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LA PAROLA DEL PARROCO
Carissimi Selleresi,
un altro anno pastorale ci sta di fronte, con i suoi ritmi, i suoi
impegni, le sue proposte, le sue attese. Al suo immediato inizio,
gusteremo la gioia di avere la Visita Pastorale del Vescovo, alla
quale ci siamo preparati con la preghiera durante l'estate e, nell'immediata
vigilia, attraverso le Quarantore che quest'anno, eccezionalmente,
abbiamo celebrato nella prima settimana di ottobre, proprio in vista
dell'appuntamento col Pastore della Diocesi. In altra parte del
bollettino viene presentato il significato e il programma dell'importante
avvenimento.
L'estate è stata caratterizzata da tanti avvenimenti lieti
e tristi per la storia nazionale e internazionale (come non ricordare,
tra tutti, quanto è accaduto in America?), che dovrebbero
averci fatto riflettere sull'importanza di certi valori quali il
rispetto per gli altri, la tolleranza, la giustizia, la fratellanza,
non solo sbandierate con parole al vento, ma incarnata nella quotidianità
del nostro vivere. Abbiamo vissuto l'esperienza del Grest per i
ragazzi, incentrato sul tema dei diritti dei bambini: sono stati
giorni di sereno svago e di impegno, che ha visto una buona partecipazione
e tanta disponibilità da parte degli animatori. E' stata
anche offerta la possibilità del Grest per gli adolescenti,
proposto con delle serate in cui si è voluta vedere la vita
nella quale 'giocarsi' in tutto e per tutto: le presenze sono state
solo oltre una quindicina, ma hanno dato speranza.
Il Papa, all'indomani del Giubileo del 2000, invita la Chiesa a
"prendere il largo", a concentrarsi, cioè, sul
significato della sua missione evangelizzatrice, pur in mezzo alle
tante difficoltà e contraddizioni della storia, affidandosi
alla parola del suo Signore che la invita a continuare il gesto
del "calare le reti per la pesca". Questa esortazione
di Giovanni Paolo II la accogliamo anche noi, come comunità
e come singoli, perché non perdiamo la fiducia e la speranza
ma, anzi non abbiamo paura a rimboccarci le maniche per dare sempre
il meglio della nostra testimonianza nella famiglia, nella comunità,
nella società.
Ritengo che tra gli impegni fondamentali e le attenzioni prioritarie,
ci sia soprattutto il desiderio di essere e sentirci famiglia parrocchiale
(ho sempre presente quella definizione di parrocchia = famiglia
di famiglie, ricordate ???), dove si curano il rispetto, la sincerità
dei rapporti, l'amore alla verità, la stima vicendevole.
Ho notato che troppo spesso, anche tra noi, ci si fida più
dei "si dice" o di supposizioni non vere
portando
a parlare male, a criticare l'operato altrui, senza la preoccupazione
di cercare la verità o di dire in faccia agli interessati
ciò che si pensa. Questo andazzo non fa certo onore a nessuno,
anzi aggiunge male al male, col risultato che non si vive bene e,
magari, non si fanno vivere bene anche gli altri. L'amore fraterno,
la carità che il cristiano è chiamato insistentemente
a vivere e offrire, sono belle parole e tali rischiano di rimanere
se non si traducono anche in gesti concreti, quotidiani
non
va dimenticato che un giorno proprio su questo saremo giudicati.
E allora, "prendiamo il largo", carissimi Selleresi! Il
soffio della grazia ci accompagni, insieme alla materna protezione
della Madonna e alla intercessione del nostro patrono San Desiderio.
A tutti, un cordiale saluto e la mia benedizione.
Don Giacomo
VISITA PASTORALE DEL VESCOVO
GIULIO
Nel prossimo mese di ottobre il Vescovo inizierà
la Visita Pastorale alla Diocesi, partendo dalla nostra zona dell'Alta
valle Camonica.
Ecco le parole con cui è stata annunciata dal Vescovo stesso
nel Giovedì Santo scorso.
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Carissimi sacerdoti e fedeli,
grazie e pace a voi in abbondanza.
Perché i doni del Signore abbondino sempre più ho
deciso di intraprendere la Visita pastorale secondo le norme affidate
alla carità pastorale del Vescovo. "Il Signore è
colui che è, che era e che viene..." (Ap 1,8). Mi pare
rivolta a noi la premura del Signore "che viene". Dio
è colui che viene e abita con noi: Egli è l"Emmanuele".
Il Natale celebra l'evento cardine della venuta del Signore, la
sua visita non avrà termine finché si concluderà
nei cieli nuovi e terra nuova.
Gesù continua la sua visita sulla terra per mezzo degli Apostoli
e dei loro successori, i Vescovi. Continuatore della peregrinazione
di Cristo vengo a voi nel suo nome e col suo mandato, "principio
visibile e fondamento dell'unità nella Chiesa particolare,
formata a immagine della Chiesa universale" (LG 23).
Vostro Vescovo da più di due anni, assecondando desideri
molteplici, ho potuto incontrare diverse realtà pastorali.
Ho apprezzato la vostra accoglienza e sono diventato partecipe di
tante gioie, di qualche sofferenza e del desiderio di tanta speranza.
La Visita pastorale viene come ad offrire completezza nelle altre
visite, ne manifesta in modo più esplicito il significato
e ad esse si unisce in ricchezza di modi e di spirito.
Vengo per collaborare a creare un clima di comunione e per stimolare
la missione che si concretizza nella nuova evangelizzazione verso
la quale ho indicato lo strumento delle unità pastorali:
con voi vorrò rendermi conto delle situazioni concrete e
cercare insieme le soluzioni possibili.
Ho nominato il Convisitatore nella persona del caro confratello
Mons. Lucio Cuneo, gli ho affiancato una "Segreteria per la
Visita pastorale"; a loro e agli uffici di Curia chiedo di
prepararla secondo quelle indicazioni già emerse nella riunione
degli Uffici di Curia e comunicate al Consiglio Presbiterale.
La visita procederà seguendo la divisione della diocesi in
zone pastorali, e agli incontri verranno chiamati principalmente
quanti sono destinatari di attenzione secondo le indicazioni della
'scelta pastorale' di questi anni.
Insieme con me ogni zona ed ogni parrocchia la prepari nella preghiera
e nella riflessione: non si tratterà infatti di un evento
esigente da un punto di vista organizzativo, ma eccezionale come
dono di grazia, straordinaria nell'ordinario.
Esorto quindi i presbiteri, i diaconi, i membri della vita religiosa
e consacrata, particolarmente le claustrali, i fedeli laici a sostenere
spiritualmente la Visita pastorale perché sia recepita come
dono singolare del passaggio di Dio e a dare la loro generosa collaborazione
per la sua buona riuscita.
Affido alla Madonna, visitata nell'Annunciazione e visitatrice nel
viaggio verso la casa di Elisabetta, di insegnarmi a portare Gesù
alle comunità.
Ai SS. Patroni Faustino e Giovita chiedo di dare al pastore la forza
di testimone e ai fedeli la generosità della risposta.
Benedico di cuore tutti.
+ Giulio Sanguineti
VISITA PASTORALE
RELAZIONE PASTORALE DELLA PARROCCHIA PRESENTATA AL VESCOVO IN VISITA
A SELLERO
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale della nostra
Comunità, convocato dal parroco, si è incontrato per
stilare questa relazione da presentare al Vescovo in Visita pastorale.
Ha seguito lo schema delle domande offerte per la riflessione e
presenta le seguenti considerazioni:
1. Riteniamo che sia importante insistere sull'immagine di Chiesa
Comunione anche in riferimento alla parrocchia. Ciò per far
comprendere e vivere la missione della stessa comunità e
per dare credibilità a quanto è proposto. La comunione
richiama la corresponsabilità dei laici, togliendoli dall'isolamento
e da quel velo di diffidenza in cui talora possono essere considerati
dal resto della comunità. Anche Sellero risente del clima
dei piccolo paesi, dove non è raro il caso di reciproche
contese, contrasti, rivalità che rischiano di ripercuotersi
anche nell'ambiente parrocchiale.
