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Scuola Bottega Bienno
anno di fondazione 1988
La Scuola Bottega ha origine a Brescia nel 1976 quando
Beppe Nava raccoglie alcuni ragazzi che non riescono a trovare all'interno
della scuola istituzionale una risposta alle loro aspettative.
Essere artigiano e insegnante: "artigiano maestro". Maestro di lavoro,
maestro di vita. Questo è stato in tutti questi anni Beppe Nava. Una persona
che con umiltà ha saputo trasmettere la poesia del vivere lavorando che
non si potrà mai insegnare attraverso codici. E questa dunque è la nostra
scuola: l'espressione di sentimenti realizzati su misura che riescono
a coniugare la poesia dell'anima con la concretezza di un prodotto compiuto.
Le nostre aule variano da una forma quadrata di una stanza a quelle tonde
delle ombre di una chioma di un albero, dai laboratori di "artigiani maestri"
sino alle molteplici forme realizzate da creative mani.
La Scuola Bottega di Bienno ha molti riferimenti a "Maestri
di vita". Di uno di questi, Padre Davide Maria Turoldo, riportiamo
il testo di un incontro svoltosi il 20 maggio 1990 presso il "Centro Studi
Ecumenico Giovanni XXIII" a Fontanelle di Sotto il Monte Bg.
Gratuità
Io penso che la cosa più rara e più difficile sia l'amicizia.
E' l'amicizia infatti la sintesi di tutti i sentimenti: perciò io preferisco
sempre salutarci in chiesa, nella liturgia, come fatto sacramentale. Mi
piacerebbe sapere qualcosa di voi, perché è la prima volta che qualcuno
mi chiede di parlare della gratuità: è un tema che dovrebbe stare alla
base di tutta la vita, poiché ne è il segreto.
Dalla
vostra richiesta sono stato indotto a pensare che siete un gruppo attento,
desideroso di scendere alle radici delle cose. Interessante! Un tema,
questo della gratuità, a cui non si pensa mai! E' invece l'unica cosa
a cui si dovrebbe pensare. Lo dice anche S. Paolo: "Avete ricevuto
gratuitamente, gratuitamente date." E' la sintesi della vita, il meglio
di tutti i valori.
Ricordo una leggenda pubblicata da don Luisito, già prete operaio, che
ora vive nel monastero delle monache di Viboldone, alle porte di Milano.
Il libro porta esattamente questo titolo, "Gratuità". E narra come Adamo
ed Eva sono invitati dallo stesso Signore ad indovinare quale sia il motivo
per cui Egli ha creato tutte le cose. Allora Adamo comincia e dice: "la
ragione dev'essere stata la bellezza; guarda le stelle "clarite et belle";
guarda queste erbe e questi fiori, e le albe, e i tramonti…". Ma Eva dice:
"Non dev'essere così, guarda il rospo…". E dopo molto pensare uno
diceva. "Dev'essere stata la grandezza: guarda le montagne, e l'elefante
uguale ad una montagna che cammina". Ma l'altra rispondeva: "Non
può essere: guarda la formica e guarda il moscerino". E ancora dicevano:
"Dev'essere stata la forza", e guardavano ai pachidermi e ai venti
travolgenti delle foreste. Ma trovavano sempre, ad un esame più attento,
sensi contraddittori. E dicevano: "No, questo non può essere" e non riuscivano
a sapere per quale motivo Dio avesse creato questa infinita varietà di
forme.
Il Signore allora squadernò tutta la storia del mondo, e la fece scorrere
davanti a loro come una pellicola; e arrivarono fino a vedere la storia
del Figlio di Dio che si fa uomo, la sua passione e crocefissione e morte.
Quando videro questo, dissero insieme: "Ora capiamo perché Dio ha creato.
La ragione è una sola. Egli ha fatto tutto questo per gratuità".
Anch'io ho scritto il libro che si intitola "Amare". Già
nelle prime pagine riporto questa sequenza di Raimondo Lullo, al fine
che ognuno di noi risponda e sappia "come si chiama".
"COME TI CHIAMI"
Domandarono all'amante a chi appartenesse.
Rispose: All'amore.
Di cosa sei?
Di amore.
Chi ti ha generato?
L'amore.
Dove sei nato?
Nell'amore.
Chi ti ha creato?
L'amore.
Come ti chiami?
Amore.
Da dove vieni?
Dall'amore.
Dove vai?
All'amore.
Dove abiti?
