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Storia : bleach !!! a scuola le lezioni di storia proprio non le digerivo, preferivo decisamente le lezioni di ginnastica, tutte quelle cagnoline che scodinzolavano allegramente davanti a me, voi maschietti mi capite vero?!!!. Prima di raccontarvi di noi, vi informo che potete inviarci una E-Mail oppure contattarci al n° 347 8603088, vi risponderà Sally, la nostra responsabile. Passiamo a noi, queste sono alcune delle nostre piccole storie.
Così è iniziata la nostra storia…

Erano mimetizzati tra l'erba alta di un grande prato; forse perché nonostante fosse solo primavera faceva già caldo. Ogni tanto intravedevi un orecchio, una coda.
A ridosso di un muro, una vecchia baracca costruita con assi di legno e lamiere arrugginite; più in fondo, vicino ad un albero di fico, alcune cucce.
Dove l'erba era stata calpestata intravedevi grandi ossi: femori, mezze gabbie toraciche, rotule gigantesche.
Loro, erano circa una decina: "la nonna", "la rossa", Lussy, Walter … gli altri nomi ora mi sfuggono, mi è più facile risentire i loro guaiti, le loro zampate.
Sono trascorsi quindici anni. O forse sedici?
Luciano si occupava di loro, un ragazzo strambo, ma infinitamente buono. Ne ho conosciuti di animalisti in questi anni, ma una persona sensibile come lui non l'ho più incontrata.
Viveva con dieci gatti e si prendeva cura di tutti i cani randagi che avevano la fortuna di passare per la sua strada.
L'avevo conosciuto pochi giorni prima, presso la sede dell'ENPA di Brescia e mi aveva raccontato di questi cani abbaianti e ora custoditi su questo terreno comunale.
Lui aveva trovato un lavoro presso un canile "riconosciuto" e non sapeva quanto tempo avrebbe potuto dedicare ancora ai nostri amici.
Bisogna pulire, preparare i pasti, curare i cani ammalati.
Iniziai ad acquistare grossi quantitativi di carne macinata e surgelata che mi portavo a casa e facevo cuocere con del riso nella pentola più grande che possedevo. Per quanto enorme mi sembrasse non era mai di capienza sufficiente per contenere tutto il cibo per cui dovevo cuocerlo in due o tre round.
Dopo dieci giorni di questa vita, la mia cucina era fuori uso come pure la mia vecchia Fiat, perché nei trasporti ogni tanto il brodo si rovesciava…. Mi sembra di sentirne ancora l'odore!
Decisi di portarmi un fornellino da campeggio su al grande prato e di acquistare un enorme pentolone.
Loro oramai mi conoscevano, sentivano a distanza il rumore della mia auto, quando arrivavo li trovavo vicino alla rete di recinzione o letteralmente appesi al cancello.
La vecchia Breton avanzava molto lentamente, ma capivi dalla sua coda scodinzolante che era felice di rivedermi.
Dopo poche settimane erano circa in quindici, dovevo trovare qualcuno che mi desse una mano, c'era anche da costruire almeno un recinto in più perché iniziavano le prime questioni territoriali tra maschi.
Lavoravo a 70 chilometri dal canile, non potevo continuare da sola. Luciano faceva quel che poteva, ma si vedeva sempre meno.
Serviva altra gente…. Ma chi? Mio marito!
Che sciocca a non pensarci prima.
E fu così che trovai il primo volontario, inizialmente un po' refrattario ma se a distanza di quindici anni, o sedici, ancora fa parte della tribù non ho sbagliato ad insistere.
Fu la volta poi di Tino un professore di Tedesco che trascorreva il suo tempo libero a tappare i buchi nelle reti di recinzione, ad aggiustare le cucce… E' morto alcuni anni fa; pur non considerandomi cattolica sono certa che se il paradiso esiste, lui sicuramente e là.
Ti voglio bene Tino.
Dopo circa un anno eravamo in cinque o sei, ma anche i cani erano oramai venti!
Ricordo una vigilia di Capodanno; si temeva che qualche "sballato" volesse approfittare del canile incustodito per fare del male agli animali.
All'una di notte, decidemmo di fare un sopralluogo e, armati di pile ci dirigemmo al grande prato.
Una macchina a fari spenti.
Buio pesto.
Ad un certo punto, tra l'erba, una luce in movimento.
C'è qualcuno che vuole fare una bravata.
Che facciamo?
Entriamo
Passi, rumori… Erano altri volontari che avevano avuto la nostra stessa idea!
Che risate, dopo lo spavento.
Avevamo portato persino due panettoni!!
Li abbiamo divisi con i cani, è stato meglio di un noioso cenone di San Silvestro.
Mi accontento di poco? Dipende dai punti di vista.
Nel corso degli anni i cani sono aumentati fino ad arrivare anche a sessanta.
Le cucce dopo essere state riaggiustate più volte, sono state cambiate, sono stati costruiti altri recinti, sono arrivati nuovi volontari: c'è chi si è trattenuto per un mese, chi per un anno, chi continua ancora perché crede in quello che fa.
C'è stato anche chi, travestito da animalista, si è insinuato nel gruppo solo per rubare i pochi soldi che riuscivamo a racimolare.
C'è stato chi ha avvelenato i nostri amici, chi ha tagliato la rete per farli scappare, chi ha sparato a morte sulle povere bestie.
In poche parole, "ne abbiamo viste di tutti i colori", ma ci siamo ancora.
Poco più del grande prato, molto più confortevole, più pulito, con l'infermeria.
Ma quando penso ai miei amici mi piace immaginarli ancora nel grande prato.
Grazia.