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giugno 2002: Laghi monte Torena
Abbandonata dalle
"LUPE" che ogni domenica condividono con me le gioie, i dolori
e il fascino delle gite organizzate dai lupi di S. Glisente, decido, anche
se un po' intimidita, di partecipare all'escursione ai laghi Torena. Il
ritrovo è come sempre la palestra alle ore 7.30 e poi tutti in
macchina verso la diga del Belviso. Scesi dalla macchina, i nostri conduttori
Andrea e Battista (detto Ringo) ci guidano per il sentiero che dopo circa
2 ore ci porta ai laghi. La camminata non è faticosa, c'è
chi preferisce prendere la rincorsa per arrivare prima alla meta e chi
preferisce gustare le bellezze che il passaggio offre. La visione del
primo lago, chiamato Lago Nero, ci lascia tutti meravigliati è
un concentrato di natura, l'acqua si confonde con rododendri e rocce semiscoperte
dal pino mugo. Pochi minuti e arriviamo al secondo lago, il Lago Verde.
Sulla lingua di neve che dalla cima Torena scende rispecchiandosi nel
lago ci aspetta un branco di camosci o stambecchi (nessuno aveva con sé
i cannocchiali per l'identificazione). La tentazione di tuffarsi nelle
fresche acque di questi laghi è grande, non potendo cerchiamo di
affogare la tentazione in un tranquillo pranzo al sacco e degustazione
di vini in riva al lago Nero. La giornata si conclude on il rientro a
Esine alle ore 17.00 circa.
P.S. Siamo
fortunati, una novola ci ha protetto da pericolose scottature e ci ha
fatto compagnia per tutto il giorno.
Ines
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luglio 2002: Gita Maniva - S. Glisente
Finalmete è
arrivato!
Da
un pò aspettavo questo giorno. Era in programma una gita in montagna
organizzata dal gruppo dei lupi di S. Glisente con cui saremmo andati
dal Maniva a S. Glisente, appunto. Sveglia alle 5.30, partenza prevista
per le 6.00. Tutti un pò assonnati ci siamo trovati nel piazzale
sotto la palestra. Eravamo in 53 e ci aspettavano circa 2 ore di pullman.
Fra una chiaccherata e un sonnellino arriviamo finalmente alla meta alle
ore e alle ore 8.25 circa siamo tutti pronti per l'inizio della camminata.
E' una bella giornata di sole. Da subito il gruppo si divide: qualcuno
parte in quarta, altri tra cui e alcuni amici camminiamo un pò
più lentamente: con noi c'è anche un bambino, Michele e
i nostri "lupi" Lari, Claudio e Glisente che, armati di tinte
e pennelli, hanno il compito di "rinfrescare" i segni del sentiero.
La parte iniziale del nostro cammino è tranquilla, ma ogni occasione
è buona per sgranocchiare qualche quadretto di cioccolata in compagnia.
In poco tempo ci ritroviamo di nuovo tutti insieme alle "Sette crocette":
c'è un grande prato dove riposiamo e facciamo qualche fotografia,
ognuno dietro alla sua "croce". Dopo aver verniciato il cartello
del sentiero ripartiamo per la nicchia di S. Glisente. La strada si fa
un pò più faticosa e a qualche pezzo più o meno pianeggiante
si alteranano alcune salite in cresta alla montagna. Salendo per la nicchia
ci imbattiamo in due "simpatiche" vipere, che fortunatamente
devono aver avvertito il nostro arrivo e hanno pensato bene di rincasare
nascondendosi sotto alcuni sassi. Camminando incontriamo anche qualche
coraggioso e impavido sportivo che affronta il sentiero in mountain bike
e finalmente raggiungiamo la cima. Le nostre fatiche sono ormai terminate:
sappiamo che manca poco all'arrivo della chiesetta. Diamo un'occhiata
alla Rosa dei Venti e alla bella Madonna che si trovano lì e raggiungiamo
tutti gli altri lupi e tantissima altra gente radunati attorno alla chiesa
di S. Glisente. Sono circa le 11.30 e la S. Messa è teminata da
poco. Giù gli zaini e allentati gli scarponi ci mettiamo a pranzare
all'aria aperta e sotto un bel sole caldo.
Siamo veramente in parecchi. Incontriamo molta altra gente di nostra conoscenza
e dopo circa un'oretta il gruppo è pronto a scendere verso Budek,
ma anche qui ci dividiamo: i più numerosi procedono per il sentiero
principale mentre in 11, sotto la guida del lupo esperto Gian Mario, scendono
passando dalla "Baita del Giaol." Lì, dopo aver firmato
il quaderno delle visite e aver assaggiato qualche biscotto nostrano,
siamo ripartiti e finalmente ci siamo tutti ritrovati a Budek. Eravamo
un pò stanchi, ma sapevamo che molti di noi avrebbero trovato un
passaggio in jeep per tornare in paese. Infatti, poco alla volta, il gruppo
si è rimpicciolito e alla fine solo Lari, Gino e Zico sono scesi
a piedi. E' stata una piacevolissima giornata, passando ammirando le bellezze
delle nostre montagne in compagnia di amici e di gente simpatica e divertente
e spero di ripetere presto un' esperienza simile a questa. Con oggi dovrei
essermi guadagnata finalmente la "mia" tessera (già pagata)
di adesione al gruppo dei Lupi di S. Glisente, almeno così spero!!!
