriviamo al secondo lago, il Lago Verde. Sulla lingua di neve che dalla cima Torena scende rispecchiandosi nel lago ci aspetta un branco di camosci o stambecchi (nessuno aveva con sé i cannocchiali per l'identificazione). La tentazione di tuffarsi nelle fresche acque di questi laghi è grande, non potendo cerchiamo di affogare la tentazione in un tranquillo pranzo al sacco e degustazione di vini in riva al lago Nero. La giornata si conclude on il rientro a Esine alle ore 17.00 circa.

P.S. Siamo fortunati, una novola ci ha protetto da pericolose scottature e ci ha fatto compagnia per tutto il giorno.

Ines

28 luglio 2002: Gita Maniva - S. Glisente

Finalmete è arrivato!

Da un pò aspettavo questo giorno. Era in programma una gita in montagna organizzata dal gruppo dei lupi di S. Glisente con cui saremmo andati dal Maniva a S. Glisente, appunto. Sveglia alle 5.30, partenza prevista per le 6.00. Tutti un pò assonnati ci siamo trovati nel piazzale sotto la palestra. Eravamo in 53 e ci aspettavano circa 2 ore di pullman. Fra una chiaccherata e un sonnellino arriviamo finalmente alla meta alle ore e alle ore 8.25 circa siamo tutti pronti per l'inizio della camminata. E' una bella giornata di sole. Da subito il gruppo si divide: qualcuno parte in quarta, altri tra cui e alcuni amici camminiamo un pò più lentamente: con noi c'è anche un bambino, Michele e i nostri "lupi" Lari, Claudio e Glisente che, armati di tinte e pennelli, hanno il compito di "rinfrescare" i segni del sentiero. La parte iniziale del nostro cammino è tranquilla, ma ogni occasione è buona per sgranocchiare qualche quadretto di cioccolata in compagnia. In poco tempo ci ritroviamo di nuovo tutti insieme alle "Sette crocette": c'è un grande prato dove riposiamo e facciamo qualche fotografia, ognuno dietro alla sua "croce". Dopo aver verniciato il cartello del sentiero ripartiamo per la nicchia di S. Glisente. La strada si fa un pò più faticosa e a qualche pezzo più o meno pianeggiante si alteranano alcune salite in cresta alla montagna. Salendo per la nicchia ci imbattiamo in due "simpatiche" vipere, che fortunatamente devono aver avvertito il nostro arrivo e hanno pensato bene di rincasare nascondendosi sotto alcuni sassi. Camminando incontriamo anche qualche coraggioso e impavido sportivo che affronta il sentiero in mountain bike e finalmente raggiungiamo la cima. Le nostre fatiche sono ormai terminate: sappiamo che manca poco all'arrivo della chiesetta. Diamo un'occhiata alla Rosa dei Venti e alla bella Madonna che si trovano lì e raggiungiamo tutti gli altri lupi e tantissima altra gente radunati attorno alla chiesa di S. Glisente. Sono circa le 11.30 e la S. Messa è teminata da poco. Giù gli zaini e allentati gli scarponi ci mettiamo a pranzare all'aria aperta e sotto un bel sole caldo.
Siamo veramente in parecchi. Incontriamo molta altra gente di nostra conoscenza e dopo circa un'oretta il gruppo è pronto a scendere verso Budek, ma anche qui ci dividiamo: i più numerosi procedono per il sentiero principale mentre in 11, sotto la guida del lupo esperto Gian Mario, scendono passando dalla "Baita del Giaol." Lì, dopo aver firmato il quaderno delle visite e aver assaggiato qualche biscotto nostrano, siamo ripartiti e finalmente ci siamo tutti ritrovati a Budek. Eravamo un pò stanchi, ma sapevamo che molti di noi avrebbero trovato un passaggio in jeep per tornare in paese. Infatti, poco alla volta, il gruppo si è rimpicciolito e alla fine solo Lari, Gino e Zico sono scesi a piedi. E' stata una piacevolissima giornata, passando ammirando le bellezze delle nostre montagne in compagnia di amici e di gente simpatica e divertente e spero di ripetere presto un' esperienza simile a questa. Con oggi dovrei essermi guadagnata finalmente la "mia" tessera (già pagata) di adesione al gruppo dei Lupi di S. Glisente, almeno così spero!!! E ho capito anche il perché abbiamo fama di gente cordiale e che non si tira mai indietro a del cibo e del buon vino da dividire in compagnia. Alla prossima!!!