2. E' presente anche da noi la ten-tazione di vivere spesso la fede
a livello privato, senza dare una effettiva e gioiosa testimonianza.
E' avvertita pertanto l'urgenza della Nuova Evangelizzazione che
abbia a raggiungere gli adulti in primo luogo e, in essi, le famiglie,
per raggiungere poi i giovani e i ragazzi. In questi anni si è
tentata la catechesi per gli adulti che, seppur raccolga poca partecipazione,
è tuttavia sentita come importante e necessaria. Nel 1997
si sono qui tenute le Missioni, con la esperienza dei Centri di
ascolto. Furono giorni di impegno e di entusiasmo ma nel poi, non
c'è stata tutta quella continuità che si era auspicata.
3. I giovani. Come per ogni parrocchia, anche per la nostra sono
un problema. Si riesce a raggiungerli fino alla Cresima e poi scompaiono,
tran-ne qualcuno. Vorremmo che dalla Vi-sita Pastorale nascesse
un impegno concreto nel ridare slancio all'Oratorio, sia come luogo
primario di formazione, sia come centro di aggregazione. Sappiamo
che anche la Scelta Pastorale del Vescovo per l'anno 2001/2002 affronta
questo argomento, tuttavia saremmo contenti di poter sentire anche
direttamente dalle sue parole un incoraggiamento ed un indirizzo
al riguardo.
4. Le Famiglie. Nella nostra Comunità ce ne sono tante giovani.
Come sintetizzato in altra pagina, Sellero è una Comunità
che può definirsi giovane. Non c' è nessuna famiglia
che non abbia a far battezzare i figli o a non presentarli per i
Sacramenti. Esiste, però, il rischio di una forma di ricezione
più per tradizione che per effettiva convinzione degli stessi,
con la mancanza, tranne in pochi casi, di un cammino di accompagnamento
e di continuità di testimonianza cristiana nel proseguo della
vita dei figli.
Un fenomeno piuttosto rilevante anche tra noi sono le diverse "convivenze",
diffuse soprattutto non tra persone giovani, ma mature negli anni.
Un fenomeno diffuso a tal punto che, nessuno, o quasi, sembra farsene
un problema.
la mancanza, tranne in pochi casi, di un cammino di accompagnamento
e di continuità di testimonianza cristiana nel proseguo della
vita dei figli.
Un fenomeno piuttosto rilevante anche tra noi sono le diverse "convivenze",
diffuse soprattutto non tra persone giovani, ma mature negli anni.
Un fenomeno diffuso a tal punto che, nessuno, o quasi, sembra farsene
un problema.
5. Formazione degli operatori pasto-rali laici. E' un imperativo
forte anche per noi, in quanto la tendenza alla 'delega' agli altri
si fa sentire pure tra noi. Riteniamo motivo di speranza l'avere
dei catechisti in maggioranza giovani, che accettano di buon grado
di ritrovarsi per la formazione e per condividere il loro lavoro
apostolico. Così pure, è motivo di speranza il poter
contare su persone che si prestano volentieri con la loro collaborazione
per i vari ambiti della vita parrocchiale.
6. Spesso ci viene ricordato come tutta la vita della Comunità
nasce e si fonda nell'Eucaristia. Essa diventa anche forma della
vita comunitaria, in quanto l'esprimersi dei vari ministeri rappresenta
l'immagine di ciò che si deve vivere anche al di fuori della
celebrazione. Il Vescovo nella Scelta pastorale dello scorso anno
ci ha parlato di "celebrazioni evangelizzanti". La partecipazione
alla Messa domenicale, da noi si assesta sul 30-35%, con punte più
basse nel periodo estivo. Quasi totalmente assenti i giovani e
i giovani adulti, intendendo per giovani adulti quei genitori i
cui figli, come detto sopra, partecipano con regolarità alla
catechesi. Abbiamo bisogno anche noi, poi, di comprendere il valore
dell'Eucaristia e le sue ricadute nella vita quotidiana, nella famiglia,
nel lavoro, nell'offrire cioè la nostra testimonianza credibile.
Ci siamo preparati alla Visita del Vescovo, celebrando le Quarant'Ore
che avevano come tema di riflessione: Eucaristia-Comunità-Comunione.
"Che cosa dobbiamo fare, fratelli?" Con questa domanda
reagiscono gli ascoltatori della predicazione di Pietro e degli
apostoli, come ci viene ricordato dal libro degli Atti.
Ci mettiamo anche noi in ascolto del nostro Vescovo, successore
degli Apostoli, che viene a visitarci nel nome del Signore. Ci attendiamo
da lui quelle parole che ci indichino quel che dobbiamo fare per
essere e vivere come veri discepoli di Cristo nel nuovo Millennio.
Il Parroco don Giacomo Zani e il Consiglio Pastorale Parrocchiale
OMELIA DEL VESCOVO
"Siamo, penso, invidiosi della fede di questo
pubblicano, di questo uomo peccatore che, cosciente del suo peccato,
va al tempio. Non ha il coraggio di avvicinarsi al centro del tempio.
Sta in distanza e dice pregando soltanto cosi: "Oh Dio, abbi
pietà di me peccatore!". Io penso che siamo invidiosi
di lui perché intento, perché ha il bel coraggio di
rivolgersi a Dio. Quindi è un credente. E' un peccatore,
certamente. Lo riconosce, ma è un credente!
E' bello che i credenti si rivolgano a Dio e dicano: "Dio,
tu sei buono, io sono un peccatore". Siamo invidiosi di questa
semplicità. Vorrei donarvela. Vorrei intanto che voi tutti,
foste desiderosi di questa semplicità. Intanto di una bella
fede. Mi avete invitato nel saluto a donarvi un aiuto perché
possiate godere di una fede bella. In un mondo abbastanza miscredente,
dove i valori che vengono proclamati non sono, mi pare, quelli della
fede, sentire almeno qui in chiesa proclamare la bellezza della
fede è entusiasmante. Ma soprattutto è bello vedere
un uomo che ha considerato la fede del pubblicano e l'umiltà
del pubblicano e ha detto, S. Paolo, alla fine della sua vita, nel
suo testamento, alla vigilia della sua morte, martire, ha detto:
"Ho conservato la fede!". Abbiamo sentita questa affermazione
nella seconda lettura, tratta dalla lettera di S. Paolo apostolo
a Timoteo: "Ho conservato la fede!". E' un augurio che
faccio a tutti noi. Lo facciamo insieme, reciprocamente in questo
incontro. Di poter dire alla fine della nostra vita: "Ho conservato
la fede!". Mi domanderete quali sono le strade per alimentare
la fede, perché non sia una conservazione della fede, simile
a quella della parabola del vangelo dei talenti, dove ci ricordiamo
tutti, anche i più piccoli, Gesù dice che uno che
ha ricevuto un talento solo, per paura lo ha sotterrato e poi, al
ritorno del padrone, lo ha consegnato solo, senza averlo moltiplicato.
Penso che la nostra fede deve essere trattata come i talenti, che
va trafficata, che va manifestata, va detta, va annunciata, dal
Vescovo in Visita Pastorale, dal parroco nel suo ministero, dai
catechisti nel loro compito, ma anche nelle famiglie, dai genitori
e poi anche da noi. Vivendo da credenti annunciamo la fede. Ebbene
mi domanderete: come alimentare la fede? Raccolgo per rispondervi
le indicazioni che la vostra relazione, mi ha dato. La relazione
fatta dal Consiglio pastorale sulla parrocchia in occasione della
Visita pastorale.
La prima indicazione è un invito forte a continuare quanto
le Missioni parrocchiali vi hanno dato, quando vi hanno chiesto
di continuarle dentro ai Centri di ascolto. Dentro ai Centri di
ascolto. Di questi luoghi diffusi in Parrocchia, piccole Comunità
dove si ripensa il vangelo. Dove lo si medita, lo si prega e si
impara a diffonderlo.