E ho capito anche il perché abbiamo fama di gente cordiale e che
non si tira mai indietro a del cibo e del buon vino da dividire in compagnia.
Alla prossima!!!
Una lupacchiotta
(ancora in attesa di tessera)
Le Tre Cime di Lavaredo
Alle
h. 13.25, un pullman e due auto partono da Esine con 66 Lupi a bordo per
andare sulla Dolomiti Venete. Il viaggio è lungo, facciamo una
breve pausa in autogrill ed il nostro viaggio continua in direzione Venezia
e poi, su verso Cortina. Oltrepassando Longarone si vede ancora la diga
del Vajont con la frana e tutti noi pensiamo al disastro che ha causato.
Più ci avviciniamo alla meta più ci rendiamo conto che le
Dolomiti sono cariche di neve, le montagne sembrano degli enormi pandoro
spolverati di zucchero a velo. Noi, che volevamo cimentarci con la ferrata
dubitiamo di riuscirci, ma lo deciderà Lari, eletto il responsabile.
Oltrepassiamo il centro di Auronzo e proseguiamo in mezzo alla pineta
per altri 15 km prima di raggiungere l'isolato albergo S. Marco, mentre
chi ci ha seguito in macchina dormirà in un altro albergo poco
distante. Ci vengono assegnate le nostre camere con la logica dei lupi,
io non mi sono mai divertita tanto, ho persino pianto dal ridere, con
le mie compagne di stanza che ho conosciuto qui. La cena è ottima,
alla fine della quale Raffaele (domani è il suo onomastico) offre
un ottimo vino zibibbo, niente male nemmeno il "vov" di Gianni
Stfler e i suoi cantucci. Dopo cena qualcuno sarebbe andato volentieri
a Cortina, considerato che dista solo 15 km, ma l'autista del pullman
è già a letto perché sta poco bene, quindi tutti,
o quasi, a letto presto. l'indomani dopo una buona colazione, alle h.
8.05, partiamo dall'albergo S. Marco alla conquista delle Dolomiti con
la certezza che nessuno farà la ferrata, il branco non si dividerà,
resteremo tutti uniti. Durante il viaggio ci si apre il fantastico panorama
dolomitico di cui abbiamo già avuto un anticipo ieri, ma oggi è
ancora più bello, la giornata si preannuncia fantastica anche grazie
a un cielo serenissimo. Più ci avviciniamo più ci rendiamo
conto che la scelta di non fare la ferrata è quella giusta. Percorriamo
la strada privata e raggiungiamo il rifugio Auronzo (alt. mt. 2.333) alle
h. 8.44 e iniziamo l'escursione alle h. 8.50. Appena scendiamo dal pullman
e incominciamo a guardarci attorno possiamo riempirci della l'animo della
bellezza spaventosa del posto. Ci avviamo per un comodo sentiero la cui
unica difficoltà è qualche pezzo di ghiaccio e subito un
piccolo regalo: in una nicchia di neve si riflette l'azzurro intenso del
cielo. Strada facendo il sole ci riscalda ed i nostri indumenti piano
piano finiscono nello zaino. Le tre cime di Lavaredo si innalzano sopra
le nostre teste, le guglie le fanno sembrare dei castelli incantati abitati
da fate, la neve sembra spruzzata di una polvere magica argentata, tutti
scattano fotografie
è troppo bello.
Il sentiero largo si trasforma in un tracciato nella neve alta 30/40 cm.
che qualcuno ha già calpestato prima di noi, leggermete in salita,
bisogna stare un pò attenti perché c'è del ghiaccio,
ma il rischio è solo una caduta, non c'è nulla di pericoloso.
Arriviamo alla forcella di Lavaredo e chi c'è già stato
mostra agli altri il sentiero che avrebbe dovuto fare chi voleva salire
per la ferrata, poi quello previsto per il giro facile ma che non faremo,
perché la neve ha reso un pò pericoloso, quindi quello basso
che noi percorreremo oggi. Dopo aver scattato altre fotografie ci avviamo
per il sentiero basso in discesa, che gira intorno alle tre cime, poi
c'è una chiesetta ed un sacco di "grole" (uccelli simili
a corvi ma col becco giallo) che non si lasciano avvicinare ma che in
compenso rubano il cibo appena qualcuno si distrae, come è successo
a Gabriella quando ha lasciato la marmellata per la fotografia di gruppo.