Una lupacchiotta (ancora in attesa di tessera)


Le Tre Cime di Lavaredo

Alle h. 13.25, un pullman e due auto partono da Esine con 66 Lupi a bordo per andare sulla Dolomiti Venete. Il viaggio è lungo, facciamo una breve pausa in autogrill ed il nostro viaggio continua in direzione Venezia e poi, su verso Cortina. Oltrepassando Longarone si vede ancora la diga del Vajont con la frana e tutti noi pensiamo al disastro che ha causato. Più ci avviciniamo alla meta più ci rendiamo conto che le Dolomiti sono cariche di neve, le montagne sembrano degli enormi pandoro spolverati di zucchero a velo. Noi, che volevamo cimentarci con la ferrata dubitiamo di riuscirci, ma lo deciderà Lari, eletto il responsabile. Oltrepassiamo il centro di Auronzo e proseguiamo in mezzo alla pineta per altri 15 km prima di raggiungere l'isolato albergo S. Marco, mentre chi ci ha seguito in macchina dormirà in un altro albergo poco distante. Ci vengono assegnate le nostre camere con la logica dei lupi, io non mi sono mai divertita tanto, ho persino pianto dal ridere, con le mie compagne di stanza che ho conosciuto qui. La cena è ottima, alla fine della quale Raffaele (domani è il suo onomastico) offre un ottimo vino zibibbo, niente male nemmeno il "vov" di Gianni Stfler e i suoi cantucci. Dopo cena qualcuno sarebbe andato volentieri a Cortina, considerato che dista solo 15 km, ma l'autista del pullman è già a letto perché sta poco bene, quindi tutti, o quasi, a letto presto. l'indomani dopo una buona colazione, alle h. 8.05, partiamo dall'albergo S. Marco alla conquista delle Dolomiti con la certezza che nessuno farà la ferrata, il branco non si dividerà, resteremo tutti uniti. Durante il viaggio ci si apre il fantastico panorama dolomitico di cui abbiamo già avuto un anticipo ieri, ma oggi è ancora più bello, la giornata si preannuncia fantastica anche grazie a un cielo serenissimo. Più ci avviciniamo più ci rendiamo conto che la scelta di non fare la ferrata è quella giusta. Percorriamo la strada privata e raggiungiamo il rifugio Auronzo (alt. mt. 2.333) alle h. 8.44 e iniziamo l'escursione alle h. 8.50. Appena scendiamo dal pullman e incominciamo a guardarci attorno possiamo riempirci della l'animo della bellezza spaventosa del posto. Ci avviamo per un comodo sentiero la cui unica difficoltà è qualche pezzo di ghiaccio e subito un piccolo regalo: in una nicchia di neve si riflette l'azzurro intenso del cielo. Strada facendo il sole ci riscalda ed i nostri indumenti piano piano finiscono nello zaino. Le tre cime di Lavaredo si innalzano sopra le nostre teste, le guglie le fanno sembrare dei castelli incantati abitati da fate, la neve sembra spruzzata di una polvere magica argentata, tutti scattano fotografie… è troppo bello.
Il sentiero largo si trasforma in un tracciato nella neve alta 30/40 cm. che qualcuno ha già calpestato prima di noi, leggermete in salita, bisogna stare un pò attenti perché c'è del ghiaccio, ma il rischio è solo una caduta, non c'è nulla di pericoloso. Arriviamo alla forcella di Lavaredo e chi c'è già stato mostra agli altri il sentiero che avrebbe dovuto fare chi voleva salire per la ferrata, poi quello previsto per il giro facile ma che non faremo, perché la neve ha reso un pò pericoloso, quindi quello basso che noi percorreremo oggi. Dopo aver scattato altre fotografie ci avviamo per il sentiero basso in discesa, che gira intorno alle tre cime, poi c'è una chiesetta ed un sacco di "grole" (uccelli simili a corvi ma col becco giallo) che non si lasciano avvicinare ma che in compenso rubano il cibo appena qualcuno si distrae, come è successo a Gabriella quando ha lasciato la marmellata per la fotografia di gruppo. L'ho già detto che è tutto fantastico? Alle ore 11.45 Lari decide di ridiscendere per un pezzetto il sentiero dell'andata e svoltare per un bivio che ci farà fare il giro completo delle 3 cime. Il sentiero nuovo ha la neve un pò meno calpestata ma è praticabilissimo, anche perché ora la neve è ottima, non c'è più nemmeno quel poco di ghiaccio che che c'era questa mattina, non è marcia, è soffice al punto giusto. Ci sono un pò di sali scendi ma nulla di particolarmente pericoloso, anzi è molto rilassante, fa caldo ed in canottiera si sta benissimo. Arriviamo in un pianoro dove i pini mughi sono completamente coperti dalla neve, i rami che fanno capolino dal manto bianco sembra si vogliano ribellare e dire: è presto per metterci a dormire. Alle ore h. 13.23 ci fermiamo in una cascina recitata, gran parte del gruppo, se n'è andato, ma noi vogliamo godere ancora un pò di questo meraviglioso spettacolo, non vogliamo finisca così presto. Ci sistemiamo fuori dalla cascina, chi si sidede sulle panche, chi sul bordo della fontana, chi sulla staccionata, chi nella neve, insomma ci adattiamo e godiamo del sole, del cielo che non ha perso per un attimo quello stupendo colore azzurro. Alle h. 13.40 visto che ormai tutti si avviano per il sentiero anche gli ultimi sono costretti ad abbandonare questo meraviglioso posto. Il sentiero che continua ancora un pò in salita ed oltrepassa due laghetti gelati, ci porta a un bivio dove svoltiamo a sinistra ed oltrepassati alcuni punti eposti (fatti col ghiaccio non sarebbero stati piacevoli) alle h. 14.33 arriviamo al rifugio Auronzo dove il pullman e gli altri ci aspettano. Alle h. 15.00 si riparte e andiamo al lago Misurina dove facciamo una pausa, c'è chi resta al bar, chi fa acquisti di simpatici ricordi (il più orginale un cappellino rosso con la piuma) e chi scrive cartoline. Alle h. 16.00 si riparte, dalle h. 19.00 alle h. 20.00 facciamo una sosta in un autogrill per la cena, siamo inconfondibili coi visi color rosso semaforo, poi il viaggio continua e non ci fermeremo più. I Lupi non sono stanchi e lo dimostrano intonando canzoni, canto anch'io che sono stonata come una campana, e chiaccerando del più e del meno. Alle ore 22.00 arriviamo a Esine e consapevoli di ritornare a casa con un indimenticabile ricordo ci salutiamo dandoci appuntamento per la prossima gita.