Nell'amore.
"Il dono" di tutta la vita vi porta a questa risposta.
Ed è la prima scoperta: ognuno che faccia propria questa
concezione della vita, vivendo questi valori, sa benissimo come impostare
la propria esistenza e come agire. Precisamente: "Avete ricevuto gratuitamente,
gratuitamente date". Che poi è il ribaltamento totale di un epidemica
concezione economistica, finanziaria, mercificante della vita. Cosa vi
viene infatti da tutto il "sistema mondano", egemone ufficiale, che sta
alla guida di tutta la società e che si identifica oggi con la stessa
civiltà che viviamo? Solo interesse! Sembra che non si possa fare nulla
se non portati dall'interesse. E' triste, ma è così.
Perciò andare a cercare quale sia la radice profonda che muove Dio nelle
sue operazioni, e trovare che è la gratuità, porta a credere che la ragione
di quanto muove l'uomo ad agire non dovrebbe essere altro valore al di
fuori della gratuità: almeno gratuità come anoma ispirante e forse ultima,
meta del nostro essere. Sempre nel caso che si voglia credere all'uomo
fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
Con
tale ricerca voi vi mettete agli antipodi del comportamento generale.
E' come andare alle fondamenta del mondo e decidere se lasciarsi schiacciare
dal peso enorme che è tutto a voi contrario, oppure essere voi a ribaltare
il mondo. Questa è la gratuità, il tema più rivoluzionario che si possa
immaginare, al di la di ogni buon senso, di ogni ragionamento, di ogni
filosofia, di ogni politica e perfino di ogni religione. Non dico fede:
perché altro è la religione e altro è la fede.
Viviamo in un mondo mercificato, fondato sull'interesse. La stessa famiglia
è affidata a due elementi fondamentali: gli istinti e gli interessi. Gli
istinti, perché perfino l'animale domestico, quando partorisce, se viene
contrastato nel suo rapporto di maternità o di paternità diventa addirittura
violento. E così l'uomo, che potrà sentire tutto il dolore per i figli
abbandonati sulla terra, ma non piangerà e si commuoverà mai come davanti
al frutto delle proprie viscere. E' l'istinto materno, l'istinto paterno.
Poi il figlio cresce, adagio, adagio il padre e la madre si staccano e
alla fine degli istinti ne subentra un'altra, quella degli interessi.
Quando questi poi, non coincidono più, allora "amor di fratelli, amor
di coltelli". Nemmeno nella famiglia si trova quello che dovrebbe essere
il vero fondamento del rapporto umano: la gratuità.
Per questo, io non credo tanto nella famiglia del sangue, quanto nella
famiglia dello spirito. La "Santa Famiglia" moderna che sceglie un figlio
adottivo: ecco, quello è il figlio dello spirito. Ma la famiglia del sangue!
Io non ho mai visto dei fratelli in pace davanti alla divisione di un
eredità. E più l'eredità è consistente, più gli odii sono profondi. E
così per qualsiasi attività economica, finanziaria: che senso ha se non
è utile? Perché poi è anche stupido tenere aperta una ditta che non dia
utili!
Quindi, ognuno di noi, in qualche modo, vive per l'utile. Pare che sia
l'utile la ragione determinante di tutte le nostre azioni. "Farò questa
cosa se mi è utile". Io non sono qui a combattere gli istinti e a
dire: "Distruggiamoli!" No, in assoluto. Non voglio nemmeno fingere che
non vi debbano essere degli interessi in assoluto. Ma dico che dobbiamo
cercare di capire quale sia la loro importanza globale. Ad esempio, non
si fa politica, non si fa cultura, se non per ragioni competitive. Le
stesse religioni sono competitive. "Io penso che il mio Dio sia migliore
del tuo": perciò voglio i miei privilegi, la mia prevalenza. E c'è sempre
qualche cosa - ambizione, carriera procreazione - che poi è l'utile più
allargato, l'utile nelle sue varie forme: l'utile puramente economico,
o finanziario, o morale, o esistenziale. La gratuità è il valore più assente.
E invece, se vogliamo analizzare il fondo della vita, dell'amicizia, della
poesia, queste non si realizzano se non si è raggiunta la vera gratuità.
"Gli chiesero ancora: - Possiedi qualcos'altro oltre l'amore? Rispose:
Si; offese, colpe e peccati contro il mio amato. E nel tuo amato, c'è
perdono? Disse l'amante che nel suo Amato c'erano giustizia e misericordia;
per questo la sua dimora era fra il timore e la speranza perché la misericordia
lo obbligava a sperare e la giustizia a temere. L'Amato si allontanò dall'Amante.