L'ho già detto che è tutto fantastico? Alle ore 11.45 Lari
decide di ridiscendere per un pezzetto il sentiero dell'andata e svoltare
per un bivio che ci farà fare il giro completo delle 3 cime. Il
sentiero nuovo ha la neve un pò meno calpestata ma è praticabilissimo,
anche perché ora la neve è ottima, non c'è più
nemmeno quel poco di ghiaccio che che c'era questa mattina, non è
marcia, è soffice al punto giusto. Ci sono un pò di sali
scendi ma nulla di particolarmente pericoloso, anzi è molto rilassante,
fa caldo ed in canottiera si sta benissimo. Arriviamo in un pianoro dove
i pini mughi sono completamente coperti dalla neve, i rami che fanno capolino
dal manto bianco sembra si vogliano ribellare e dire: è presto
per metterci a dormire. Alle ore h. 13.23 ci fermiamo in una cascina recitata,
gran parte del gruppo, se n'è andato, ma noi vogliamo godere ancora
un pò di questo meraviglioso spettacolo, non vogliamo finisca così
presto. Ci sistemiamo fuori dalla cascina, chi si sidede sulle panche,
chi sul bordo della fontana, chi sulla staccionata, chi nella neve, insomma
ci adattiamo e godiamo del sole, del cielo che non ha perso per un attimo
quello stupendo colore azzurro. Alle h. 13.40 visto che ormai tutti si
avviano per il sentiero anche gli ultimi sono costretti ad abbandonare
questo meraviglioso posto. Il sentiero che continua ancora un pò
in salita ed oltrepassa due laghetti gelati, ci porta a un bivio dove
svoltiamo a sinistra ed oltrepassati alcuni punti eposti (fatti col ghiaccio
non sarebbero stati piacevoli) alle h. 14.33 arriviamo al rifugio Auronzo
dove il pullman e gli altri ci aspettano. Alle h. 15.00 si riparte e andiamo
al lago Misurina dove facciamo una pausa, c'è chi resta al bar,
chi fa acquisti di simpatici ricordi (il più orginale un cappellino
rosso con la piuma) e chi scrive cartoline. Alle h. 16.00 si riparte,
dalle h. 19.00 alle h. 20.00 facciamo una sosta in un autogrill per la
cena, siamo inconfondibili coi visi color rosso semaforo, poi il viaggio
continua e non ci fermeremo più. I Lupi non sono stanchi e lo dimostrano
intonando canzoni, canto anch'io che sono stonata come una campana, e
chiaccerando del più e del meno. Alle ore 22.00 arriviamo a Esine
e consapevoli di ritornare a casa con un indimenticabile ricordo ci salutiamo
dandoci appuntamento per la prossima gita.
Mavi
Gita
al Rifugio Tagliaferri
Domenica 30 giugno
2002 gita al rifugio Tagliaferri, partenza dalla palestra di Esine alle
ore 7 del mattino, Mimmo è il capogita.
Dopo le giornate torride appena trascorse tutti speriamo in una domenica
"calda e assolata" ma, appena lasciate le macchine a Schilpario
nei pressi del fiume Vò, in fondo alla Valle omonima, capiamo che
oggi non sarà così.
Iniziano la nostra gita risalendo questa bella e selvaggia Valle, attraversiamo
il torrente e piano piano la vegetazione si rada; il tempo è da
"lupi": nebbia e aria gelida. Incontriamo dei ragazzi che tornano
già dal rifugio, subito ci rassicurano: " al Tagliaferri si
congela". Andiamo bene, pensiamo noi, di solito in montagna camminando
in salita dopo poco si inizia ad alleggerire l'abbigliamento, oggi invece
dagli zaini escono: felpe, piumini, giacche a vento e guanti (fortunato
chi li ha).
Giunti al passo Venerocolo ci fermiamo giusto un attimo per bere qualcosa
e intravediamo più in basso un laghetto, dobbiamo però ripartire
perché fa troppo freddo.
Quando la nebbia si dirada un pò riusciamo ad intravedere la valle
da cui siamo saliti, un paesaggio aspro ed incontaminato, dall'altro versante
scorgiamo la diga di Belviso sotto il passo dell'Aprica. Il vento, purtroppo,
non ci lascia scampo e scoraggia i più curiosi quindi via di corsa
verso il rifugio dove giungiamo alle ore 12.00.
Sarà colpa dell'aria fredda, saranno state le curve, sarà
stato l'autista spericolato il fatto è che la mia amica Ines sta
male per tutto il tragitto fino al Tagliaferri, penso che abbia passato
2 o 3 ore così, da dimenticare, però dopo un po' di riposo
e qualcosa di caldo (tè o vino?) si riprende.
Siccome non è la giornata adatta per sdraiarsi al sole ripartiamo
appena mangiato scendendo attraverso la Val Venano.
A poco a poco l'aria si fa più mite, la nebbia svanisce lasciandoci
apprezzare il panorama. Comunque, anche se il tempo è stato inclemente,
la compagnia è stata buona ci siamo divertiti e anche di questa
domenica conserveremo un buon ricordo.
Benedetta
nei secoli.