Anche se certamente non sono centri magistrali. Non sono tenuti
da persone competentissime, ma da persone che si impegnano, sono
semplici, danno quel tempo e lo danno sempre perseverando. E a voi
chiedo di essere altrettanto perseveranti. Di non ritenere l'impegno
dei Centri di ascolto: "Ci vado, non ci vado va bene ugualmente".
No! Ci vado! Persevero, intendo collaborare. E la vostra presenza,
quella di ciascuno, al Centro di ascolto, è un aiuto perché
il gruppo abbia a rendere, per la vostra fede. Perché possiate
dire: "Ho alimentato la fede". E alla fine della vita,
che vi auguro molto lunga, molto bella oltre che lunga, felice,
possiate dire: "Ho conservato la fede".
Avete davanti l'immagine della chiesa che vi parla dei vostri antenati
che hanno "conservato la fede" e ve l'hanno donata. Fate
altrettanto.
Un secondo momento che viene forte nella vostra Relazione è
l'invito alla partecipazione così attenta, come oggi, all'Eucaristia.
Così numerosa anche. Così fedele. Non è un
rito la Messa. Non è soltanto un precetto. Dobbiamo andarci!
Sarebbe così povero andare alla Messa soltanto perché
ci è comandato. O è un momento di vita, di risveglio,
di incontro con i fratelli, di perdono fra noi, di gioia nella condivisione
del giorno festivo. E' bello come oggi. E' anche più entusiasmante
stare insieme. E' recuperare una familiarità, una fraternità
fra tutte le famiglie. E' un considerare che tanta gente nella Diocesi,
nelle singole parrocchie, partecipa all'Eucaristia. E' un unirsi
alle migliaia e migliaia di persone che partecipano all'Eucaristia.
E' un guardare alle tante altre migliaia, più abbondanti,
che non partecipano. Venendo all'Eucaristia voi date prova che il
bene si diffonde più intensamente del male. Anche se il male
apparentemente si diffonde molto e molto diffuso. Quindi la partecipazione
all'Eucaristia con l' ascolto della Parola, col ricevere la Comunione,
col vederci insieme, col vivere la Chiesa. Oggi anche la Chiesa
diocesana, avendo con voi il Vescovo che riporta la comunione delle
altre parrocchie, quelle già visitate e quelle no. E poi
anche una proposta per tornare a casa rinvigoriti, più attenti
alla famiglia, più buoni verso gli altri, più sensibili
alla compagnia verso chi è solo.
L'Eucaristia festiva, centro della domenica. La domenica non sia
soltanto un fine settimana, ma sia un giorno veramente festivo.
Un'altra indicazione, è la terza, che raccolgo dalla vostra
relazione è il valorizzare l' oratorio, come luogo che aggrega
i ragazzi e i giovani che hanno bisogno di giocare insieme, di stare
insieme. Hanno bisogno anche di crescere insieme. Quindi oltre che
luogo di aggregazione dei ragazzi, l'oratorio è di formazione.
Perché lo diventi aggregante e formante, non potete lasciare
solo il parroco, che è solo. E quindi ha bisogno di collaboratori
da preparare perché siano all'altezza del loro compito che
non è così alto da non poter raggiungere. Ma che deve
essere condiviso con una certa competenza. E quindi se la Diocesi,
quest'anno, comincia un corso di formazione per i laici e le laiche
adulte, che si preparano a servire la Parrocchia e la Diocesi nei
vari servizi pastorali, anche voi, qualche poco, potete fare perché
siate in grado di potere accompagnare e sostenere il compito del
parroco nell'oratorio. Ma intendete impegnarvi in questo compito
aggregante e formativo nell'oratorio, perché domani in chiesa,
fra 20-30 anni, ci siano questi ragazzi che oggi fan difficoltà
a partecipare con noi per una celebrazione più per gli adulti.
Domani adulti anche loro, siano fedeli alla comunicazione della
fede che voi avete loro donato. Mi pare che siano i punti fondamentali.
L'ultimo punto, veramente l'ultimo e importante è la cura
della famiglia giovane e adulta. Giovani coppie che devono formarsi
ancora come tali e adulti in famiglia che intendono tradurre la
Parola ascoltata in chiesa. La famiglia è fondamentale. Se
abbiamo una Parrocchia organizzata, ma una famiglia distrutta, quanto
la parrocchia costruisce verrà lentamente, per-lomeno non
accolto in famiglia.
Vi lascio queste "strade", perché anche voi possiate
dire: "Ora sto alimentando la fede". Alla fine della vita:
"Ho conservato la fede!". Non è molto quotata la
fede oggi. Nella pubblicità della televisione non appare
mai, come un compito importante.
Ma non appaiono le cose più importanti sul televisore. Forse
abbiamo bisogno di andare dentro le cose importanti aldilà
del televisore. Quanto-meno in quei pochi programmi televisivi che
presentano anche il discorso sulla fede.
Prego la Madonna Assunta che voi venerate come la Madre, il modello
e l'intercessore che assuma anche voi in questi propositi che insieme
abbiamo formulato, perché anche il momento della Visita pastorale
sia costruttivo, per la vostra Comunità parrocchiale".
(Testo tratto fedelmente dalla registrazione sonora)
DALLE NOSTRE PARROCCHIE
Giornata del Seminario
In data 20 maggio le nostre parrocchie hanno celebrato la
Giornata vocazionale, presenti due chierici del nostro Seminario
diocesano.
23 maggio
Le due comunità cristiane di Sellero hanno celebrato,
anche quest'anno, con solennità. la Festa del loro Patrono
principale S. Desiderio.
25 luglio: Festa di S. Giacomo
a Novelle
Una data, questa, che per Novelle dovrebbe avere un significato
particolare. Si celebra, infatti,la festa in onore del Santo Patrono
del Paese, Patrono che i nostri Avi hanno scelto per "essere
portavoce", guida a protettore presso il Padre celeste.
25 luglio 2001, Festa di S. Giacomo?
Quel punto interrogativo trova, a mio avviso, ragione d'essere in
quanto non mi è parso che vi sia stata una partecipazione,
una risposta adeguata alla ricorrenza. Vi sono ancora nella nostra
bellissima Italia, a per fortuna, genti che onorano il proprio Santo
Patrono con sentita partecipazione, sia in termini religiosi che
nelle manifestazioni collegate. Questo è segno che i fesfeggiamenti
sono sentiti, che per un giorno all'anno si sente la necessita,
il piacere a il dovere di fare festa attorno al proprio patrono,
a quel che è più bello, è che lo si fa futti
insieme. Per un giorno la gente si ritrova; il paese o la citta
sembra vivere un momento magico, le vie tutte addobbate, i balconi
e i portoni hanno un segno, nella chiesa si alzano le preghiere
verso il Santo. Preghiere dl perdono, di ringraziamento, di supplica,
per se stessi a il proprio Paese. La statua o una reliquia viene
portata per le vie del paese, del rione, della cittd, perché
il Santo quasi possa vedere le singole case, le singole persone.
Un giorno all'anno. Perche è cosi difficile ?
Un sentito ringraziamento va senz'altro dato a tutti coloro che
hanno permesso dl allestire la pesca di beneficenza. Grazie Mauro
e Valentina, due giovanissimi che, con la loro presenza e voglia
di esserci, hanno fatto onore a San Giacomo.
Oliviero Spada
Natale a Sellero
Natale è la festa più attesa dell'anno! La Nascita
di Gesù, ha ancora qualcosa da dire con il suo messaggio
presente soprattutto nell'immagine del Presepio. Anche quest'anno
gli Amici dell'Oratorio hanno messo in cantiere il Presepio vivente
che, la sera del 24 dicembre, a partire dalla località Dosso,
alle ore 22.30, si snoderà tra gli angoli caratteristici
del centro storico e si concluderà sul sagrato della chiesa
parrocchiale con la scena della Natività e l'omaggio dei
pastori e dei Re magi alla capanna, allestita presso il grande albero
natalizio innalzato dagli Alpini. A seguire ci sarà la S.