L'Amante lo cercò coi suoi pensieri e domandava di lui tra gli uomini,
con linguaggio d'amore. L'Amante trovò il suo Amato disprezzato tra le
genti e gli disse che grande torto si faceva alla sua gloria. L'Amato
rispose che pativa torti perché gli mancavano servi e innamorati devoti.
L'Amante pianse e il suo dolore aumentò e l'Amato lo consolava, mostrandogli
la sua devozione, il suo volto, la sua magnificenza."
Ecco, è questo il finale più drammatico della vita, chiunque si metta
su questa strada la può verificare da sé. Nulla di più offensivo di una
madre o un padre che dicano ai figli: "Dopo tanti sacrifici che ho fatto
per te…!" Cosa vuol dire? Vuol dire che non era gratuito, che c'era amarezza
per aver fatto il sacrificio. Quasi un'inconscia sovrapposizione di interessi,
di egoismo. Solo Dio non si pente di aver fatto sacrifici, solo Dio è
la gratuità assoluta.
Una preghiera mistica, per dirvi la purezza di una donna araba nell'anno
800, dice: "Signore, se ti servo perché mi dai il paradiso, non darmi
il paradiso. Se ti servo perché ho paura dell'inferno, mandami all'inferno.
Ma se ti servo soltanto perché tu sei Dio, lasciami servirti." E' la gratuità.
Ma è rara e difficile!
Perfino nell'amore del genitore c'è sempre la possibilità dell'utilizzo
di quello che è stato donato. Nel culto, nella religione, in tutto quello
che facciamo, c'è sempre qualche cosa di non confessato, magari anche
a noi stessi, ed è proprio la mancanza di gratuità. La religione, ad esempio:
io non so se è religione per interesse. E così la preghiera. La gratuità
è uno specchio nel quale vedere e confrontare tutte le storture e le ambiguità
del nostro agire. Uno specchio spaventoso, che urla.
Facciamo
un ipotesi: supponiamo che per cent'anni voi stiate bene di salute, che
abbiate tutte le fortune e tutto quello che desiderate: amori, soldi,
benessere, tutto. Anzi, supponiamo che sia così per tutta l'Italia, per
cent'anni. Io mi domando: quanta sarebbe la gente che andrebbe in chiesa?
Cosa ci porta a praticare il culto? Sono gli interessi. Per questo io
non vorrei mai la messa di precetto. Se io fosso obbligato a celebrare
la messa, non lo farei mai. Celebro perché non sono obbligato. Infatti,
potrei non celebrare per tutta la vita: nessuno mi può obbligare. Non
c'è papa, ne sindaco, ne prefetto che possa obbligarmi a farlo. Io celebro
perché mi piace, celebro per un atto d'amore. Il concetto di "giorno di
precetto" che senso ha? Assomiglia ai "macchinisti precettati", ai "cobas
precettati" … vedete allora la falsità dei rapporti umani, dei rapporti
divini.
E' la gratuità il valore che ti mette a fuoco e che dice fino a che punto
sei sincero; il valore appunto che sta a fondamento della vita.
Vi parlerò di tre cose che per essere vere devono essere gratuite. Il
dono della vita, che è gratuito da parte di Dio e deve esserlo da parte
dei genitori. Se un figlio è stato messo al mondo per un calcolo - per
avere un sostegno nella vecchiaia, per avere qualcuno che pensi a noi
- allora quel figlio non è nato per amore, ma per interesse: la procreazione
per interesse. La vita è un dono assoluto, gratuito, e deve esserlo su
tutta la linea. Dio ti crea per il gusto di crearti; ha gioia perché tu
abbia a gioire di essere. Perfino il suicida, magari in modo diverso,
assurdo, desidera in fondo "essere": di avere un altro modo di vivere,
perché questo gli è insopportabile; è stato talmente sfortunato e infelice
che pone fine a tutto questo, per "essere" in altro modo. Perché anche
il suicidio è sempre un atto assurdo di speranza, e il desiderio di "essere"
non è negato neppure al suicida: tutti desiderano essere.