Mavi

Gita al Rifugio Tagliaferri

Domenica 30 giugno 2002 gita al rifugio Tagliaferri, partenza dalla palestra di Esine alle ore 7 del mattino, Mimmo è il capogita.
Dopo le giornate torride appena trascorse tutti speriamo in una domenica "calda e assolata" ma, appena lasciate le macchine a Schilpario nei pressi del fiume Vò, in fondo alla Valle omonima, capiamo che oggi non sarà così.
Iniziano la nostra gita risalendo questa bella e selvaggia Valle, attraversiamo il torrente e piano piano la vegetazione si rada; il tempo è da "lupi": nebbia e aria gelida. Incontriamo dei ragazzi che tornano già dal rifugio, subito ci rassicurano: " al Tagliaferri si congela". Andiamo bene, pensiamo noi, di solito in montagna camminando in salita dopo poco si inizia ad alleggerire l'abbigliamento, oggi invece dagli zaini escono: felpe, piumini, giacche a vento e guanti (fortunato chi li ha).
Giunti al passo Venerocolo ci fermiamo giusto un attimo per bere qualcosa e intravediamo più in basso un laghetto, dobbiamo però ripartire perché fa troppo freddo.
Quando la nebbia si dirada un pò riusciamo ad intravedere la valle da cui siamo saliti, un paesaggio aspro ed incontaminato, dall'altro versante scorgiamo la diga di Belviso sotto il passo dell'Aprica. Il vento, purtroppo, non ci lascia scampo e scoraggia i più curiosi quindi via di corsa verso il rifugio dove giungiamo alle ore 12.00.
Sarà colpa dell'aria fredda, saranno state le curve, sarà stato l'autista spericolato il fatto è che la mia amica Ines sta male per tutto il tragitto fino al Tagliaferri, penso che abbia passato 2 o 3 ore così, da dimenticare, però dopo un po' di riposo e qualcosa di caldo (tè o vino?) si riprende.
Siccome non è la giornata adatta per sdraiarsi al sole ripartiamo appena mangiato scendendo attraverso la Val Venano.
A poco a poco l'aria si fa più mite, la nebbia svanisce lasciandoci apprezzare il panorama. Comunque, anche se il tempo è stato inclemente, la compagnia è stata buona ci siamo divertiti e anche di questa domenica conserveremo un buon ricordo.

Benedetta… nei secoli.