Messa di Mezzanotte e si potrà vedere anche il caratteristico
Presepio in chiesa preparato da alcuni giovani volontari. Gli Amici
del Presepio del Ponte del Re già da giorni sono all'opera
per costruire il loro capolavoro che potrà essere da tutti
ammirato nei giorni delle Festività. Anche i bambini della
Scuola Materna (domenica 23 dicembre) e i loro "colleghi"
delle Elementari (sabato 22 dicembre) daranno vita alle rispettive
rappresentazioni natalizie, invitando genitori, familiari e compaesani
ad accogliere il messaggio di pace e di gioia che il Natale continua
a voler offrire a tutti. Concluderemo le Feste Natalizie col tradizionale
Concerto del 6 gennaio, in coincidenza con la consegna delle borse
di studio del Legato Damiolini. Il programma sarà annunciato
per tempo mediante apposite locandine. Buone Feste a tutti!
Solidarietà
Nel corso di quest'anno, più volte i nostri ragazzi
sono stati protagonisti di gesti di solidarietà: in occasione
della Prima Comunione e della Cresima sono state raccolte dagli
interessati e dalle loro famiglie £. 1.800.000 (un milione
e ottocentomila) destinate per metà alle iniziative per i
mi-nori in difficoltà, promosse dalla Caritas diocesana di
Brescia e per l'altra metà ai bisogni della nostra Parrocchia.
Durante lo spettacolo del Grest (vedi pagina della cronaca parrocchiale),
tra i presenti sono state raccolte £. 250.000 (duecentocinquantamila)
che sono state devolute per iniziative a sostegno dei bambini della
Romania. In questo paese europeo si sta impegnando tantissimo l'Antoniano
di Bologna (destinatario della cifra suddetta), famoso per il sempre
bello Zecchino d'Oro.
Sia la Caritas diocesana, sia l'Antoniano di Bologna hanno risposto
alle offerte inviate, compiacendosi della generosità dei
ragazzi e per i valori di solidarietà che ancora sono presenti
nel loro animo.
Un doveroso grazie va pure a tutti i Selleresi che si mostrano generosi
verso la loro Comunità parrocchiale e i suoi bisogni, sia
con il denaro, sia con la disponibilità a gesti di aiuto
o collaborazione.
A tutti si ricorda che "Il Signore ama chi dona con gioia!".
Anagrafe parrocchiale
BATTESIMI
* 24-06-01: NOLASCHI LUCA di Giacomino e Guzza Roberta;
* 22-07-01: COMINELLI MARTINO di Pietro e Riva Annalisa;
* 16-09-01: DAMIOLINI SOFIA di Fau-sto e Ragazzoli Caterina;
* 07-10-01: FAUSTINONI GABRIELE di Mauro e Mattioli Angelita;
* 21-10-01: COMINELLI MATTIA di Fabio e Damiolini Nadia;
* 21-10-01: LAIDELLI ANDREA di Dario e Damiolini Maria Angela;
* 18-11-01: DAMIOLINI MARIA Maria di Domenico Alberto e Rizzi Ornella;
* 09-12-01: BONOMELLI ALESSANDRO di Pietro e Tomasoni Viviana;
* 16-12-01: BRESSANELLI ANGELA di Ivan e Cavestro Barbara;
* 26-12-01: CALZONI WALTER di Giorgio e Cominelli Giovanna;
* 17-03-02: DAMIOLINI FRANCESCA di Fabrizio e Maculotti Loretta.
PRIMA CONFESSIONE
Sarà celebrata la Domenica di Pentecoste 19 maggio per:
- Bressanelli Mattia,
- Bressanelli Stefano,
- Cominelli Luca,
- Crotti Giampaolo.
PRIMA COMUNIONE
Lunedì dell'Angelo 1 aprile, partecipano alla S. Messa di
Prima Comunione:
- Bellani Sara,
- Boniotti Daniel,
- Boniotti Fabiana,
- Cominelli Marco,
- Damiolini Cesare,
- Pellegrinelli Alex,
- Speziari Maicol.
MATRIMONI
* 25-08-01: BONIOTTI FLAVIO con SANDRINI ANNA sposati nella chiesa
del Tonale;
I NOSTRI MORTI
+ 27-06-01: CAMADINI GIULIA, nubile, di anni 92, morta a Polpenazze,
funerata e sepolta a Sellero;
+ 01-07-01: LEGENA MARIA in Grazioli, di anni 75, funerata e sepolta
a Sellero;
+ 08-08-01: POETINI PRIMO, vedovo, di anni 68, funerato e sepolto
a Sellero;
+ 28-08-2001: DAMIOLINI ANGELA ved. Odelli, di anni 92, funerata
e sepolta a Sellero;
+ 07-09-2001: LAINI SANTO, coniugato, di anni 75, morto a Demo,
funerato e sepolto a Sellero;
+ 26-11-01: BONIOTTI MARIA ved. Angeli, di anni 87, morta a Esine
e funerata a Sellero.
Ricordiamole
Nel ricordo dei nostri morti, è doveroso annoverare
anche due suore che sono passate nella nostra comunità e
che, durante l'estate sono state chiamate in Paradiso:
- Sr. Maurizia Salvetti: nata a Breno il 27/09/1923 e morta a Brescia
il 23/05/2001.
Nel necrologio a lei dedicato dal bollettino della sua congregazione,
di lei si dice che era solita ripetere: "Bisogna agire solo
per il Signore, solo per Lui".
L'impegno con cui si è donata a Sellero, lo ha pure profuso
in altre comunità. Ovunque non perdeva l'occasione per l'annuncio,
per l'invito al bene per una parola di conforto.
- Sr. Rosalba Cattane: nata a Cemmo il 26/05/1916 e morta a Brescia
il 12/06/2001.
La sua famiglia religiosa la ricorda come dotata di grande disponibilità
sia nella attività educativa dei bambini, sia nella animazione
apostolica. La sua spiritualità è racchiusa nella
seguente espressione di Raissa Maritain: "La via diritta per
amare Dio è infinitamente corta, perché Egli è
vicino a noi come la nostra anima".
REPORTAGE DA LOURDES
"Io sono l'Immacolata Concezione". Il pellegrino che si
reca a Lourdes, legge queste parole, in dialetto locale, ai piedi
della statua della Vergine, nella grotta di Massabielle. Là,
la nostra anima ed il nostro corpo, hanno la sensazione di trovarsi
al tempo delle apparizioni avvenute nel 1858. L'anima gode l'estasi
di sentirsi guardati da Maria Vergine; il corpo è quasi statico,
come fosse trattenuto da una calamita, divenendogli faticoso l'allontanarsi
da quel luogo. Là, è tutto uno stato di grazia
Dal pellegrino che, spinto magari da curiosità o da critica
prevenuta, si trova, suo malgrado, a porsi dei perché, cui
per ora non sa dare risposta, ma che non tarderà a trovare,
perché Maria non lascia nessuno disorientato: piano piano
lo conduce per mano a cercare e, quindi, a trovare il suo Gesù.
Nell'Esplanade si incontrano carrozzine e lettini su cui sono seduti
o sdraiati centinaia di ammalati, di disabili, di malati psichici.
Tutti sono sereni, alcuni perfino gioiosi. Là si tende a
dimenticare se stessi e ci si trova a pregare per l'ammalato che
ha più bisogno di te: "Madonnina, guarisci lui".
E' preghiera che sgorga dal cuore e che ti bagna le guance di lacrime
di commozione.
A Lourdes la carità è di casa. Ogni ammalato ha al
suo seguito tanti volontari della sofferenza. Tutto si svolge nel
nascondimento più totale, nella abnegazione di sé
per il bene degli altri. Ogni ammalato, ogni disabile è seguito
da un volontario che lo soccorre in ogni sua minima necessità.
Con gioia, con amicizia fraterna, subentra quasi fra ammalato e
volontario, un senso di complicità che si manifesta nel corso
dell'intero pellegrinaggio dalle celebrazioni agli altri momenti
di serenità e convivialità.