La vita è il dono che Dio ti fa per la gioia che tu esista. E non è Dio
che ha bisogno di te: infatti è lui che dona, anzi, non solo dona, ma
provvede, conserva… . E da parte sua è tutto gratuito! E' un atto d'amore,
la vita, un frutto, un segno dell'atto d'amore. E deve essere così anche
da parte dei genitori; ecco la vera procreazione: responsabile, voluta,
il segno del vero amore fra i due. E per essere segno dell'amore dev'essere
gratuito altrimenti è un fatto puramente fisiologico e sessuologico.
Solo con la gratuità ogni maternità ed ogni paternità diventano riflesso
della divina creatività di Dio Per cui i genitori saranno pronti a dare
la loro vita, come Dio la sua. Infatti Dio è "l'essere per gli altri".
Un genitore potrà dire: "…ma io che mi sono sempre sacrificato per te".
Invece Cristo dall'alto della croce dice: "Io ti ho liberato dall'Egitto,
io ti ho procreato, che cosa ho fatto di male?" Non viene a rinfacciare
il bene. "Che coso non ho fatto che avrei potuto fare?" Così deve essere
la gratuità dei genitori nel rispetto della vita che donano.
E poi, non è solo procreare. E' conservare la vita, nutrirla … ma non
solo: la gratuità deve essere la norma del tuo comportamento, perché anche
tu sei un dono vincente e devi perciò fare dono di te stesso. La gratuità
è la norma della perfezione.
Anche
l'amicizia, la pienezza dell'amore, è gratuità. Dio è amico dell'uomo.
La parola "amore" nell'uso e nell'abuso di tutto il linguaggio umano,
è carico di tanti equivoci: c'è l'amore eros, l'amore commisto fisiologicamente,
sessuologicamente; tant'è vero che il così facile confondere "fare all'amore"
con "essere amore". Tante ambiguità anche se la parola resta sempre vera.
Infatti è detto: "carissimi, amiamoci l'un l'altro perché l'amore è da
Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Colui che no ama non ha
conosciuto Dio: "Amiamoci l'un l'altro perché Dio abita in noi". I cuori
degli uomini non si fondono mai, se non è Dio a fonderli. Voi potete fare
gli accoppiamenti che volete, ma altro è fare all'amore e altro è essere
amore.
Data però l'ambiguità di cui è carica questa parola, usiamo la parola
"amicizia", l'ultima fase dell'amore. L'amico è ciò che di più gratuito
si possa immaginare. Se tu dici di essere amico e non fai altro che sfruttarmi,
allora non sei un mio amico. Se io mi dico tuo amico e ti strumentalizzo
ai miei fini, non sono tuo amico. L'amicizia non ammette calcoli, non
ammette rapporti fisiologici. Amico è colui che vuole il bene dell'amico,
che dona la propria vita per l'amico. L'amicizia è l'elemento più libero
e gratuito. "Io ti parlo così perché sono tuo amico; non ho interessi:
non sei mio figlio, non sei mio padre (ho paura per l'interesse dell'eredità),
non sono il tuo medico (ho piacere di farmi un nome), non sono il tuo
insegnante (perché magari ho l'orgoglio di…). Tu sei mio amico: "non ho
nessun interesse". Anche Cristo durante l'ultima cena dice: "…. Non vi
chiamo servi ma amici, perché a voi ho rivelato ogni segreto… "
Arrivare alla purezza di questi rapporti significa vivere l'amicizia.
Anche la chiesa, se fosse una chiesa di amici! … Il marito diventa vero
marito quando è primo amico di sua moglie: Allora rivelerà tutti i segreti.
E la moglie a sua volta, diventerà prima amica del marito e darà piena
fiducia, confidenza. E marito e moglie non si nasconderanno niente. E
i figli diventeranno i primi amici dei genitori, e i genitori dei figli.
Allora avviene il superamento degli interessi, del sangue, degli istinti;
allora genitori e figli diventano veramente nucleo famigliare che resiste
e non si scioglie, nemmeno quando vengono meno gli istinti e gli interessi.
Questo vuol dire percorrere il cammino della gratuità: mettersi davanti
a questo specchio per giudicare la validità di tutte le cose, per superare
le ambiguità, per arrivare allo stadio di pura libertà. Se mettete la
gratuità davanti a tutto, se ne fate il fine della vostra vita, non avrete
mai da piangere di fronte a nessuna delusione: "Ho ricevuto gratuitamente,
ho dato gratuitamente".
Ma c'è ancora un'altra cosa in ordine alla vita; è una pienezza di sentimenti
e di conoscenza, l'ultima fase della conoscenza: la poesia. La poesia
è la cosa più necessaria del mondo, senza poesia non si vive.