Tante sono le associazioni che accompagnano i malati là dove
regnano Amore e Speranza: tra di esse vorrei ricordarne una su tutte:
l'UNITALSI e, per quanto ci riguarda, il gruppo di Pontedilegno.
L'infaticabile Dina e i suoi "accoliti" trovano le idee
più strane per raccogliere volontari ed ammalati in vari
incontri, ritrovando ogni volta spirito d'amore e di fraternità.
Senza clamore, senza ricompensa alcuna, sostenendo personalmente
le spese di viaggio e di soggiorno, il volontario offre il suo tempo,
le proprie ferie al servizio dei più deboli e, quando si
allontana per fare rientro in famiglia e al proprio lavoro, non
vuole essere ringraziato, anzi è lui che ti dice grazie,
dopo averti salutato.
Leggiamo nel salmo 90: "Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera
Il Signore
lo sosterrà sul letto del dolore, gli darà sollievo
nella sua malattia". Questa è la ricompensa che il Signore
darà a chi ha lavorato per i suoi ultimi.
Prerogativa a Lourdes è la preghiera incessante: preghiera
di lode, di domanda, di affidamento, di conversione, di ringraziamento.
Comunque si preghi, è orazione che dà forza e rinnova
lo Spirito. Commovente è poi lo sfilare di tanti sacerdoti,
in processione per raggiungere le varie chiese. Quanta edificazione,
quante benedizioni, quante Eucaristie celebrate, quante confessioni,
quante comunio-ni! Dio benedica e protegga e moltiplichi i suoi
ministri!
Tanti di noi si sono recati a Lourdes ed è bello ricordare
insieme queste sensazioni. E' commovente pensare che da una grotta,
adibita al ricovero dei maiali, l'Immacolata abbia fatto sgorgare
acqua purissima che dà vita ai corpi e alle anime. Fidiamo
noi pure nella bontà e misericordia di tale Madre che non
abbandona mai i propri figli che a Lei si affidano.
Mi è caro poter presentare a tutti i migliori auguri
di Buon Natale, assicurando tutti del mio ricordo, specialmente
coloro che hanno bisogno dell'aiuto della preghiera.
Unitalsiana 2001
ESPERIENZA IN AFRICA
"L'Africa è qua... c'è bisogno
di te in reparto... non serve andare fin là per fare del
bene..." queste sono le frasi pronunciate dai medici, colleghi
e amici quando hanno saputo che sarei partita per il continente
nero.
E' stata una scelta molto ragionata e combattuta; da anni coltivavo
questo sogno, che finalmente ho realizzato. Sentivo il bisogno di
andare a fare il mio lavoro in un posto così lontano e diverso
dal nostro. In condizioni in cui ogni piccola cosa è una
conquista... un pezzo di pane è il pasto del giorno... in
cui le parole "moderno, comodo, funzionale" non trovano
radici per crescere. Così, convinta della scelta e decisa
a portarla fino in fondo sono andata dalla caposala con Elena, la
mia compagna di viaggio, collega di lavoro in rianimazione da 3
anni e mezzo e grande amica. Poi dal Primario, dal capo del personale
e dalla Madre Superiora. Abbiamo messo nero su bianco questa nostra
richiesta di aspettativa e dopo un periodo tanto sofferto in attesa
di un "nulla osta" ci hanno permesso di partire. Abbiamo
fatto numerose vaccinazioni per poter affrontare questo viaggio
e finalmente, il 9 di aprile, con i biglietti in mano, eravamo sull'aereo
per il Togo. Non ci sembrava vero... stavamo toccando la Terra africana!
Ed il gran caldo che ci ha travolto! (45° e 80% d'umidità).
Siamo state accolte da Madre Tina all'aeroporto, una delle madri
Canossiane di Brescia, che ci ha permesso di andare in Togo.
Dopo due giorni di "orientamento" alla Casa Madre di Lomè
ci siamo trasferite a Datcha, a 150 km da Lomè, dove sorge
l'Ospedale di St. Joseph, in cui abbiamo prestato servizio per tutto
il mese di permanenza in Togo. Su una macchina tutta rotta e vecchia
abbiamo percorso questi infiniti km su una strada rossa, sterrata
e piena di buche! Arrivate a Datcha, siamo state accolte da una
marea di donne e bambini, che sbucavano da ogni dove: s'inginocchiavano,
ci baciavano le mani perché sapevano che eravamo infermiere
volontarie all'ospedale. Eravamo lì anche per loro. Nei villaggi
lì intorno sono tutti di fede cattolica e cristiana, guidati
ed aiutati dalle nostre madri missionarie. Noi volontari siamo considerati
una manna dal cielo! Tutto intorno una scena da film: donne, uomini
e bambini tutti nudi o con pochi stracci addosso, capanne qua e
là, pochi utensili e strumenti da lavoro... grandi ceste
sulla testa... sporco e rifiuti ovunque... In ospedale ci accolgono
le madri canossiane, Madre Gina, Giulia e Lina, da 40 anni missionarie
in Africa. Ci presentano agli infermieri ed ai medici, ci fanno
accomodare e sistemare in casa ed il giorno dopo all'alba iniziamo
il lavoro. In Ospedale troviamo i reparti di Chirurgia, Medicina,
Ostetricia, due sale operatorie, Radiologia ed il Laboratorio.
Elena ed io durante questo mese abbiamo fatto la spola tra il reparto
di Chirurgia e le sale operatorie, reparti in cui c'era maggior
bisogno di aiuto. Le patologie più frequenti sono quelle
a carico dell'apparato gastrointestinale, perciò vengono
confezionate tante stomie intestinali con resezioni più o
meno lunghe; tante ernie inguinali, ombelicali, appendicectomie,
innumerevoli parti cesarei a tutte le ore del giorno e della notte!
Poi tutti hanno la malaria, l'AIDS: sono debilitati febbre a 40°
sempre, malnutriti... perciò per un'appendicectomia si muore
ogni giorno! La prima settimana in Togo è stata difficile:
ci siamo trovate a dover lavorare senza monitor né respiratori,
senza guanti, senza materiale sterile e pulito, con farmaci scaduti,
siringhe ed aghi riutilizzati più volte... si eseguono medicazioni
con le formiche e le mosche che ti fanno compagnia... per non parlare
delle mosche in sala operatoria! Sembra una scena da film... ma
è l'Africa!
Ho riassunto in poche righe la "realtà sanitaria"
del Togo, ma potrei descrivere altre mille scene per pagine e pagine.
Abbiamo anche donato il sangue ad una ragazzina di 16 anni che stava
morendo. Il sangue per loro è oro! Perché sono tutti
malati e nessuno può donarlo! I lati positivi che fanno da
cornici a queste lacune sono sicuramente rappresentati dal sorriso
delle persone, dalla gioia di vivere in quella miseria, l'immensa
fede che regna in quelle famiglie matriarcali, tutti ti salutano
sempre con una stretta di mano. La difficoltà più
grande per me è stata conquista dei bambini: tutti scappavano
quando ci vedevano arrivare, bianche di pelle sotto quei camici!
Chissà che mostri eravamo ai loro occhi. Correvano ad attaccarsi
alle vesti delle madri e gridavano: "yovò?yovò"
che in dialetto Evè significa "bianco, bianco".
Dopo pochi giorni hanno capito che eravamo "bianche buone",
bianche, ma amiche! E nel vederci arrivare in corsia uscivano di
corsa dalle stanze e giù dai letti e ci saltavano al collo
tutti sporchi, pieni di pipì e di mosche! Ma tanto belli!
Come si fa a non accoglierli a braccia aperte ed a farli volare
in alto verso il cielo come per mostrarli a Dio e chiedergli: "Perché
permetti questa miseria?" Il nostro ruolo vero non era quello
di attaccare e staccare flebo, eseguire prelievi e dare le pastiglie...
ma questo: giocare con i bambini, consolare le mamme che nell'ennesimo
parto perdono l'en-nesimo figlio! Su 10 parti cesarei 5 bambini
morivano, se non subito, entro pochi giorni. Immaginate queste creature
di 1 kg e mezzo (quelli più grossi), partorite da mamme di
15? 16 anni, denutrite e malate di AIDS e malaria, o di febbre gialla
e tifo che non avevano la forza di emettere il primo vagito! Abituate
a vedere i nostri neonati di 4 kg, bianchi e rossi, che strillano
da rompere i timpani. Quelle creature stavano in una mano... immobili...
Vi racconto ancora un episodio che mi ha lasciato senza parole:
un pomeriggio Elena ed io siamo andate in reparto per ricominciare
il lavoro alle 15. Abbiamo riempito le tasche del camice di caramelle
(logicamente portate dall'Italia) e le abbiamo distribuite ai bambini:
le guardano perplessi, le girano le scartano e le rigirano, con
tanta paura le mettono in bocca... e le sputano! Non sapevano cosa
erano! E' un esempio stupido per far capire in che mondo vivono
quelle persone.
Abbiamo lavorato tanto in quel mese di Africa ma non era mai abbastanza
la fatica per fermarci la sera alle 20,30 quando le madri venivano
in reparto a dire: "Per oggi basta! Andate a casa a riposare!".
La nostra giornata era così articolata: sveglia alle 6, alle
6,30 ritrovo in reparto per la preghiera della giornata fino alle
7 con gli altri infermieri, medici e suore. Alle 7 iniziava il lavoro
fino alle 12 o 13 poi pranzo e riposo pomeridiano (per loro sacro).
Alle 15 si ritornava al lavoro fino alle 20,30, tutti i giorni fino
al venerdì. Il sabato mattina era di riposo. Domenica si
andava alla messa e il pomeriggio nei villaggi con Madre Lina a
predicare il Vangelo. Queste persone mi hanno dato tanto, le porto
con me ogni giorno: le ho viste piangere e gridare per il dolore,
morire e sorridere a questa dura vita. Ho capito quanto viviamo
bene, abbiamo tutto, troppo! Non voglio fare la morale né
la predica, ma quando stiamo poco bene (mentalmente o fisicamente)
per qualsiasi cosa, pensiamo un attimo a queste persone che soffrono
veramente. A confronto, i nostri problemi sono briciole. Vivono
ora per ora conquistando ogni minuto il respiro della vita ed assaporando
fino in fondo la sua bellezza!
Al termine di questa mia testimonianza di vita vorrei trasmettervi
solo un piccolo messaggio che l'Africa mi ha lasciato dentro: la
vita è difficile da vivere, dobbiamo superare tante prove,
ma solo con la fede in Cristo e un sorriso che nasce dal cuore possiamo
e riusciamo a far sorridere l'altro... che è il ringraziamento
più bello.
Dico infine GRAZIE all'Africa per quello che mi ha dato, certamente
di più di quello che io ho portato laggiù. Avevo messo
in valigia tanta voglia di lavorare, tanta gioia e amore, ma sono
ritonata con il doppio dei bagagli.
GRAZIE AFRICA!
GRAZIE alla mia famiglia che mi ha sostenuto in questo viaggio;
GRAZIE ai miei amici che mi sono stati vicino;
GRAZIE ai colleghi ed ai medici che mi hanno permesso di andare
fino in fondo.
Ed ora aspetto anche voi per il prossimo viaggio in Africa: non
serve essere infermiera per fare un po' di bene, basta solo volerlo...
chiama e partiremo insieme.
Ieri mattina ho ricevuto una telefonata dalla Dottoressa in Africa:
"Cri, il Ruanda ti aspetta!!"
Cristiana Peluchetti
SCUOLA MATERNA
A seguito dell'invito ai genitori di decidere dove e come iscrivere
liberamente e responsabilmente i propri figli, la Scuola Materna
parrocchiale "Paolo e Paolina Camadini" conferma l'intenzione
di continuare ad offrire il suo servizio alla Comunità per
l'anno scolastico 2002/2003 per le famiglie che intendono avvalersene.
CORSO PER ANIMATORI DEI GREST
La nostra zona pastorale è intenzionata a promuovere, in
collaborazione con gli organi competenti del Territorio, un corso
di formazione per gli animatori dei Grest. Le date, che dovrebbero
contemplare 4/5 incontri, saranno comunicate quanto prima.
SCUOLA PER GENITORI
Dopo aver parlato con i responsabili del Consultorio familiare di
Breno, si è deciso di riprendere gli incontri di Scuola per
i genitori con il prossimo mese di ottobre 2002, per dare la possibilità
di meglio organizzarci e pubblicizzare la proposta.
UN RINGRAZIAMENTO
Lo esprimo dal profondo del cuore ai volontari
e volontarie che mettono un po' del loro tempo a disposizione per
la Parrocchia e le sue necessità. A tutti ricordo quanto
è scritto nella Parola di Dio: "Il Signore ama chi dona
con gioia".
NONNA GIACOMINA
La signora Giacomina Poetini, nonna bis, via Dosso,
ospite del figlio Sergio, è una che crede nella preghiera.
E prega con cento devozioni, recita una infinità di preghiere,
tutti i giorni, tutto il giorno. Un libricino annerito e consumato,
è lo strumento quotidiano. Un altro libro di preghiere contiene
decine di immagini dedicate a santi di ogni genere. Sono i suoi
compagni di viaggio, che riempiono la sua solitudine, nel cammino
verso il Padre. Io immagino che siano ormai diventati di casa, che
vivano lì con lei, mi pare quasi che lei li chiami e li raduni
tutti i giorni, attorno al tavolo, ed essi rispondano, vivi più
che mai, tutti presenti a pregare con lei. Naturalmente nonna Giacomina
è una donna del tutto normale, ma è appunto questo
che sorprende: che una donna normale trovi normale il pregare così.
Voglio sperare che come Giacomina ve ne siano tante altre e tanti
altri che pregano, pregano anche per noi distratti, che ancora non
abbiamo capito di quante cose inutili andiamo alla ricerca, quanti
sogni inseguiamo, di quante illusioni è costellata la nostra
vita e ancora ne continuiamo ad alimentare. La Chiesa ci invita
a pregare, ma quasi solo loro, i nostri anziani, sembrano ascoltare.
E ogni giorno passano al vaglio la loro vita: il divertimento, il
successo, gli affari, sono cose estremamente importanti per tutti,
ma non per loro. Per loro non hanno più alcun senso, fumo,
tutto fumo. Usano il setaccio, le cose inutili vanno a fondo, le
cose vere restano: l'anima da presentare a Dio, il corpo da restituire
a Dio, le opere buone che già Dio conosce, ed è tutto.
Di seguito vi presento una delle preghiere recitate da nonna Giacomina.
Don Domenico
Preghiera per la guarigione fisica
Signore Gesù, ti adoro e ti ringrazio per la fede che mi
hai dato nel battesimo. Tu sei il Figlio di Dio fatto uomo, tu sei
il Messia Salvatore.
In questo momento voglio dirti come Pietro: non c'è sotto
il cielo altro nome dato agli uomini nel quale possiamo essere salvati.
Ti accetto, Signore Gesù, nel mio cuore e nella mia vita,
voglio che tu sia l'assoluto Signore. Perdona i miei peccati come
hai perdonato i peccati del paralitico del Vangelo. Purificami col
tuo sangue divino. Io metto ai tuoi piedi la mia sofferenza e la
mia malattia. Guariscimi, Signore, per il potere delle tue piaghe
gloriose, per la tua croce, per il tuo preziosissimo sangue. Tu
sei il Buon Pastore e io sono una delle pecore del tuo ovile: abbi
compassione di me. Tu sei il Gesù che ha detto: chiedete
e vi sarà dato. Signore, il popolo della Galilea veniva a
deporre i propri malati ai tuoi piedi e tu li guarivi. Tu sei sempre
lo stesso, tu hai sempre la stessa potenza.
Io credo che tu puoi guarirmi perché hai la medesima compassione
che avevi per i malati che incontravi, perché tu sei la Risurrezione
e la Vita.