E'
uno stato di tutti: è proprio arrivare a cantare il massimo della bellezza
o il massimo dell'infelicità. "Che bello!" "Che gioia!" "Che pienezza!":
Oppure: "Che devastazione assoluta!" Quando tu arrivi al canto, allora
arrivi allo stato poetico. E' il cantare, che poi è la poesia, la creatività
assoluta, il momento fantastico di tutti i valori. Potrei dire tantissime
cose sulla poesia, come intuizione cosmica, come "intelletto d'amore"
dice Dante, conoscenza ultima del linguaggio.
C'è chi è in grado di esprimere quel momento di pienezza, e qualche altro,
come il Leopardi, che si ferma:
".. e mi sovvien l'eterno,/ e le morte stagioni e la presente/ e viva,
e il suon di lei: Così tra questa/ immensità s'annega il pensier mio:/
e il naufragar m'è dolce in questo mare."
Lo stato poetico è la cosa più gratuita dell'universo, ed è la cosa più
necessaria. Tanto necessaria, dicevo, che senza poesia non si vive. E'
come la grazia: tanto necessaria quanto gratuita. Ecco perché la poesia
non da pane. Tu non puoi imporre la poesia, non puoi fare il poeta su
commissione.
La poesia deve sgorgare naturalmente, dalla purezza: da sola e gratuitamente.
Ed è ancora la poesia che accomuna tutti i valori: voi non salvate la
vostra vita - nel senso esistenziale della parola - senza la poesia.
Un mio verso dice: "salvare queste morenti cose". E poui, senza la poesia
voi non affrontate neanche il dolore. La poesia trasfigura il dolore,
l'infelicità: "O graziosa luna, io mi rammento che, or volge l'anno sovra
questo colle io venia pien d'angoscia a rimirarti: e tu pendevi allor
su quella selva…" "Dolce e chiara è la notte e senza vento/ e quieta sovra
i tetti…" E' un momento gioioso, gaudioso, un momento di contemplazione
e di bellezza." Se volete sapere cosa tramandano le generazioni, dovete
sempre cercare la poesia: è la poesia che segna le svolte della storia.
Infatti, voi non dite: "Ai tempi di (chissà chi)", perché non sappiamo
nemmeno chi ci fosse in quel tempo. Direte: "Ai tempi di Omero". Non dite:
"Al tempo di Cesare", non sappiamo neppure quale Cesare, ma dite: "Al
tempo di Virgilio". Dite: "Al tempo di Dante." E' Omero che trasmette
i grandi valori, è Virgilio, è Dante: è la poesia.
Se volete sapere cosa trasmetteva la Resistenza, dovete vedere cosa si
cantava, cosa trasmetteva il popolo, dovete sentire la "Villotta", il
canto popolare. Perché è sempre il canto, la poesia che trasmette. Ciò
che è più gratuito diventa salvezza di tutti i valori.
E'
questa la gratuità che sta al fondo di tutte le manifestazioni
dello spirito ed è il punto da cui bisogna partire e ritornare per confrontarsi,
per trovare la propria dignità.
Voglio finire con il ricordo di una parabola russa che narra del Padreterno
che un giorno ha voluto fare una festa in Paradiso. Ha invitato tutte
le virtù: la prudenza, la temperanza, la giustizia e le altre. E tutte
più o meno, si salutavano, si riverivano, brindavano: una cosa gioiosa.
C'erano solo due virtù che stavano isolate, che, anzi, non si conoscevano
neanche.
Tutte parlavano, ma loro due, fra di loro, proprio non comunicavano. Il
Padreterno, vedendo che stavano lì , estranee, si sentiva a disagio. Decise
allora di prendere queste due virtù per mano per presentarle alle altre,
e per far si che non solo fossero in comunione con le altre, ma anche
fra di loro. "Per questo ho voluto questo incontro" diceva, "e quindi
permettete che ve le presenti." Erano la virtù della beneficenza e la
virtù della gratitudine che non si salutavano e non si conoscevano neanche!
Mai che la gratitudine corrisponda alla beneficenza e mai che la beneficenza
trovi la gratitudine. Perché sono tutte e due nell'equivoco, perché non
c'è al fondamento la vera radice da cui devono nascere: la gratuità.
E vi ringrazio, perché mi avete obbligato a pensare a queste cose.
Padre David Maria Turoldo

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