Grazie, Gesù, per quanto farai. Io accetto il tuo piano d'amore
per me. Credo che mi manifesterai la tua gloria. Prima ancora di
conoscere come interverrai ti ringrazio e ti lodo. Amen.
IL CUCCHIAINO
Una vecchietta serena, sul letto d'ospedale, parlava con il parroco
che era venuto a visitarla.
"Il Signore mi ha donato una vita bel-lissima. Sono pronta
a partire".
"Lo so", mormorò il parroco.
"C'è una cosa che desidero. Quando mi seppelliranno,
voglio avere un cucchiaino in mano".
"Un cucchiaino?". Il buon parroco si mostrò autenticamente
sorpreso. "Perché vuoi essere sepolta con un cucchiaino
in mano?"
"Mi è sempre piaciuto partecipare ai pranzi e alle cene
delle feste in parrocchia. Quando arrivavo al mio posto guardavo
subito se c'era il cucchiaino vicino al piatto. Sa cosa voleva dire?
Che alla fine sarebbero arrivati il dolce o il gelato".
"E allora?"
"Significava che il meglio arriva alla fine! E' proprio questo
che voglio dire al mio funerale. Quando passeranno vicino alla mia
bara si chiederanno: "Perché quel cucchiaino?".
Voglio che lei risponda che io ho il cucchiaino perché sta
arrivando il meglio".
GLI AUGURI DEL PARROCO
Carissimi Selleresi,
"se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù,
dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio
" (Col.
3,1). Così si esprime san Paolo nella lettera ai Colossesi
che ascolteremo nella Messa del giorno di Pasqua. Che cosa vuol
dire cercare le cose di lassù, oggi, quando noi diciamo che
bisogna "stare coi piedi per terra"? Vuol dire che il
significato della Pasqua lo si comprende e lo si vive solo nella
misura in cui, pur stando con i piedi per terra, non perdiamo di
vista i valori del cielo, che sono i valori di Dio, o meglio i valori
che Dio ha affidato a quella creatura stupenda che è ciascuno
di noi.
La storia - sia quella universale che quella particolare, cioè
legata anche al nostro piccolo - ci insegna che la passione di Cristo
continua a ripetersi ogni volta che lasciamo che a guidare le nostre
scelte e le nostre azioni sia la menzogna, l'invidia, la calunnia,
la violenza, la superficialità, l'arrivismo. Gesù
Risorto ci ha insegnato una strada di vita che è in salita
sì, ma è pure la strada della pienezza della gioia.
"Cercare le cose di lassù", allora, è incamminarsi
su questa strada che il Figlio di Dio ha aperto per noi.
Durante le catechesi quaresimali ab-biamo rivisitato la bellezza
della nostra fede, nata proprio nella Pasqua. Ne abbiamo riconosciuto
certamente anche la difficoltà nel viverla, ma, contemporaneamente,
la pace interiore che da essa ne deriva e il tanto bene che si può
seminare per se stessi e per quanti ci sono accanto. Allora comprendiamo
perché la Pasqua è il centro della fede e della vita
di noi cristiani. La forza di questa festa ci verrà ripresentata
nelle stupende celebrazioni del Triduo pasquale, soprattutto nella
grande Veglia, dove ripercorreremo la storia della salvezza che
è pur sempre anche storia attuale, per noi, qui e ora. È
per questo motivo che mi permetto di invitare i miei fedeli Selleresi
a partecipare a questi riti, non per 'solleticare le corde' dei
sentimenti o delle emozioni, ma per sentirci invitati a mettere
il lievito del Risorto dentro la nostra vita. Buona Pasqua, allora!
Auguro a tutti che la forza della Risurrezione entri dentro ciascuno:
sia di speranza per gli sfiduciati, sia di conforto per chi soffre,
sia di stimolo per chi ha il compito di educare, sia incoraggiamento
per chi è chiamato a fare scelte importanti, sia entusiasmo
per chi si affaccia alla vita e
per tutti, sia impegno a
"camminare con i piedi per terra", ma rivolti costantemente
alle "cose di lassù".
Don Giacomo
Anno internazionale della
montagna
"La natura non basta più. L'Anno internazionale
delle montagne deve promuovere le condizioni per entrare profondamente
nella cultura dei luoghi. E per capire che non ha senso questa terra
- neppure la più piccola valle alpina - se non c'è
almeno una presenza umana che la abiti. E che la abiti - anzi, la
viva - con pari dignità rispetto alla città".
L'alpinista (ed europarlamentare) Reinhold Messner, il "re
degli ottomila" è alla Bit di Milano - il salone internazionale
del turismo - per presentare un'iniziativa innovativa della Regione
Veneto: la trasformazione di un museo della Prima guerra mondiale
sul monte Rite, a 2.181 metri di quota, in faccia alle Dolomiti,
in un grande laboratorio d'arte e di cultura. Un modo per aiutare
il dialogo fra terra e cielo, commenta l'assessore Floriano Pra.
Ma torniamo a Messner.
Neppure le Dolomiti, montagne fra le più belle del mondo,
devono essere lasciate allo stato selvaggio?
No, è giusto che l'uomo si riappropri di questi ambienti,
se in momenti di difficoltà li ha abbandonati. L'uomo è
il custode del creato. Ma non basta dirlo a parole. Occorrono fatti
che lo testimonino. Così, ad esempio, accanto al museo di
monte Rite - che ospiterà fatti culturali - sto portando
un gregge di yak e apriremo un rifugio perché riteniamo che
in montagna si debba vi-vere - e vivere anche bene - integrando
le opportunità di reddito che possono derivare dalla cultura
locale, dall'agricoltura e dal turismo, quello ovviamente sostenibile.
Insistere su un settore unico, vuol dire garantire la sopravvivenza.
Ma è troppo poco. Noi vogliamo far ritornare in montagna
i giovani i quali hanno diritto di metter su famiglia, di avere
figli, per cui bisogna promuovere quanto meno le pari opportunità
con la città. Altrimenti il ragazzo, restando in valle, rischia
di non trovare nemmeno la morosa.
Continua la fuga dalla montagna?
No. Al contrario: le città stanno scoppiando e c'è
un ritorno verso le terre alte. Ritorno che dobbiamo favorire, tuttavia
senza portare l'asfalto fino alle alte quote. Dobbiamo avere il
coraggio di rinunciare anche a funivie e seggiovie. Abbiamo sbagliato,
in questi anni, a portare la cultura di città in alta montagna,
magari nel tentativo di incentivare il turismo. In quota devono
abitare il silenzio, la meditazione, l'incontro con il cielo. Quindi,
tutti a piedi, come sul monte Rite, perché il turismo sostenibile
vuol dire proprio questo. In fondovalle, invece, ben vengano le
strade a scorrimento veloce, se necessario anche le ferrovie.
Ma tanti ambientalisti insistono con la necessità di un ritorno
allo stato selvaggio.
Ma quali ambientalisti? Le Alpi si salvano ad un'unica condizione:
quella di salvare chi le abita. E questo vale per la gran parte
delle montagne del mondo. Io sono solito dire che non sarà
qualche élite ecologista a salvare le terre alte, ma chi
rifiuta il consumismo per parsimonia.
Francesco Dal Mas (dal quotidiano Avvenire)
PASQUA E GIORNO DEL SIGNORE
Il giorno del Signore e la parrocchia, tempo e spazio per una comunità
realmente eucaristica
47. - Giovanni Paolo II ci ricorda che "la
nostra testimonianza sarebbe insopportabilmente povera se noi per
primi non fossimo contemplatori del volto di Cristo
E la contemplazione
del volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di lui
ci dice la Sacra Scrittura, che è, da capo a fondo, attraversata
dal suo mistero". La parola di Dio, che è capace di
farci a-postoli, ci chiede anzitutto di essere discepoli. I cristiani
maturi dovrebbero essere dei "rigenerati non da un seme corruttibile,
ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna"
(1Pt 1,23). Così nasce la Chiesa e così vive e si
espande. Va dunque attentamente meditato il fatto che essa è
chiamata a essere il luogo nel quale si riuniscono coloro che anzitutto
vengono evangelizzati. Sarebbe assurdo pretendere di evangelizzare,
se per primi non si desiderasse costantemente di essere evangelizzati.
Dovremmo nutrirci della parola di Dio "bramandola", come
il bambino cerca il latte di sua madre (cf. 1Pt 2,2): per la vitalità
della Chiesa, questa è un'esperienza essenziale. Perché
la parola e l'opera di Dio e la risposta dell'uomo si tramandino
lungo la storia, è assolutamente indispensabile che vi siano
tempi e spazi precisi nella nostra vita dedicati all'incontro con
il Signore.
Dall'ascolto e dal dono di grazia nasce la conversione e l'intera
nostra esistenza può divenire testimonianza del lieto annuncio
che abbiamo accolto. Ci sembra pertanto fondamentale ribadire che
la comunità cristiana potrà essere una comunità
di servi del Signore soltanto se custodirà la centralità
della domenica, "giorno fatto dal Signore" (Sal 118,24),
"Pasqua settimanale", con al centro la celebrazione dell'Eucaristia,
e se custodirà nel contempo la parrocchia quale luogo - anche
fisico - a cui la comunità stessa fa costante riferimento.
Ci sembra molto fecondo recuperare la centralità della parrocchia
e rileggere la sua funzione storica concreta, a partire dall'Eucaristia,
fonte e manifestazione del raduno dei figli di Dio e vero antidoto
alla loro dispersione nel pellegrinaggio verso il Regno.
48. - Nonostante la diminuzione dei praticanti avvenuta negli ultimi
decenni, per la comunicazione del Vangelo è e rimane essenziale
la comunità di coloro che con regolarità si riuniscono
per fare memoria del Signore e celebrare l'Alleanza nel suo corpo
e nel suo sangue. Nel giorno del Signore, come ha ricordato Giovanni
Paolo II nella lettera apostolica Dies Domini, noi facciamo memoria
della parola di Dio che ci ha creati, del Verbo fatto carne, morto
e risorto per la nostra salvezza, dell'effusione dello Spirito sulla
Chiesa. Ma ricordiamo anche che la vita umana acquista senso quando
vi sono tempi e spazi di riposo e di gratuità, destinati
alla relazione tra gli esseri umani. In tal modo, facendo memoria
di Colui che ci ha preceduti, possiamo riconoscere il destino a
cui siamo orientati insieme a tutti i fratelli e le sorelle a fianco
dei quali viviamo. Se un anello fondamentale per la comunicazione
del vangelo è la comunità fedele al "giorno del
Signore", la celebrazione eucaristica domenicale, al cui centro
sta Cristo che è morto per tutti ed è diventato il
Signore di tutta l'umanità, dovrà essere condotta
a far crescere i fedeli, mediante l'ascolto della Parola e la comunione
al corpo di Cristo, così che possano poi uscire dalle mura
della chiesa con un animo apostolico, aperto alla condivisione e
pronto a rendere ragione della speranza che abita i credenti (cf.
1Pt 3,15). In tal modo la celebrazione eucaristica risulterà
luogo veramente significativo dell'educazione missionaria della
comunità cristiana.
Da Comunicare il vangelo in un mondo che cambia della Conferenza
Episcopale Italiana - Luglio 2001
SANTITÀ BRESCIANA
Domenica 14 aprile p.v. il Papa dichiarerà beato il venerabile
Lodovico Pavoni, bresciano.
Il futuro beato nacque a Brescia l'11 settembre 1784, rivelandosi
ben presto un ragazzo vivace e geniale, aperto a molti interessi,
sensibile ai problemi sociali.
Ordinato sacerdote nel 1807, si dedicò ad un'intensa attività
catechistica, fondando un suo "oratorio" per per l'educazione
cristiana dei ragazzi e degli adolescenti più poveri. Il
Vescovo Mons. Gabrio Nava nel 1812 lo sceglie come suo segretario
e nel 1818 lo nomina canonico del duomo, autorizzandolo a dedicarsi
alla fondazione di un "Collegio d'arti" per adolescenti
e giovani poveri o abbandonati, ai quali in seguito aggiunse una
sezione per sordomuti. Nei trent'anni che seguirono Lodovico Pavoni
sviluppò un suo metodo educativo originale e innovativo;
organizzò un modello di istruzione e di avviamento al lavoro
che prelude alle moderne scuole professionali; diede inizio ad un'eccezionale
attività tipografica ed editoriale; introdusse nel mondo
del lavoro sapienti riforme, anticipando di mezzo secolo la dottrina
sociale della "Rerum Novarum"; infine fondò la
Congregazione religiosa dei Figli di Maria Immacolata che apparve
così nuova e audace (i "frati operai") da lasciare
a lungo perplesse autorità civili e religiose, che solo dopo
oltre un decennio di pratiche estenuanti le diedero il riconoscimento
ufficiale. Padre Lodovico Pavoni morì il 1° aprile 1849,
a Saiano, presso Brescia, vittima eroica del suo prodigarsi per
portare in salvo i suoi ragazzi.
VIVA LA PACE!!
IL DECALOGO DI ASSISI
Giovanni Paolo II ha inviato ai Capi di Stato il "Decalogo
di Assisi" con gli impegni per la pace sottoscritti dai rappresentanti
delle varie religioni presenti nella città del Santo per
la Giornata di preghiera per la pace del 24 gennaio 2002.
1. NOI CI IMPEGNAMO a proclamare la nostra ferma
convinzione che violenza e terrorismo s'oppongono al vero spirito
religioso, condannando ogni ricorso alla guerra e alla violenza
in nome di Dio o della religione; noi ci impegniamo a fare tutto
il possibile per sradicare le cause del terrorismo.
2. NOI CI IMPEGNIAMO ad educare le persone al rispetto e alla stima
reciproca, affinché si possa giungere ad una coesistenza
pacifica e solidale tra membri d'etnie, culture e religioni diverse.
3. NOI CI IMPEGNIAMO a promuovere la cultura del dialogo, in modo
da sviluppare la comprensione e la fiducia reciproche tra gli individui
e tra i popoli, perché queste sono le condizioni di una pace
autentica.
4. NOI CI IMPEGNIAMO a difendere il diritto di ogni persona umana
ad una esistenza degna, conforme alla sua identità culturale
e a costituire liberamente una famiglia che le sia propria.
5. NOI CI IMPEGNIAMO a dialogare con sincerità e pazienza,
non considerando come un muro invalicabile ciò che ci separa
ma, al contrario, riconoscendo che il confronto con la diversità
degli altri può divenire occasione di una più grande
comprensione reciproca.
6. NOI CI IMPEGNIAMO a perdonarci reciprocamente gli errori e i
pregiudizi passati e presenti e sostenerci nello sforzo comune per
vincere l'egoismo e l'abuso, l'odio e la violenza, e per imparare
dal passato che la pace senza giustizia non è una pace autentica.
7. NOI CI IMPEGNIAMO ad essere dalla parte di coloro che soffrono
la miseria e l'abbandono facendoci voce dei senza voce e lavorando
concreta-mente per superare tali situazioni, con-vinti che nessuno
può essere felice da solo.
8. NOI CI IMPEGNIAMO a far nostro il grido di chi non si rassegna
alla violenza e al male e desideriamo contribuire con tutte le nostre
forze a dare all'umanità del nostro tempo una reale speranza
di giustizia e di pace.
9. NOI CI IMPEGNIAMO ad incoraggiare ogni iniziativa per l'amicizia
tra i popoli, convinti che se manca una solida intesa tra i popoli,
il progresso tecnologico espone il mondo a dei rischi crescenti
di distruzione e di morte.
10. NOI CI IMPEGNIAMO a chiedere ai responsabili delle nazioni di
fare tutti gli sforzi possibili perché, a livello nazionale
e internazionale, sia costruito e consolidato un mondo di solidarietà
e di pace fondata sulla giustizia.
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